Nora Cocian.

Il fuoco dell'inganno.

Parte 2.

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Ciclo Mac Talbot Family 2.
2016 Nora Cocian.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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21. Sierra Leone.
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L'orologio esagonale sulla parete del bar, sopra lo scaffale dei liquori di marca, segnava le sette e trenta. Jack abbass lo sguardo sul bicchiere. Il locale a quell'ora era affollato ma per lui non faceva alcuna differenza. Preferiva di gran lunga perdersi nei suoi pensieri. L'intenzione era quella di tornare subito a casa, buttarsi sotto la doccia e lavare via, oltre al polverone innalzato dalle ruote della jeep, quella sensazione persistente e misteriosa che da un po' si era fatta spazio dentro di lui, impossibile da decifrare. All'inizio aveva attribuito quella stranezza alla stanchezza del viaggio. Per due giorni aveva esplorato la zona delle miniere nel distretto di Bo, a nord del paese, in cerca di informazioni e indizi utili per la sua ricerca seguendo le indicazioni che gli erano pervenute dalla lettera anonima recapitata al giornale. Non riusciva a credere alla fortuna che gli era capitata per le mani: entrare in possesso di prove importanti per la riapertura del caso dell'esplosione. Non era da sottovalutare e non vedeva l'ora di tornare al giornale e scrivere l'articolo. Era riuscito finalmente a dare un volto agli attentatori, mancava solo il resoconto della verit. Lo doveva alla popolazione del luogo e a se stesso. Aveva lottato a lungo, scontrandosi contro un muro di omert che avrebbe dovuto scoraggiarlo, ma grazie all'aiuto insperato di un anonimo era riuscito a svelare il mistero. Molte teste sarebbero cadute, ne era certo, e tutti quelli che avevano occultato le prove avrebbero pagato cara la loro negligenza e la leggerezza con cui avevano lasciato che scaltri speculatori stranieri entrassero nel

Paese e giocassero sporco con la vita dei lavoratori onesti.

Jack annu soddisfatto, ma il sorriso spar dalla sua faccia quando la mente lo riport indietro. Non aveva ancora capito cosa gli era successo poco prima di entrare in citt. Era ancora alla guida della jeep quando una fitta micidiale gli aveva lacerato la testa. Sebbene fosse trascorso del tempo, il ricordo gli impediva quasi di respirare.
Strinse le palpebre, come se cos facendo avrebbe evitato di rivivere quei momenti.
Tutto ci che desiderava era gridare o trovare una spiegazione che non lo facesse sentire pazzo o malato.

"Qualcosa non va?"

Jack sollev lo sguardo. Il barman lo stava fissando con apprensione. Era dunque cos evidente il suo stato? Cerc di sembrare il pi tranquillo possibile, ma pag caro lo sforzo. La smorfia che gli deturp la faccia, seminascosta dalla barba lunga, non pass inosservata.

"Sicuro di stare bene?"

"Certo. Non ho niente che non si possa curare con una buona dormita. Per il momento, per, preparamene un altro." Alz il bicchiere vuoto tentando di sorridere.
Tutto ci che voleva era estirpare dalla testa la lama acuminata che a quanto pareva non voleva lasciare il suo cervello. Una sbronza poteva fargli comodo. Peccato che dovesse guidare ancora per arrivare a casa. Conosceva comunque bene i suoi limiti e la polizia del luogo, perci era meglio limitarsi. Gi, forse... o forse no. Sperava solo di superare indenne un altro giorno e, se doveva morire, voleva essere consapevole della malattia che lo stava consumando.

I giorni delle indagini erano stati contraddistinti da emicranie feroci e improvvise che lo avevano lasciato privo di difese. Appena passato il dolore, per, era ci che sentiva e vedeva a renderlo perplesso e sconcertato. Si sent pervaso da un'ansia mai provata prima con il battito del cuore che accelerava e la mente che gli giocava brutti scherzi. Gli sembr di vedere frammenti d'immagini di cui non comprendeva il significato. Chi era quella donna dai capelli neri e lunghi sulle spalle e il ventre arrotondato che gli sorrideva agitando la mano? E quella in abito bianco con lo sguardo triste e incredulo? Quando poi i frammenti includevano oltre alle immagini anche le parole, allora s che c'era da diventare matti.

"Abbiamo finito qui. Grazie a tutti, siete stati splendidi. Ci vediamo domani.
Mi raccomando, cercate di riportare almeno la met della paga a casa o le vostre donne non avranno piet dei vostri poveri culi." La risata di tutti i lavoratori si un alla sua, cos come le pacche sulle spalle passate da uno all'altro.

"Giusto, padrone, hai ragione. E della tua donna, che ci dici? Quando tornerai
da lei come ti accoglier?"

Lo sguardo si addolc e il solo pensiero lo scald facendogli affrettare il passo verso l'uscita della miniera. "Caro mio, mi abbraccer con tanto slancio e mi scalder con il suo amore. La prossima volta che ci vedremo sar un uomo
sposato."

Le grida di gioia si propagarono infrangendosi contro le rocce per poi tornare indietro, amplificate dall'eco. "La prossima volta che ti vedremo, padrone, sarai talmente spompato da non poter neanche parlare. Portati il tuo socio, ne avrai bisogno per impartire ordini." Le risate divennero pi forti da risultare distorte e il

frastuono fu tale da coprire il boato che le segu. Si volt nel momento in cui il sole sembr trafiggergli gli occhi. La luce squarci l'oscurit della grotta e d'improvviso tutto mut per sempre...

Jack si morse la lingua per non urlare, come aveva fatto in auto prima di arrivare in citt, sudato e senza fiato. Che cazzo stava succedendo? Un delirio, non c'era altra spiegazione. E che voleva dire "sar un uomo sposato"?

Il pensiero corse alla donna con la quale conviveva da un anno. Da dove gli era venuta un'idea cos assurda? Jack ingoll in un sorso solo il contenuto del bicchiere appena riempito. Inoltre il viso della donna in abito bianco non assomigliava per niente a quella con la quale divideva le sue nottate, quindi tutto ci non aveva senso, a meno che non avesse contratto una malattia grave. Strinse con forza il bastone appoggiato vicino allo sgabello. Che stesse per morire? In tutta onest non gliene importava un cazzo. Prima o poi sarebbe passato in ospedale. Per il momento era meglio provare a stordirsi.

"Metti qui la bottiglia,  pi semplice per tutti e due." Batt il dito sul bancone, ma non guard il ragazzo che si affrett a soddisfarlo. A testa bassa, Jack ringrazi lasciando scivolare il denaro sul piano. Tra lui e la sua donna non si era mai accennato al matrimonio e, a pensarci bene, nessuno dei due aveva mai ventilato neanche l'idea di mettere radici in quel posto. Tra l'altro, sebbene ci abitasse da mesi, non lo aveva mai considerato suo. Sentiva di non appartenere a quella terra n di amare la femmina che gli stava accanto. Kayla gli serviva per scaldargli il letto e perdersi nel suo corpo bastava a fargli dimenticare il disagio che da qualche tempo lo attanagliava. Comunque vedeva la storia, Jack non aveva intenzione di vivere in quel

buco per sempre. Si lasci andare a un'imprecazione colorita prima di versarsi altro whiskey.

Un paio di occhi marroni e profondi lo stavano fissando da sopra la bottiglia.
Jack tent di metterli a fuoco: erano quelli di una donna di colore, ferma al lato opposto del bancone. Il sorriso che gli rivolse gli fece dimenticare tutti i problemi e quando la vide avvicinarsi, il predatore dormiente dentro di lui rugg prendendo il sopravvento. Jack la squadr, era un vero bocconcino dalle gambe lunghe e snelle e un corpo troppo coperto sotto un prendisole leggero color ocra. L'occhio rimbalz dal seno tondo e il collo lungo fino al viso.

"Chi si rivede", strascic le parole spostandosi sullo sgabello per guardarla meglio. L'aveva riconosciuta.

"Gi. Almeno stavolta non ti ho urtato."

Sorrisero ripensando al loro primo incontro avvenuto proprio in quel bar.

"Se accetti da bere dagli sconosciuti, ti offro un bicchiere di questo, ma non chiedermi di fare due chiacchiere. Non sono quel genere di uomo, non mi piace conversare con le donne." Jack agit la bottiglia che aveva davanti e fece cenno al barman di aggiungere un bicchiere.

La ragazza accett l'offerta prendendo posto accanto a lui. "E cosa ti piace fare con le donne?" Lo sguardo che gli scocc avrebbe potuto appiccare un incendio di proporzioni epiche. Jack, per, non era un novellino e, anche se non era rimasto del tutto immune dal fascino della ragazza, aveva resistito all'impulso di sbatterla sul bancone e fotterla davanti a tutti. Le sorrise, invece, e raccolse la provocazione. Che

aveva da perdere?

"Tutto ci che serve a fargli perdere la testa, gridare il mio nome e affermare che
sono il migliore."

La vide sollevare le sopracciglia incuriosita. Sorseggi il whiskey senza staccarle gli occhi di dosso. Nella sua mente era gi nuda. Lei lo cap.

"Sei sicuro del fatto tuo, vedo. Non metti in conto di fare fiasco almeno una volta?" Spudorata, lo stava sfidando. Doveva rispondere ma prefer fissarla in silenzio, e se sperava di metterla in imbarazzo per liberarsene, era fuori strada. Non ci mise molto a ricredersi, infatti. La ragazza rimase al suo posto, mise la mano nella borsa di pelle azzurra e quando la tir fuori gli mostr un preservativo che sventol trionfante sotto al suo naso. "Coraggio, fammi gridare." Si gir sui tacchi e ancheggiando ad arte scomparve dietro la porta del bagno.

Jack, sorpreso, non aspett molto a seguirla. La trov gi pronta con una gamba piegata su uno sgabello e la gonna sollevata. Non c'era tempo per l'immaginazione.
Ben fatto, piccola! "Mi piace chi ha le idee chiare", le sussurr braccandola con una mano stretta su un fianco che lei appoggiava sul lavandino. Le spost le mutandine e con un dito la sond. Era fradicia. Lei gli apr la cerniera e con la mano liber il membro gi pronto. "Vedi? Siamo molto simili." La donna accarezz l'asta dalla base alla punta provocandolo ancora di pi. Jack le agguant un seno e dopo averlo sollevato oltre il vestito, cattur il capezzolo con la bocca, stuzzicandolo fino a renderlo turgido.

"Dimmi almeno il tuo nome. Non ci siamo nemmeno presentati. Non vuoi sapere chi ti stai facendo?", gli chiese la ragazza con un filo di voce.

"Davvero ti va di parlare? Pensavo non volessimo perderci in chiacchiere."

Le rivolse un'occhiata interrogativa e per tutta risposta lei alz di pi la gamba avvinghiandola intorno al fianco, rendendogli cos pi facile l'entrata. Jack non aspettava altro. Posizion la punta inguainata del pene sulla sua vulva e le scivol dentro. Il pensiero di Kayla non lo sfior, se non per il tempo necessario a fargli capire ancora una volta che quella non era la donna giusta. Non era con lei che aveva deciso di passare la vita. Se fosse stato il contrario, non si sarebbe attardato ad affondare l'uccello tra le cosce di una sconosciuta ma sarebbe uscito dal bar, avrebbe preso la jeep e sarebbe tornato a casa.

Invece rimase a godersi la ragazza. Quando la impal, non ebbe rimorsi. Voleva solo scopare per sgombrare la mente da tutti gli incubi e gli strani pensieri degli ultimi giorni. Avrebbe pensato al resto dopo, ora voleva solo possedere quel caldo corpo e pompargli dentro come un forsennato.

Cominci a muoversi entrando e uscendo con forza. La ragazza si aggrapp gemendo alle sue spalle per sostenere al meglio gli assalti ma non gli chiese di smettere. Per come si erano messe le cose, Jack non aveva comunque alcuna intenzione di farlo. Non rifiutava mai una scopata occasionale e dal baccano provocato dalla donna, sapeva che la stava soddisfacendo. Da che aveva memoria, poteva giurare che nessuna si era mai lamentata delle sue prestazioni.

Il trillo del cellulare gli fece perdere il ritmo. Maledisse il mondo. Cazzo, l'interruzione non ci voleva proprio. "Cerca di non far rumore per un secondo, piccola. Mi sbrigo in un attimo e poi andiamo avanti."

Con la mano strapp il telefono dalla tasca della giacca, senza per fermarsi.

Non poteva non rispondere, era ancora in orario di lavoro e aspettava altre informazioni per l'articolo. La voce di John Killan, il direttore del giornale, lo deconcentr ancora di pi. Fu costretto a rallentare gli slanci, ma non usc.

"Darril." La sua risposta fu pi simile ad un grugnito, ma sul momento non se ne cur.

"Jack, quello che mi hai inviato  una vera bomba. Abbiamo ricevuto migliaia di telefonate. Si stanno facendo sotto, mio caro. Stavolta li hai presi per le palle. Non vedo l'ora di sapere il seguito." Rideva al telefono, il direttore, soddisfatto come un gatto davanti alla tana del topo. Jack aveva imparato a conoscerlo e se lo immaginava seduto alla scrivania ad accarezzare la foto della sua signora e sorridere con la bava alla bocca.

"Adesso abbiamo sbaragliato la concorrenza. Dovremmo rintracciare chi ci ha fatto il regalo." Jack si appoggi di fianco al lavandino, il dolore alla gamba cominciava farsi sentire di nuovo. Strinse i denti e dopo aver trovato la giusta angolazione, continu a spingere. La donna prov a gridare tutto il suo piacere, ma lui non glielo permise. Con la mano le tapp la bocca.

"A proposito,  arrivata un'altra busta indirizzata a te. L'aspettavi o  un altro
regalo da parte dell'ammiratore segreto?"

"L'aspettavo. Hanno fatto presto. Bene, potr concludere il servizio e domani ti spiegher tutto. Ora non posso, sono occupato. Ci sentiamo." Andava di fretta, aveva tutta l'intenzione di concludere quello che stava facendo; ma la voce del direttore lo blocc prima che riagganciasse.

"Non riattaccare! Non domani, ti aspetto tra un'ora. Dobbiamo parlare."

"Cazzo, John, dammi almeno il tempo di tornare a casa." La voce gli usc gracchiante pi del dovuto. Jack imprec mentre tossiva.

"Calma, sei in grado di far capire alla tua femmina che il lavoro viene prima di tutto. Promettile di portarla al mare domani, vedrai, ti sar riconoscente." La risata del direttore gli spense la replica piccante che aveva sulla punta della lingua. Scosse la testa e dette un altro colpo alla donna. Lo sforzo cominciava a farsi sentire.

"Va bene, ora per lasciami andare."

"Tra un'ora, non farmi aspettare. Ah, un'altra cosa. Qualcuno  venuto a cercarti in sede. Si  raccomandato di farti avere il suo numero di telefono. Mi ha detto che ha
bisogno di parlare con te."

Ora s che aveva catturato la sua attenzione. Jack usc di slancio dalla ragazza
non curandosi delle sue proteste. "Chi era?"

"Il nome non mi dice niente, ma lui ti conosce bene.  americano e ha tirato un sospiro di sollievo quando gli ho confermato che eri tu quello della foto che mi ha
mostrato."

"Aveva una mia foto?" Jack si sfil il preservativo gettandolo nel cestino sotto al lavandino imprecando pesantemente. Aggiust la camicia nei pantaloni prima di abbottonarli. Con tutti i nervi in allerta si guard intorno in cerca di qualcosa che non riusc a trovare. Poi individuato il porta tovagliette, prese tre foglietti e la penna dalla giacca.

"Dammi pure il numero di telefono." Lo scrisse e pieg il pezzo di carta prima di

seppellirlo in tasca. "Lo chiamo subito. Grazie, ci vediamo tra un'ora."

"Ehi, non vorrai andartene e lasciarmi cos!"

Jack si volt. Aveva dimenticato la ragazza. Lei era ancora appoggiata al lavandino nella stessa posizione in cui l'aveva mollata prima. La guard... Strano come in quel frangente la tipa dai seni sodi non gli sembrasse pi tanto appetibile.
"Scusa, tesoro, devo andare." Dal portafoglio prese due banconote di piccolo taglio e gliele offr. "Magari ci incontreremo un'altra volta."

...
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...
Kayla usc per strada. Aveva sentito il motore della jeep in lontananza ancor prima di vedere la macchina svoltare lungo il vialetto di casa e fermarsi come al solito davanti alla porta del garage. Il suo uomo era tornato. Dette l'ultima occhiata allo specchio: perfetta.
Sfoder il sorriso delle migliori occasioni pronta ad accoglierlo. "Come  andata
a nord? Trovato quello che cercavi?"
Gli and incontro ma prima di raggiungerlo aspett che lui scendesse dal mezzo.
Nonostante la zoppia, era davvero un uomo interessante. Lo vide avanzare trascinandosi dietro la gamba, visibilmente stanco ma irresistibile come sempre. Il riverbero delle lampade gli conferiva un'aria ancora pi misteriosa e selvaggia e il bagliore della luna rendeva il suo sguardo quasi letale. Sapeva di sbagliare, ma ogni volta che lo vedeva qualcosa le si scioglieva dentro, inumidendola tra le cosce.
Cazzo! Doveva ammetterlo, Roscoe era bello, ancora di pi vestito di lino chiaro,

tanto che le ricord uno degli eroi romantici dell'ultimo libro letto, "Il grande Gatsby", il suo preferito. Aveva fascino da vendere quell'uomo e lei non ne era immune.

Avanz di qualche passo prima di gettarglisi addosso per salutarlo. Nonostante fosse una donna alta, si sollev sulle punte per baciarlo. Roscoe ricambi con scarsa passione.

"Tutto bene come previsto. Tu? Ci sono forse novit?" Fece un passo indietro in attesa. Poi, visto che lui non rispondeva, continu. "Qui niente di nuovo. Solo lavoro, come sempre. Non vedevo l'ora che tornassi. Mi sei mancato." Kayla si avvicin di nuovo per abbracciarlo ma lui la scans. Aveva imparato qualcosa da quando vivevano insieme e cap al volo quale fosse il problema. L'odore che gli impregnava la giacca era un insopportabile, anonimo, profumo di donna. Maledizione! Come poteva farle questo? Non era gelosa e di certo non si poteva dire che la loro relazione fosse dettata dall'amore. Inoltre Kayla aveva accettato da un pezzo il modo di vivere del suo compagno. Quante volte le aveva spiegato che non voleva vincoli? A lei stava bene, in fondo non sarebbero restati insieme ancora a lungo. Aveva un piano da rispettare e pochissimo tempo a disposizione. Ad ogni modo, per il buon esito della missione, doveva continuare a recitare al meglio la parte della compagna indignata e risentita.

"Dove sei stato, Jack? Hai dimenticato la via di casa e l'hai chiesta a qualche
puttanella lungo la strada?"

"Niente discussioni, donna." Tagli corto Roscoe lasciando cadere la giacca sulla sedia a dondolo vicino al letto. "Sono talmente stanco che andrei a dormire,

invece devo tornare al lavoro. Killan mi vuole vedere subito. Sembra che l'articolo abbia smosso le montagne." Roscoe spar oltre la porta del bagno.

Credeva di lasciar cadere il discorso cos, senza una spiegazione? Illuso! Era lei che non aveva nessuna intenzione di mollare. "Credi di essere furbo? Mi propini la storia del lavoro per non rispondermi? Ti ho detto tante volte che non voglio che si chiacchieri in giro. Qui mi conoscono e non mi va che si dica che il mio uomo non
riesce a tenerselo nei pantaloni."

Roscoe si gir rivolgendole una guardo che la fece tremare. "Donna, lasciami stare. Non mi frega un beneamato cazzo del tuo paesino di merda. Vuoi vivere qui? Ti ho accontentata. Se gli altri azzardano pettegolezzi, rispondi pure la verit. Non mi
sembra che con me, di notte, tu dorma solamente."

Era come buttare benzina sul fuoco. Se avesse acceso un fiammifero, di quell'uomo non sarebbe rimasto nulla. Il fatto che lei non fumasse gli stava forse salvando la vita? Da come la vedeva, Roscoe le doveva molto. Kayla raccolse la camicia da terra; l'alone di rossetto spiccava sul colletto come un marchio.

"Almeno trovatene una di classe oppure fatti dare l'indirizzo, cos le mando
questa da pulire."

"Basta Kayla, ho fretta." Roscoe continu a spogliarsi senza aggiungere altro.
Tipico di lui, quando la discussione non gli aggradava, metteva il punto e andava avanti. Apr l'acqua della doccia e si prepar a entrare ma la mano sottile e forte di Kayla lo blocc e la voce con la quale gli si rivolse suon dura come pietra.

"Sai che non mi interessa sapere chi ti fai, ma potresti concedermi un minimo di

considerazione almeno.  solo grazie a me che sei qui, non dimenticarlo. Se non fossi arrivata in ospedale, chiss che fine avresti fatto. Non farmi pentire di averti salvato."

Con uno strattone si liber della presa ed entr nel box doccia. Kayla lo conosceva, sapeva che Roscoe odiava sentirsi in debito, eppure questa era la verit: grazie al suo intervento in ospedale, lui aveva di nuovo un'identit. "Poco importa se questa non  la tua." La donna strinse le labbra per celare il sorriso che le affior irriverente. L'importante era che lui non lo venisse mai a scoprire.

Un grido la distolse dai suoi diabolici pensieri. "Jack, ti senti male?" Apr il box e lo trov piegato in avanti con le mani schiacciate con forza contro le piastrelle della doccia.

"Oh mio dio, Jack, reggiti a me. Che diavolo ti sta succedendo?" Riusc ad afferrarlo e a sostenerlo, tenendolo da sotto le braccia. "Chiamo l'ospedale. Sei pallido, forse  meglio che il dottore ti visiti. Appoggiati a me. Ti porto in camera e
poi..."

Roscoe deglut la bestemmia riprendendo a respirare, prima con affanno, poi con calma. "Kayla, non dire stronzate. Devo solo prepararmi ed andare al giornale." Strinse le palpebre e lasci che l'acqua calda lo ritemprasse. Non c'era niente da fare, restava il solito testone. La vertigine non lo aveva affatto addolcito. Se prendeva una decisione, neanche la morte lo avrebbe convinto a rivedere i piani.

"Fai come vuoi."

In camera, Kayla raccolse la giacca dalla sedia a dondolo con un presentimento che poteva appartenere solo a una donna. Le dita si muovevano frenetiche sul tessuto

sicure di riuscire a recuperare un indizio ma con la speranza di non trovarlo. Era terribile e assai dozzinale il profumo femminile che impregnava l'indumento. Non riusc a fare a meno di storcere il naso. Quella troia gli si era avvinghiata addosso come un'erbaccia rampicante. "Contento lui!" Scosse la testa, iniziando a frugare nella tasca. Il foglietto di carta con il numero di telefono fu la prima cosa che trov.
Sulla carta era contrassegnata con la sigla del bar del quartiere che conosceva bene.
Sollev il biglietto con due dita come se fosse sporco e lo pos sulla cassettiera per aprirlo. Compose il numero e attese. Era sicuramente il biglietto di quella donna soddisfatta che voleva concordare un secondo round. Ora gliene avrebbe dette quattro e le avrebbe fatto passare la voglia di rubare gli uomini altrui. Al terzo squillo avvert l'aggancio della comunicazione. Trattenne il fiato.

"Jack Darril, chi parla?" Kayla sussult. L'attimo che perse prima di chiudersi la bocca con la mano le fu fatale, l'altro si accorse di lei.

"Pronto? Chi ?"

Maledizione.

"Mi scusi, credo di aver sbagliato numero. Buona serata." Si affrett a riagganciare. In preda al panico, Kayla gir su se stessa. "Non pu essere, non adesso." Lasci sul letto il cellulare di Jack sostituendolo con il suo che pesc dalla borsa. Le dita corsero sicure sui tasti e dopo poco qualcuno, dall'altro capo del filo, rispose.

"Sono io", sussurr allontanandosi il pi possibile dalla porta del bagno. Sentiva ancora lo scroscio della doccia, aveva tempo. "Abbiamo un problema, uno di quelli
grossi."

"Ti  scappato ancora o ha trovato qualcosa che non doveva nei suoi giri alla miniera?" La voce di Sean Logan le arriv sicura e autoritaria come sempre.

"Pare di s, ha il nome di chi quel giorno ha messo la bomba.  uscito sul giornale locale. Credo che tra poco non sarai cos baldanzoso nelle tue risposte." Il disprezzo e la paura si fusero nella sua bocca. Kayla cominciava a non sentirsi pi a suo agio a giocare una partita il cui esito non era tanto scontato. Era arrivato il momento di correre ai ripari.

"Maledizione! Quel gran figlio di puttana non demorde, ma fin quando  relegato l, non abbiamo niente di cui temere. Cerca solo di tenerlo occupato fino alla prossima settimana. Poi, quando torner Vincent, penser lui a farlo fuori."

"Non  solo quello."

"Cosa, allora? Parla, non ho tempo da perdere." Il tono di Logan non le piacque.
Kayla accartocci il foglietto che aveva trattenuto tra le dita. Pur nervosa, si affrett a concludere il discorso. La doccia non poteva durare in eterno.

"Non fare lo stupido, "senatore". Il problema deve essere risolto ora, non fra una settimana." Il silenzio proveniente dal bagno la indusse ad uscire dalla camera da letto e a correre fuori, nel cortile. "Jack Darril  qui e ha cercato di mettersi in

contatto con lui."

"Cazzo, questa non ci voleva. Ne sei sicura?"

"Aveva il suo numero di telefono in un pezzo di carta nella giacca. L'ho trovato e ho chiamato. Era Jack quello che mi ha risposto. Che facciamo?" La tensione la stava facendo sudare. Con mano tremante si sollev i capelli per lasciare che l'aria notturna

contribuisse a dare un po' di sollievo alla nuca accaldata.

"Non farli incontrare. Trova un modo, anche il pi drastico, pur di tenerli lontani.
Non posso cambiare il programma adesso."

"Non puoi? Che diavolo significa che non puoi? Forse ti  sfuggito un dettaglio, grand'uomo. Non ho una settimana per aspettare che i tuoi tirapiedi arrivino a sbrigare il lavoro sporco per te. La polizia ci metter poco a risalire ai mandanti della bomba e il tuo caro Vincent sar bello che fottuto. Io voglio salvarmi..." Kayla aveva perso completamente la calma mentre si allontanava di corsa sulla strada. Logan la zitt urlando pi di lei.

"Non farti venire una crisi isterica proprio ora. Ti ho detto di occuparti di Mac Talbot. Non devi farlo incontrare con Darril. Trova tu il modo, ma fallo. E ora torna dal tuo uomo e tienilo occupato fino a quando arriver il sicario."

Kayla trattenne il fiato. "Hai intenzione di ucciderlo?" Era quasi spaventata e la risata aspra di Logan non la tranquillizz.

"Non dirmi che ti sei innamorata! Fai quasi tenerezza... Stupida femmina, non ti pago per perdere la testa dietro quel balordo! Sapevi dall'inizio che fine avrebbe fatto, lui e la sua famiglia, quindi ora non cadere dalle nuvole."

Kayla reag come se fosse stata schiaffeggiata. Rugg tutto il suo disgusto in una parola sola. "Fanculo!" L'uomo rise ancora pi forte. Non rimase altro da fare che concordare il piano "B" e tornare in casa. Mancavano solo sette giorni, poi tutto sarebbe finito, finalmente.

22. Scozia, Blantyre.

"Ciao, Jim."

"Buongiorno, Miss Mac Talbot." Il capo cantiere si fece da parte per lasciarla

entrare.

"Interrompo qualcosa?" Gladys avanz a passo di marcia nell'ufficio dell'Amministratore Delegato.

"Abbiamo appena finito, non si preoccupi." Jim salut e si dilegu chiudendosi la porta alle spalle. Damian alz la mano invitando la sorella ad accomodarsi e torn ad occuparsi del suo interlocutore al telefono.

"S, Kaled, come ti ho gi anticipato posso confermarti che da domani mattina inizieranno i lavori. La notizia buona  che non abbiamo bisogno di aspettare la ricostruzione del nuovo padiglione per andare avanti.  ancora sotto sequestro per accertamenti, ma posso assicurarti che le altre sedi del cantiere sono attive. Tra tre mesi avrai quello che hai chiesto." Damian annu alla risposta compiaciuta del suo collega arabo e prima di concludere ringrazi per l'invito in Arabia Saudita nel giorno dell'inaugurazione. Con un lungo sospiro pos il telefono e si appoggi allo schienale della poltrona.

"E anche questa  andata!" Stropicciandosi gli occhi sollev le braccia per

distendere i muscoli della schiena.

"Sei un uomo dalle mille risorse. Da quanto sei arrivato?" Gladys alz lo sguardo dallo specchietto che stringeva in mano. Aveva appena finito di ritoccare il rossetto ed era passata ad analizzare se era il caso di intervenire o meno anche con l'ombretto. Il fratello conosceva a memoria quei gesti, comprendendone il significato.
Il modo in cui Gladys scrutava il suo riflesso, spostando da un lato e dall'altro il mento leggermente sollevato, picchiettandosi sullo zigomo destro, aveva solo una spiegazione: era nervosa. Intuendo quale fosse la ragione e la domanda che la sorella non gli avrebbe mai posto, la anticip fornendo la risposta. Non era quella che si sarebbe aspettata, ovvio, ma per il momento era l'unica che c'era e doveva bastarle.

"No, non gliel'ho detto."

"Oh no, Dam. Perch? Eravamo d'accordo che saresti tornato solo dopo averle parlato di Roscoe." Gladys poggi le mani affusolate e fresche di manicure sul piano della scrivania, sporgendosi in avanti.

Damian lasci il suo posto, non sopportava che la sorella si fidasse poco del suo giudizio. In altre occasioni ci avrebbe bevuto su per prepararsi al meglio alla filippica in arrivo, ma una volta davanti al mobile bar, si limit ad osservare il perfetto ordine delle bottiglie e dei bicchieri e la lucentezza della parete a specchio contro cui erano appoggiati. Era stanco del viaggio e per non aver dormito per tutta la notte precedente. Gli bast concentrarsi sull'azzurro del vetro che aveva davanti per ricordare lo sguardo bramoso di Alex e il tocco bollente delle sue mani.

"Questo tatuaggio  un'opera d'arte e ti si addice."

"Davvero? Rappresenta il simbolo della mia ribellione all'ordine costituito dei Mac Talbot, un modo per ribadire la mia assoluta indipendenza dalle regole e dai pregiudizi del cazzo." Il brivido che stava provando gli procur una dolorosa erezione, la terza da quando Alex lo aveva portato a casa sua.

"Una specie di coming out, insomma." Alex cominci a baciarlo lungo tutto il contorno del disegno. Damian non resse a lungo. Volt la testa e questo bast.

La loro era stata un'intesa perfetta. Il ricordo delle gambe statuarie, delle braccia forti che si toccavano, delle lingue che bruciavano sulla pelle, delle bocche che si assaporavano, dei fianchi che pompavano e della pelle che scottava travolta dal piacere, gli procur un brivido e un gemito sonoro gli sfugg dalle labbra.

"Merda!" Si era reso conto troppo tardi dell'errore. Da sopra la spalla not la perplessit dipinta sul volto della sorella. Gladys lo stava scrutando con tanta intensit da fargli temere di potergli entrare in testa e scoprire i suoi segreti. Prese la bottiglia di Jim Beam Black e riemp due bicchieri. Con calma, sperando di non apparire frastornato, si avvicin alla scrivania. Se pensava di aver messo fuori strada Sherlock Holmes, allora voleva dire che la scopata favolosa e inaspettata con Alex lo aveva rincoglionito pi del lecito. Pensava forse di cavarsela con un brindisi? Povero illuso! Gladys alz il dito indagatore puntandoglielo contro.

Brutto segno!

"Che cosa mi nascondi, Dam?" Eccola l, l'aveva beccato come un tordo.
Doveva correre in fretta ai ripari.

"Niente, sorellina. Sono solo stanco e comincio a sentire il peso del viaggio e

delle preoccupazioni. Lascia i panni del detective al tuo uomo e torniamo a parlare di Chiara, vuoi?" Il silenzio che ottenne in risposta gli sembr un buon auspicio, forse l'aveva convinta, ma il fatto di averci impiegato poco tempo lo tenne in allerta. Non era il caso di rilassarsi. E infatti, eccolo l, il movimento lento dei muscoli labiali: Gladys tese le labbra e sollev un sopracciglio. Damian era nei guai. Cazzo, quando individuava una pista, quella donna era peggio di un rottweiler.

"Se sei arrivato in ufficio direttamente dall'aeroporto, vuol dire che non hai ancora visto Brian, quindi..." Gli occhi di Gladys si allargarono al punto che, se fosse stato possibile, sarebbero schizzati via dalle orbite. Damian abbass la testa sul petto, ormai vinto.

"Oh mio Dio! Chi ? Hai incontrato qualcuno a Roma?  per questo che non hai avuto tempo per mettere al corrente Chiara che Roscoe  ancora vivo? Dam, dimmelo!" La luce che le illuminava lo sguardo la rese pi simile al conte Dracula che ad una donna curiosa. Damian non aveva scampo, avrebbe potuto aprire la porta e andarsene o fingere un malessere, ma era consapevole che nulla avrebbe distolto la sorella dallo scoprire la sua folle scappatella. Non rimaneva che offrirle il polso e lasciarsi prosciugare. Non doveva sentirsi in colpa. In fondo, quale peccato aveva mai commesso? Clicc il tasto d'avvio del PC pi per distrarsi che per necessit.
Ormai aveva deciso, avrebbe svelato il mistero. Ma proprio quando stava per aprir bocca, il trillo veloce della posta elettronica ritard la confessione, richiamando la sua attenzione. La mail di Jack, appena arrivata, releg in secondo piano ci che stava per dire. La lesse e rimase sbalordito.

"Gladys, presto, vieni a vedere." Spost di lato lo schermo quel tanto che bast

alla sorella per rendersi conto di cosa si trattasse. Si scambiarono una rapida occhiata appena capirono di avere davanti l'articolo sull'esplosione nella miniera in cui era andato disperso Roscoe. Era stato appena pubblicato su un giornale di Freetown e la firma del pezzo portava il nome di Jack Darril.

"Che diavolo vuol dire?" Gladys si avvicin allo schermo e lesse tutto senza capire, ma arrivata alla fine intu la verit. Si port la mano alla bocca, incredula.
"Lo ha scritto lui."

Damian scorse velocemente a sua volta, giungendo alla stessa sorprendente conclusione. "Qui viene riportato tutto." Indic lo schermo; non c'era bisogno di nominare il fratello, la percezione di trovarsi di fronte ad un miracolo era troppo forte per rimanere freddi. Inoltre si evinceva la sensazione che le parole fossero state scritte da qualcuno che aveva vissuto quella terribile e spaventosa esperienza in prima persona. Damian alz la testa e si accorse che Gladys aveva le lacrime agli occhi. Non pot fare altro che allargare le braccia e confortarla.

"Me la pagher, giuro, per tutte le lacrime che sto versando e quelle che trattengo." Nonostante l'emozione, la donna si sforz di mantenere il suo consueto aplomb, riuscendoci a mala pena. Damian la tenne stretta per tutto il tempo del suo sfogo. Alla fine le porse il fazzoletto e prima di lasciarla, le dette un bacio sulla fronte.

" tutto cos strano, non riesco a credere che nostro fratello non ricordi pi chi sia. Da quello che leggo qui, sembra per che la memoria stia tornando."

"Non ancora." Gladys usc dal bagno, rinfrancata. "Nell'ultima telefonata, Jack mi ha informato su quanto gli ha riferito il dottore. Certo, non vede l'ora di

accertarsene di persona, ma da ci che mi ha anticipato, teme che Ros si trovi in pericolo. Ha avuto questa amara certezza da fonti che non ha voluto rivelare. Dice che  arrivata l'ora di portarlo via da l, e al pi presto."

L'orrore dipinto sul volto della sorella lo fece riflettere. In che guaio si era cacciato suo fratello? Chi poteva volere la sua morte? Era probabile che dopo un articolo del genere, anche i pi alti gradi delle autorit del Paese sarebbero stati coinvolti. La situazione per lui non sarebbe stata pi tanto sicura. S, Jack aveva ragione: Roscoe doveva rientrare in patria.

"Quando lo incontrer?"

"Ha lasciato il suo numero al giornale. Se entro domani non avr ancora notizie, torner di nuovo a cercarlo. Ma perch non l'hai detto a Chiara? Ha il diritto quasi
pi di noi di conoscere la verit."

Sua sorella aveva ragione. Nel poco tempo vissuto insieme, Damian aveva visto la cognata rinascere e ricominciare a vivere con serenit. Da poco, infatti, il dolce sorriso di Chiara era tornato ad illuminare il suo viso e se per questo doveva ringraziare Saverio, poteva accettarlo, anche se non completamente. Per quanto gli sembrasse gentile e molto vicino a lei, Damian non riusciva a considerare la loro una relazione vera. C'era qualcosa nello sguardo dell'uomo che non lo convinceva, ma forse il suo era solo un discorso di parte. Se Chiara voleva un uomo al suo fianco, questi doveva essere solo Roscoe. L'importante era trovarlo, rendersi conto delle sue attuali condizioni e riportarlo a casa.

"Voglio parlare con Jack prima e assicurarmi che Roscoe non corra pericolo. Al momento opportuno Chiara sapr e capir, non preoccuparti." Damian armeggi con il

cellulare. Gladys apr l'agenda di pelle nera vicina al telefono, proprio alla pagina in cui risaltava, sottolineato da tre linee rosse, il numero di Jack. I due Mac Talbot erano fatti cos, non servivano molte parole per comprendersi. Damian le sorrise e compose il numero. La voce metallica della segreteria annunci che il telefono del cliente poteva essere spento.

"Al diavolo! Ci prover di nuovo pi tardi e poi lo raggiunger in Africa. Andr a prendere nostro fratello. Non ha pi ragione di stare lontano da noi." Il tacito consenso di Gladys e l'ampio sorriso che gli rivolse, gli fecero capire che quella era la decisione giusta.

Damian ordin alla sua segretaria di organizzare il volo con il jet privato. "Che sia pronto a partire in qualsiasi momento, mi raccomando. Fa che il concetto sia ben chiaro alla torre di controllo." Poi il cellulare squill. "Cazzo, Brian..."

Gladys prese la Birkin con s e si avvi alla porta. Il ghigno sornione dipinto sulla faccia non prometteva nulla di buono e Damian temette che sua sorella tornasse a bomba con il discorso iniziale. Stremato, abbandon la testa tra le mani. La donna come al solito, lo stup.

"In bocca al lupo, fratellino. Per quanto mi piacerebbe ascoltare come te la caverai a spiegare la tua scappatella, ritengo tu abbia bisogno di rimanere solo per concentrarti. Non sar facile confessare il tuo peccato. Buona fortuna, Dam, ne avrai
bisogno."

Sent la porta chiudersi e il cellulare continuare a squillare. Era meglio prendere il toro per le corna subito e concludere una storia che da troppo tempo si trascinava.
Cos rispose pi per ordinare che per ascoltare. Anticip qualsiasi domanda, infatti,

con un laconico "A tra poco, ci vediamo al castello." Aveva preso la sua decisione.

...
.
...
"Come sta Chiara? Mi manca e penso sia cos per tutti qui. Pensa che al pub
persino John l'altra sera l'ha menzionata."
"Davvero? Mi auguro che il suo non sia stato un pensiero sconcio. Odio sporcarmi le mani di sangue." La battuta gli sfugg senza pensarci, anche se, a guardarlo bene, Damian non sembrava divertirsi. Al contrario, da quando era rientrato a casa, un'ansia tremenda lo aveva assalito, tanto da farlo comportare in modo insopportabile nei confronti della giovane Dorothy. La cameriera era colpevole soltanto di averlo avvertito dell'arrivo di Brian. La poverina non meritava un ringhio come risposta; non poteva certo immaginare che il suo intervento avesse interrotto il quarto tentativo di mettersi in contatto con Jack Darril in Africa. A nulla valsero le sue scuse e le rassicurazioni, la giovane era avvampata a tal punto per il disagio che se non fosse corsa via subito, di lei sarebbero rimaste solo le ceneri sul pavimento.
Che bella giornata! E ancora non si era conclusa.
Damian indirizz lo sguardo verso Brian: il suo volto bello e virile e quelle labbra carnose, incorniciate dal pizzetto chiaro, costituivano per lui una succulenta sfida che voleva a tutti i costi perdere, ma al contempo, rappresentavano il suo cruccio maggiore. Troppe nuvole nere si erano addensate nel loro cielo, un tempo sereno e perfetto. Troppi segreti e tradimenti li stavano allontanando. Era arrivato il

momento di confessare il suo peccato, glielo doveva, e dopo aver fissato a lungo quegli occhi di ghiaccio bollente Damian non pot pi evitarlo.

"Brian, dobbiamo parlare. Non  possibile andare avanti cos."

"Aspetta, prima di proseguire, lascia che ti spieghi." Damian cerc invano di continuare ma Brian non aveva intenzione di lasciarlo fare. "Ti ho gi ripetuto mille volte che fra me e Connie non c' pi stato niente dopo quella sera. Non puoi farmi pagare in eterno un momento di debolezza. Sono stato uno stronzo, va bene, ma ora sono disposto a tutto pur di tornare insieme a te." Con le spalle afflosciate e la testa china, Brian cercava il suo perdono. E lui, cosa aspettava a darglielo? Conosceva gi tutta la storia, voleva credergli quando diceva che gli sarebbe stato fedele d'ora in avanti, eppure per Damian la loro relazione non era pi cos semplice. Oh, lo amava, ma c'era qualcosa che lo distraeva, pi di una ad essere sinceri. Lasci che l'altro concludesse la sua arringa pensando alle parole giuste da usare per non ferirlo.

"... sai com' fatta lei,  generosa e quando mi ha visto in chiara difficolt, si  offerta per tirarmi su il morale. Con Connie  facile parlare, lo sai bene. Se ne sta seduta ad ascoltarti senza giudicare. Sa che amo qualcuno ma non immagina che sia tu, e lo rispetta." Brian colm la distanza tra loro. Da vicino era ancora pi difficile non notare quanto il suo viso fosse contrito e stupendo allo stesso tempo. "Muoio dalla voglia di baciarti, Dam, non ho chiuso occhio la notte scorsa per pensare a quando ti avrei rivisto. E stamani, appena sveglio, ero talmente duro che mi  bastato sfiorarmi.
Sono venuto urlando il tuo nome. Cazzo, che altro devo fare per riavere la tua
attenzione?"

Era troppo. Damian, con una mano dietro la nuca, l'attir a s e senza chiedere

permesso lo baci come se da quel contatto dipendesse la sua vita. Il suo sapore sulla lingua bast a far s che il corpo si risvegliasse e la mente smettesse di opporsi. Lo aveva desiderato da una vita ed ora non voleva perderlo, tanto che la presa al collo divent ferrea. Con il corpo schiacciato contro quello di Brian, Damian gli dimostr di essere pronto e quanto lo desiderasse. Le mani si mossero veloci sulle camicie.
Una volta aperte, lasciarono intravvedere i corpi perfetti e madidi di sudore. Damian si ritrov contro il letto con la patta sbottonata e la bocca di Brian che gli alitava calda sul membro.

"Lasciami fare, Dam. Non posso aspettare ancora." La preghiera accorata di Brian lo rese ancora pi duro, tanto da non poter rispondere se non con lo sguardo.
Quando la bocca vorace dell'amico si apr sulla punta del glande, nascondendola alla vista, gemette cos forte da sentire il proprio battito pulsargli in gola. Gli poggi la mano sulla testa inducendolo a continuare e a prenderlo fino in fondo, spinse i fianchi in avanti assecondando il movimento. Non voleva altro, solo perdersi in quel mare di piacere che Brian poteva assicurargli. Ma non solo lui.

Quel pensiero lo gel e del meraviglioso stato di benessere non rest che un vago ricordo. Era come precipitare da una rupe senza la possibilit di incontrare un appiglio. Damian mise a fuoco il compagno che ignaro continuava a lavorarselo. Non poteva permetterlo. Lo spinse per le spalle, obbligandolo a indietreggiare. Brian socchiuse le palpebre, lo sconcerto sul suo volto fu palese e lo colp come un pugno allo stomaco.

"Non mandarmi via, Dam. Ho voglia di sentirti e di scoparti. Tu no?"

Cosa poteva rispondergli? Cap che con il suo silenzio lo stava ferendo ancora di

pi. "Damian, che succede?"

"Ti ho tradito." Il silenzio tra loro divent opprimente.

"Come...?"

La confessione sembr risucchiare tutta l'aria nella stanza. All'improvviso respirare sembr per entrambi un'impresa titanica. Per quanto Damian avesse potuto immaginare quel momento, la realt fu molto pi dolorosa. E di gran lunga meno soddisfacente. Perch non sentiva neanche un pizzico di appagamento nell'umiliarlo?
Perch la sola sensazione che provava era vergogna per se stesso?

"Va bene, me lo sono meritato..." La carta della disinvoltura non fu giocata da Brian nella giusta maniera. La tensione delle spalle e i pugni stretti tradirono ci che stava provando e quando si alz dal letto e si volt di spalle, fu chiaro quanto si sentisse umiliato.

"No, non l'ho fatto per ferirti o per ripicca. Semplicemente ho voluto provare a
stare con un uomo che mi  piaciuto da subito."

Brain si copr il volto con le mani. "Col cazzo!" La reazione, pur se prevedibile, arriv improvvisa. "Se non avessi cominciato io, tu ti saresti ben guardato dal fare una puttanata simile. Non  da te la meschinit, quindi ora non venirmi a dire che non pensavi di ferirmi. Ti senti meglio?  stato bello scopare con lui?" Lo sguardo furente era un laser che lo affond mandando in frantumi tutta la sua risolutezza.

Damian si sedette, doveva dirgli tutto. "Non  cos che intendevo portare avanti la nostra relazione. Quando abbiamo iniziato, non avrei mai pensato di arrivare a
tanto. Non volevo farti soffrire..."

"Ah, questa s che bella! E allora perch me lo stai dicendo? L'ignoranza in questi casi aiuta a vivere meglio, non ci hai pensato?"

Sarebbe bastata una parola, ribadirgli che era lui l'uomo che desiderava da una vita, per placare gli animi. Eppure Damian non lo fece. Si limit a fissare quel corpo teso allo spasimo, sudato e perfetto, desiderando con ogni fibra del suo essere di farlo suo. Che verme! In piena tragedia era quello il suo pensiero? Come era diventato cos cinico? Sput un'imprecazione disprezzandosi fino in fondo.

"Non mi rispondi? Non hai neanche il coraggio di guardarmi in faccia. Damian,
cazzo, parlami!"

"Vuoi sapere, se mi  piaciuto? S, s... ma non  questo il punto."

Brian mosse la testa nella sua direzione. "Ah, no?"

"No. Voglio stare con te ma  difficile dimenticare chi sei." Damian alz la mano, non voleva essere interrotto, non ora che si era deciso ad andare fino in fondo. "Non provare a negarlo, lo sappiamo tutti e due quanto sei attratto dalle donne." Il colpo arriv a segno e Brian dimentic di respirare per un po', ma cazzo, era quello il momento di mettere le carte in tavola.

"Ho bisogno di certezze che tu non sei in grado di darmi. Devo credere che sarai mio e non temere di dividerti con una donna in qualsiasi momento. Chiedo solo
questo."

"Dammi una possibilit, Dam. Nell'anno in cui siamo stati insieme non ho avuto scappatelle fino a dieci giorni fa. Riconosco il mio errore. Non succeder pi." Brian gli si sedette accanto in cerca di conforto. Damian chiuse gli occhi e inspir quel suo

dolce profumo muschiato, l'aroma forte e maschio della sua pelle, e perse ogni remora. Basta con le chiacchiere e le promesse; fanculo le improbabili assicurazioni e le sconcertanti rivelazioni. L'unica certezza che aveva al momento era la brama di fondersi con quel corpo che non aveva pi voglia di tenere a distanza. Il suo sguardo fu esplicito e il messaggio fu captato da Brian che rispose passando ai fatti. Damian si ritrov supino sul materasso in balia dell'altro che cominci a baciarlo lungo il collo.
Sibil tra i denti quando lo sent alternare baci a morsi lungo il torace fino ad arrivare ai capezzoli che tortur con i denti.

"Mio Dio,  questo che desidero, non lo capisci? Voglio solo te." Damian era sincero. Lo spost prima di capitolare, anche lui voleva sentirlo e gustarlo. "No, voltati e lascia che anche io ti baci." Brian non si oppose, si lasci guidare nella posizione voluta. Fu un attimo e tutti e due s'impossessarono l'uno del membro dell'altro. Insieme sussultarono sotto i colpi reciproci delle lingue e dei denti. Le bocche avide si mossero veloci seguendo lo stesso ritmo, legati dal medesimo desiderio e dalla voglia di appartenersi. Mai come allora l'intesa risult perfetta. Due corpi fusi in un solo intento: perdersi l'uno nell'altro. Quando Brian aument il ritmo succhiandolo avidamente, il suo membro fremette al limite della sopportazione.
Damian aveva bisogno di venire ma ancora di pi voleva sentire Brian dentro di s. A malincuore si stacc da lui.

"Ti voglio." Fu il grido disperato che l'altro raccolse senza farlo aspettare.

Brian si volt in un istante, spostandosi su un fianco. Gli sollev la gamba sinistra, la pi vicina, e con il dito prepar l'entrata. Damian si mosse per accoglierlo e sospir, appagato, quando lo sent scivolargli dentro. Gir la testa ad osservare il

suo compagno. Lo vide imperioso e sicuro muoversi alle sue spalle. Am quel viso contratto per lo sforzo, gli occhi brillanti per l'eccitazione e le labbra dischiuse per la passione. Era il suo uomo, l'unico e il solo che avrebbe mai voluto.

Brian aument il ritmo ansimando, con una mano gli strinse un fianco e con l'altra gli afferr l'uccello. "Sei solo mio." Stava marcando il territorio.

Damian strinse le palpebre, ormai perso. Non poteva chiedere di meglio. La mente si offusc e il corpo avvamp come un tizzone ardente. I colpi diventarono frenetici, i nervi crepitarono e i muscoli si tesero fino allo spasmo per poi sciogliersi in un orgasmo travolgente. Gridarono insieme crollando l'uno sull'altro, sudati e sconvolti.

"Non puoi lasciarmi" la voce di Brian era quasi una supplica.

"Non posso averti" gli fece eco Damian. E il loro mondo croll.

...
.
...
Italia
"Monsieur Logan, che succede? Mi chiami nel cuore della notte senza neanche un
saluto?"

"C' un cambio di programma, Vincent. Non sono il tipo da convenevoli." La voce di Sean Logan risult pi alta e sgradevole del dovuto. Le ultime notizie ricevute da Kayla non erano quelle che aspettava. In pi mancava troppo poco alla resa dei conti e un qualsiasi mutamento nell'organizzazione, a quel punto, sarebbe risultato un intoppo insormontabile. Antonio lo aveva tirato gi dal letto; la notizia che

dall'Africa stava rimbalzando in tutte le redazioni giornalistiche mondiali non lasciava spazio a troppi pensieri. Bisognava correre ai ripari. Le accuse di favoreggiamento degli uomini del governo e le loro confessioni non gli avrebbero dato scampo. Ci sarebbe voluto davvero poco a risalire ai nomi dei veri mandanti della strage e il suo, alla fine, sarebbe apparso luminoso come il pi grande diamante del mondo. Poteva dire addio al piano di vendetta organizzato per mesi fin nei minimi particolari. Non lo poteva permettere.

"Preparati, domani hai un volo prenotato per Freetown. Devi concludere la missione, ora." L'ordine rimbomb preciso al telefono.

"Di nuovo? Sono appena tornato. Che  successo?"

"Il socio di Mac Talbot ha scoperto che Roscoe  vivo e si sta avvicinando a lui.
Devi intervenire."

"Moi? Non era compito di Kayla?"

"Avrebbe dovuto, ma purtroppo si sta innamorando, la puttana." Logan pronunci la frase con disgusto e la risata irriverente dell'interlocutore acu ancora di pi la sua rabbia. Prese il bicchiere dal tavolo e lo scaravent a terra. "Lo trovi divertente?"

"Pensavo solo che le donne sono fatte cos, hanno il cuore tenero. Ecco perch
non mi diverto con loro."

"A proposito, che mi dici del tuo lavoro?"

"Il bocconcino scozzese  molto prelibato, mon ami. Direi quasi tenero al punto giusto." Il sospiro alla fine della frase lo mand fuori di testa.

"Evita di raccontarmi le tue performance sessuali, stronzo. Ti ho assoldato per

farlo fuori, non per fottertelo. A che punto sei?" Logan non ne poteva pi. Se avesse avuto davanti quell'arrogante francese del cazzo, gli avrebbe ficcato la bottiglia che ora stringeva tra le mani, su per il culo. Chiss se l'avrebbe gradita. Solo cos, magari, l'idiota avrebbe smesso di ridacchiare. Antonio si preoccup di togliergliela dalle mani prima di raccoglierla in mille pezzi insieme al bicchiere.

"Calma monsieur, tutto andr come previsto, ma se devo partire, mi occuper del
biondino al mio ritorno."

"Sar meglio per te, francese." Logan chiuse la chiamata imprecando. Tir un lungo sospiro e apr la finestra. Il chiarore dell'alba cominciava ad espandersi per tutta la valle, entro poco della notte non sarebbe rimasto che un mero ricordo, al contrario dei Mac Talbot. Di loro, nessuno avrebbe pi parlato.

23. Sierra Leone.

"Amore, so che sembra incredibile, ma  la verit. Roscoe  vivo."

Il volto di Lorna cominci a perdere il colorito abituale. Le palpebre si mossero veloci come ali di farfalle impazzite, le labbra dischiuse tremarono indecise e a Jack parve ancora pi bella. Adorava il viso dolce e magro di Lorna, la sua donna. Gli occhi scuri sembravano ancora pi luminosi per il trucco perfetto e il naso era piccolo ma proporzionato. Gli zigomi alti, tornati come un tempo grazie ai molti interventi chirurgici subiti dopo l'incidente di un anno prima, e le labbra ben disegnate e socchiuse in quell'espressione incredula, che la facevano apparire pi simile ad una bambina che ad una donna adulta, rappresentavano il suo piccolo tesoro ed erano tutto quello che aveva sperato di rivedere quel giorno.

Jack e Lorna si conoscevano da tempo, entrambi impiegati della Mac Talbot Diamonds, avevano trascorso l'ultimo anno e mezzo gomito a gomito. Tornato dalla Scozia dopo il mancato matrimonio di Roscoe e Chiara, Jack aveva aiutato il socio a prendersi cura della segretaria incinta e del suo bambino. Roscoe, peraltro, non le aveva fatto mancare nulla durante il periodo della gravidanza, ma i continui viaggi oltre oceano e la situazione sentimentale con Chiara avevano reso Jack il suo angelo custode. Roscoe gli aveva raccomandato di starle vicino in sua assenza e cos Jack e Lorna avevano cominciato a frequentarsi con assiduit. L'amicizia, sempre pi

profonda, ben presto si era tramutata in amore. Da allora erano diventati inseparabili e, ottenuta la benedizione di Roscoe, erano andati a vivere insieme.

"Virgem Maria, Che mi stai dicendo? E lui come sta, gli hai parlato?" Lorna aveva gli occhi lucidi e la voce le si incrin. Trattenne a stento un singulto. "Tu sabes che cosa significa esto para mim? Oh santa... Roscoe ..." Trov difficolt a continuare ma i tentativi di resistere fallirono, cos si lasci andare ad un pianto sommesso. Jack in quel momento sent di amarla ancora di pi.

"Amore, c' una cosa che devi sapere. Purtroppo Roscoe non ricorda nulla di quello che gli  successo e sta usando il mio nome. Non so bene il perch, ma lui si fa
chiamare Jack Darril."

Lorna socchiuse gli occhi. "Come? E perch?"

"Non lo so. Pensa che lavora presso un giornale locale, come me anni fa.  un
mistero ma ho tutta l'intenzione di scoprirlo."

"Se c' uno in grado di farlo, quello sei solo tu." La fiducia della sua donna lo riemp di orgoglio. Non pot fare a meno di sorriderle. "O qu, querido? Esta  a
verdade, no ?"

"Forse hai ragione. Aspetto che Roscoe mi chiami oggi, altrimenti lo andr a
scovare io."

Jack era rimasto sveglio quasi tutta la notte in attesa della sua telefonata. Ma fino a quel momento il telefono era rimasto muto. Temeva di non essere stato preso sul serio dal direttore del giornale, eppure si era tanto raccomandato e inoltre non aveva dovuto sforzarsi a sembrare preoccupato. Lo era davvero.

"Chiama tu, allora. Claro que Roscoe est envolvido com os artigos para o jornal. Ripensa a quando eri tu un giornalista; di sicuro non ti passava por la cabea di sprecare il tempo in conversazioni telefoniche con persone che non conoscevi. Se dici che lui non ricorda nada, ser assim, no existem outras explicaes."

Jack annu, sapeva che Lorna aveva colpito nel segno, non poteva essere diversamente. "Va bene, lo faccio subito dopo averti salutato. Dio, quanto mi
manchi!"

Lorna si tocc la ciocca sulla spalla destra come faceva sempre. Era il suo modo di apparire disinvolta a tutti i costi. Strinse le labbra scuotendo la testa prima di illuminare lo schermo del PC con un ampio sorriso, di quelli che scaldavano il cuore.

"Torna presto, querido. Eu sinto falta de voc tambm. Mi manchi anche tu." La linea si interruppe e Jack sospir felice. Prese il cellulare e controll che fosse acceso. Lo era ma nessuno lo aveva cercato. Decise allora di chiamare il giornale senza aspettare oltre: il suo sesto senso gli suggeriva di muoversi in fretta. Trascorse dieci minuti in attesa, sballottato dal centralino al primo reporter, dalla segretaria del direttore fino a Killan in persona. Nel frattempo ebbe modo di riflettere su quanto avesse in comune con una pallina da tennis.

"Mr. Andrews, che piacere!"

"Buonasera Mr. Killan. Ha per caso fatto recapitare al signor Darril il mio messaggio?" Jack tagli corto con i convenevoli, ma si sforz di apparire tranquillo per non indisporre il direttore.

"S certo, ho parlato personalmente con Jack. Non l'ha ancora chiamata?"

"Non starei qui a chiederglielo, altrimenti." Il mugugno all'altro capo lo indusse a continuare. "Sa per caso dove posso trovarlo? Mi piacerebbe davvero tanto salutarlo. Poi, ho letto l'ultimo articolo che non ha fatto altro che aumentare la mia
curiosit.  un elemento valido il suo reporter."

"Lo pu dire forte!" rispose il direttore con orgoglio. Jack volle azzardare.

"Pensavo fosse tornato in sede. Mi dica quando posso passare..."

"Jack  qui ora. Aspetti che sento se pu dedicarle qualche minuto."

Killan sbrait ordini a qualcuno che poco dopo usc di gran carriera; Jack sent una porta sbattere. Si avvicin alla finestra. Non si era accorto fino a quel momento che stesse piovendo. Rimase ad osservare le gocce sbattere con forza e rimbalzare sulla strada e la mente vol indietro nel tempo.

Posso chiamarti Jack, vero? Gli articoli sui diamanti sono interessanti.
Raccontami di pi, sono curioso." Roscoe lo scrutava con lo sguardo pi scuro e ipnotizzante che avesse mai incontrato, seduto dietro la sua impressionante scrivania. In effetti chiamarla cos era piuttosto riduttivo. Jack osserv il tavolo al centro della stanza e si ritrov a pensare a una portaaerei con tanto di torre di controllo e di antenna satellitare. Con Roscoe si erano sentiti al telefono un paio di volte e avevano concordato un appuntamento. Ci era voluta tutta la pazienza e la bravura del tassista per arrivare in orario. Manhattan quel giorno era stata presa di mira da una pioggia torrenziale. Gli era bastato attraversare il marciapiede e raggiungere la porta a vetri immacolata delle industrie Mac Talbot per ritrovarsi zuppo fino al midollo. Incontro bagnato...

"Certo,  il mio nome. Se sei d'accordo potresti seguirmi nel prossimo viaggio in Africa. Non puoi immaginare quante pietre luminose riempiano il sottosuolo laggi. Guarda, questa  la pianta delle zone migliori. Potresti sfruttarle con poco.
Certo, dovrai essere convincente con il governo locale e non solo, se sai cosa intendo, e io sono disposto a darti una mano. Conosco molti personaggi influenti.
Baster il tuo oro verde per ungerli, -strofin il pollice al medio e all'indice della mano destra per rendere meglio l'idea del denaro -e le porte del paradiso si apriranno lasciandoti libero il passaggio. Allora, ci stai?"

Roscoe lo fiss in silenzio per un'eternit. Con il mento appoggiato sulle mani si prese del tempo per valutare la proposta. Poteva capirlo, non era semplice neanche per un giovane imprenditore rampante e pieno di soldi mettere in gioco alla cieca una fetta della propria fortuna. Alz la testa e in un tempo che sembr dilatato, lasci la scrivania, la aggir e gli strinse la mano con tanta foga da farlo barcollare. Rideva come un ragazzino quando gli comunic la sua risposta.

"Cazzo, Jack, sei di sicuro il miglior predicatore che abbia mai conosciuto, e non sto parlando di preti. Ci puoi giurare che ti seguir. Anzi, far molto di pi." Torn al tavolo e chiam la sua segretaria. "Lorna, prepara una bozza di contratto e chiama i legali. L'azienda si allarga e io ho trovato un socio."

Jack spalanc gli occhi incredulo. "Che cosa...?"

"Dovresti intraprendere la carriera politica, pensaci. Ci vogliono soldi e io ti sto offrendo l'opportunit di raccimolarne tanti. Benvenuto a bordo. Siediti,
abbiamo molto di cui parlare."

"Darril, chi mi cerca?" Una voce stentorea e brusca riport Jack al presente.

Cazzo, sembrava proprio quella di Roscoe. Una specie di groppo gli ostru la gola.
Era Roscoe. Temendo che l'emozione potesse tradirlo, fece appello a tutta la freddezza che possedeva, stringendo forte gli occhi e pizzicando la radice del naso.
Mentire sarebbe stato pi facile a occhi chiusi.

"Salve, mi chiamo John Andrews e ho letto il suo ultimo articolo. Mi ha incuriosito molto, mi creda, e mi piacerebbe potermi congratulare con lei di persona."

Dall'altra parte segu un breve silenzio sospettoso e Jack temette per un istante di essersi giocato male la sua unica occasione. Forse l'emozione lo aveva tradito.

"Non se la prenda a male ma non ho quel tipo di inclinazione, comunque la ringrazio. Scherzi a parte, sono troppo occupato e non credo di avere il tempo per un
t con amici. Sar per un'altra volta. La saluto."

S, era proprio la voce di Roscoe. Jack sent il cuore sfondargli il petto e la testa girare come su un Luna Park. Lo aveva trovato, dopo dodici lunghi mesi ci stava parlando. La speranza di poterlo riabbracciare lo scosse al punto da lasciarlo senza parole. Solo che lo stava perdendo di nuovo. Doveva darsi una svegliata e impedire all'altro di concludere la telefonata. Chiam a raccolta le proprie forze e lo blocc prima che fosse tardi.

"Aspetti!" Parl con tanta veemenza da rimare senza fiato.

"Che c'?"

"Posso darle delle notizie che le interessano, mi creda." Silenzio dall'altra parte.
Jack sollev l'angolo della bocca accennando ad un sorriso, era sicuro di averlo preso all'amo. "I suoi articoli saranno ancora pi precisi, glielo garantisco."

Breve silenzio.

"Mr. Andrews, ci vediamo tra un'ora al bar in piazza. Mi trover seduto al secondo tavolo sulla destra appena dopo la porta." Il "tuuu" successivo sanc la fine della discussione. Ce l'aveva fatta! Jack si mosse come scosso da una scarica improvvisa, prese la volo la giacca e usc dalla camera d'albergo ridendo come un fanciullo.

...
.
...
"Aspettami qui. Preferisco camminare." Jack liquid Abdul e scese dalla Jeep; se non lo avesse fatto subito, avrebbe rischiato di scoppiare come un seme di mais nel forno a microonde. Vol sul marciapiede ma la marea dei passanti e la pioggia battente lo costrinsero a rallentare la corsa. Lungo il tragitto si domand come sarebbe stato dopo cos tanto tempo. Roscoe lo avrebbe riconosciuto? Avrebbe fatto differenza? No di certo. Era deciso a ritrovare l'amico, al resto ci avrebbe pensato in seguito. Il bar era in fondo alla piazza e Jack attravers la strada correndo. Alz lo sguardo e qualcosa lo accec. Due fari improvvisamente troppo vicini. Lo stridio dei freni arrest la sua corsa e il colpo fu inevitabile. Il dolore si propag a macchia d'olio per tutto il corpo. "Wal 29...". La mente si spense su quel pensiero.
...
.
...
Gli occhi si aprirono di colpo e il malessere al fianco ritorn. Un'immagine gli si fiss nel cervello, brillante come un'insegna al neon lampeggiante.
"Dove... dove sono? Devo andare, non posso rimanere qui..." Jack cerco di

tirarsi su a sedere tirandosi dietro un tubo che aveva attaccato al braccio.

"Stia calmo Mr. Darril, si trova in ospedale. Ha subito un incidente stradale. Non
ricorda niente?"

Jack mise a fuoco il viso del medico che lo stava auscultando. "Ospedale?" Il ricordo dei fari dell'auto sembr accecarlo di nuovo. Chiuse gli occhi sospirando.

"Cazzo! Da quanto tempo sono qui?" Sperava che la sua inconscienza non avesse rovinato i piani di quella notte. Se avesse perso l'occasione di incontrare Roscoe, non se lo sarebbe mai perdonato. Ma come ci era arrivato in ospedale? Volt la testa.
Abdul sedeva poco distante e in un momento gli fu accanto.

"Padrone, mi hai fatto temere il peggio. Come ti senti?" Buon vecchio Abdul, sembrava invecchiato di dieci anni.

"Sto bene. Da quanto sono qui?"

Abdul guard l'orolgio appeso alla parete in fondo al corridio. "Due ore e
mezza."

Merda! Jack si afflosci sul lettino come un sacco vuoto. L'aveva perso di nuovo, oppure no? Alz la mano e strinse la manica della camicia. L'amico fu costretto ad abbassarsi per non ritrovarsi con la stoffa strappata lungo il braccio.

"Aiutami ad uscire. Devo andare in quel bar, ora." Jack tent di mettere gi le gambe, ma una mano forte lo tenne al suo posto.

"Cosa crede di fare?" Il medico si aggiust gli occhiali sul naso.

"Non posso restare qui. Fatemi firmare i moduli per la dimissione. Non potete tenermi contro la mia volont." Il braccio di ferro che Jack aveva tutta l'aria di

intraprendere era appena all'inizio. Non sarebbe rimasto l per nessuna ragione al mondo, peccato che il solerte dottorino non fosse dello stesso parere.

"Mi spiace contraddirla ma non potr uscire prima di domani. Ha subito un trauma e per questo la terr in osservazione tutta la notte."

A nulla valsero le sue ragioni; Jack non riusc a convincere il medico che per tutta risposta minacci di legarlo al letto. Abdul propose di telefonare lui stesso al giornale. Se Roscoe fosse tornato a lavoro, di sicuro avrebbe potuto parlargli e fissare un nuovo appuntamento. Era la soluzione meno disastrosa. L'entusiasmo, per, evapor presto come acqua sul fuoco quando dalla sede gli fu risposto che Roscoe non era tornato al giornale. Cazzo! No, non poteva essere cos sfortunato!

"Sai niente di quel coglione che mi ha falciato? Si  fermato almeno?" Jack non riusciva a darsi pace e il mal di testa non accennava a diminuire.

"Purtroppo no. Chiunque ci sia stato alla guida del SUV che l'ha investita, 
scappato senza problemi."

"Hai detto SUV?"

Un velo si apr nella mente di Jack. "Era nero il SUV?" Abdul annu.

"Wal 29-347. Questa deve essere la targa. Presto chiama il vigilantes all'entrata.
Ho una denuncia da fare."

...
.
...
"Mr. Darril, prego da questa parte." L'agente lo scort nella stanza del capitano di polizia. Jack aveva lasciato l'ospedale il giorno prima dopo aver superato la notte

senza conseguenze e a quarantotto ore dalla denuncia era stato convocato al distretto.
Varc la soglia dell'ufficio del capitano e si avvicin alla sedia. Prese posto accanto a un uomo dai capelli neri raccolti in un codino stretto sulla nuca e la barba. Sulle gambe aveva un cappello bianco e un bastone dal manico in argento era poggiato al suo fianco, vicino al piano del tavolo. Quando incroci il suo sguardo, il tempo sembr fermarsi. Jack dovette sedersi per non rovinare a terra, tanto fu forte la sorpresa di ritrovarsi di fronte l'amico redivivo. Nonostante il cambiamento nell'aspetto, non gli fu difficile constatare che l'uomo che stava guardando fosse davvero Roscoe. A mala pena si trattenne dal gridare, non aveva nessuna intenzione di rovinare la seconda opportunit che il destino pareva avergli concesso. Gli occhi di Roscoe erano freddi. Non l'aveva riconosciuto.

"Converrete con me quanto sia strano trovarsi di fronte a due persone con lo stesso nome. Se non lo vedessi personalmente, direi che qualcosa non quadra. Chi di voi  capace di fornire una spiegazione sensata?" Il capitano di polizia li osserv senza tradire alcuna emozione. La sua faccia sembrava una maschera di cera. Roscoe fu il primo a parlare.

"Non so che dire. L'unica spiegazione che mi viene in mente  che al mondo esistono gli omonimi e io ho trovato il mio qui." Nel vederlo alzare le spalle, quasi divertito, Jack riconobbe una delle sue tipiche espressioni. Era lui. Poteva aver perso la memoria ma di sicuro il carattere era sempre lo stesso, strafottente e irriverente.
Cazzo, gli era mancato molto!

"Non mi avr convocato in centrale per una cosa del genere! Pensavo avesse trovato il responsabile dell'incidente." Jack convogli l'attenzione altrove

allontanandolo dal discorso sull'identit che avrebbe portato solo grane. Meglio non rischiare. La risposta del capitano per poco non rese vano il suo tentativo.

"Mr. Darril, ce l'ha accanto.  lui il responsabile del suo incidente." Jack non poteva crederci. Si volt di scatto nel momento in cui Roscoe si alz appoggiandosi con forza alla scrivania. La sua reazione fu tale che dovettero intervenire i due agenti presenti nella stanza per fermarlo e intimargli di rimettersi a sedere.

"Le ho gi detto che in quel momento ero seduto al bar. Controlli il mio alibi
prima di accusarmi!"

"Le conviene rimanere calmo, Mr. Darril o la far arrestare. Abbiamo controllato e ha ragione, ma la macchina appartiene a lei. Forse qualcuno l'ha rubata?"

Roscoe borbott un'imprecazione a denti stretti. Quando era tornato a casa quella sera, aveva visto il SUV parcheggiato davanti casa. Il poliziotto and avanti. Era chiaro che non avesse alcuna intenzione di cedere.

"Ma c' una denuncia e io non posso far altro che trattenerla..."

"La ritiro. Non  sucesso niente di male e io sono integro e posso ritenermi fortunato. Non ci sono accuse, per me il caso  chiuso." Jack pens bene di concludere alla svelta e nel miglior modo possibile. Ci che gli premeva era poter rimanere solo con Roscoe e parlargli. Con i fogli firmati in mano, al capitano non rest altro che congedare i due uomini. Meglio cos, pi lontani stavano dalla polizia locale, meno guai avrebbero incontrato.

Una volta fuori dal commissariato, Roscoe gli rivolse un cenno spicciolo di ringraziamento e stavolta tocc a Jack invitarlo al bar per un caff.

"Ora che siamo lontani da orecchie indiscrete, spiegami il perch hai usato il mio nome e cosa vuoi da me." Roscoe non si preoccup di nascondere la propria arroganza e, se la cosa non fosse piaciuta, pazienza. Non dovevano per forza diventare tutti amici. Jack per non rispose. Al contrario, gli pose a sua volta una domanda tanto precisa quanto strana.

"Conosci un certo Roscoe Mac Talbot?"

"Il nome non mi  nuovo. Qui  un eroe."

Jack ci rirpov. "Che ne diresti se ti dicessi che sei tu Roscoe Mac Talbot?"

"Direi che ti sei bevuto il cervello e che sei un pazzo." Il fatto che rimanesse seduto invece di alzarsi e andarsene, lo stava preoccupando. Nessuno gli vietava di mandare quel poveraccio a fanculo e lasciare che continuasse da solo con le sue assurde farneticazioni. Eppure l'espressione disperata di quell'uomo era autentica.
Bast questo a farlo tergiversare.

"Tu non ricordi nulla? Neanche che io e te siamo soci da qualche anno e che tu non nasci certo come giornalista? Quello ero io quando ci siamo conosciuti. Inceve sei un importante imprenditore, uno dei migliori nel settore dei diamanti."

"Ora stai farneticando, amico. Di cosa cazzo parli?" Roscoe pens di aver fatto male a rimanere. Imprenditore, lui? Nah, impossibile.

Jack cominci a raccontare la storia dall'inizio, gli parl della Mac Talbot Diamonds, della famiglia in Scozia e di Chiara. Ma tutto ci che ottenne dopo mezz'ora di colloquio fu lo sguardo incredulo di un uomo che ormai lo aveva catalogato come pazzo, non pericoloso forse, ma del tutto fuori di cervello.

"Tu sei folle e io sto perdendo tempo. Ho un lavoro che mi aspetta. Ci vediamo amico." Roscoe fece per alzarsi, stavolta davvero infastidito.

"Non mi credi, eh? Eppure tutto quello che ti ho raccontato  la pura verit. So dove abiti e conosco bene la donna con la quale convivi, Kayla Labaan, e lei conosce me." Jack richiam l'attenzione della cameriera e pag il conto. Roscoe continuava a fissarlo in silenzio.

"Eri dunque tu l'uomo che mi cercava e questo  il tuo numero... ma un attimo, dove cazzo  finito?" Roscoe svuot le tasche della giacca senza trovare il foglietto.
"L'avr perso." Ricord Kayla con la giacca in mano voltarsi di scatto, sorpresa, prima di consegnargliela. Che fosse stata lei a sottrarlo? Che motivo avrebbe avuto?
Il dubbio di essere al centro di una macchinazione si fece strada nella sua mente e le parole del suo omonimo non sembrarono pi tanto folli. Prese il bastone per uscire dal locale.

"Hai una macchina, Jack? O John, o chiunque tu sia."

"Una jeep, parcheggiata qui fuori, perch?" Jack si affrett a seguirlo. Roscoe non rispose ma prese il cellulare e chiam Kayla. Voleva delle risposte precise e le voleva subito.

...
.
...
Kayla era in pieno shock, per pochi secondi dimentic di respirare. Ferma all'angolo della strada di fronte al posto di polizia aveva tenuto d'occhio Roscoe fin quando era sparito all'interno del palazzo. Non pensava certo di vederlo uscire dopo

mezz'ora in compagnia di una sua vecchia conoscenza, Jack Darril. Maledizione, quell'uomo non gli sarebbe mai dovuto arrivare cos vicino Dove aveva la testa?
Come era potuto succedere? Cercare una spiegazione le procur una vera e propria crisi di panico. Dal cassetto del cruscotto tir fuori un sacchetto di carta. Non aveva mai capito come ci fosse finito l e quale fosse la sua funzione, beh almeno fino a quel momento. Lo avvicin alla bocca e si concentr a ritrovare la giusta respirazione, gonfiandolo. Una volta calmatasi, torn a guardare in strada. Gli uomini pi belli con cui aveva avuto la fortuna di provare meravigliosi orgasmi, entrarono nella caffetteria. Tir un sospiro di sollievo, altri dieci metri e se li sarebbe trovati accanto.
Scampato il pericolo, rimase comunque ben nascosta in auto; ci mancava solo che venisse scoperta e riconosciuta dal suo ex.

"Concentrati, Kayla! Non avrai fatto tanta strada per perderti come una mocciosa davanti alla prima difficolt! Facile a dirsi. Dimentichi un particolare molto importante: Logan e la sua dannata voglia di vendicarsi. Ti appenderebbe ad un albero per i piedi e ti lascerebbe alla merc delle fiere, piuttosto che correre in tuo aiuto...
Porca troia!"

Che bello! Ora si era messa a parlare da sola. La situazione era alquanto grave.
Per come la vedeva, il problema andava oltre le sue possibilit e non poteva essere risolto senza un colpo di fortuna o un aiuto esterno. La sola idea le procur un brivido e il suo corpo cominci a tremare pi di una foglia sotto il vento di novembre.

"Che gli sia tornata la memoria? No, non pu essere." Kayla fece mente locale.
Ricord di essersi documentata a fondo sull'argomento. Prima di presentarsi in ospedale e reclamare quell'uomo come suo, aveva letto numerosi articoli scientifici,

poteva consderarsi un'esperta in materia. Sapeva bene che il periodo di amnesia variava a seconda dei casi e non tutti si concludevano con un esito positivo. Il processo inverso, alle volte, dipendeva dalla reazione del soggetto di fronte alle sollecitazioni. I ricordi e il contatto con le persone care esercitavano di solito un forte impatto sulla mente dello smemorato e nella maggior parte dei casi, qualora non fosse sopraggiunto un impedimento medico di altra natura, avebbero facilitato la guarigione.
Non era questa la ragione forse per cui Kayla si era preoccupata di tenere Roscoe lontano il pi possibile dalla citt e dalle persone che lo conoscevano? Fino a quel momento era andato tutto bene, ma l'arrivo non previsto di Jack aveva complicato il suo lavoro.

"Pensa, Kayla. Coraggio!" Doveva trovare una soluzione e al pi presto per giunta. Persa nei meandri della sua mente, non si accorse che il cellulare stava squillando. Era Roscoe.

"Dove sei stata l'altra sera con la mia auto?" le chiese a bruciapelo.

Lei si volt, temeva di trovarselo di fronte, invece lo vide uscire dal bar con Jack alle sue spalle. Guard l'ora, erano trascorsi gi quindici minuti. Merda!

"Perch?" Che altro poteva rispondergli? Trattenne il fiato continuando ad osservarli.

"Non fare giochetti con me, Kayla. Ti ho fatto una domanda, rispondi cazzo!" Roscoe sapeva qualcosa.

"Non capisco la domanda. Sai che ogni tanto uso la macchina. Perch me lo chiedi?" La tensione della voce era difficile da mascherare ma doveva pur sempre

provarci. "Piuttosto, tu dove sei?"

"Lo vuoi proprio sapere? Ti accontento. Sono appena uscito dal distretto dove mi hanno accusato di aver travolto un uomo in pieno centro." La collera di Roscoe sembrava acquistare consistenza e corpo anche attraverso il telefono. Non le lasci il tempo di replicare. "Sai cosa penso? Che ci fossi tu alla guida della mia macchina e sei scappata dopo aver scoperto che qualcuno voleva incontrarmi."

"Come se non sapessi delle tue scappatelle. Che diavolo blateri? Perch dovrei investire qualcuno?" Kayla cerc di prendere tempo. Doveva pensare, pensare...

"Perch conoscevi chi voleva vedermi. Ma ne parleremo a casa. Ti porter un ospite, un tuo caro amico. Tra mezz'ora. Fatti trovare, e stavolta mi dirai cosa
nascondi."

Cazzo! Voleva portare Jack a casa? No, no, no e ancora no!

Mise in moto, e facendo inversione sgomm verso il mare. Sarebbe tornata a casa s, ma per preparare tutta la sua roba e sparire. Non c'era altro da fare.

24. Africa, Sierra Leone.

"Dove stiamo andando?" Abdul continuava a fissare il volto dell'uomo che occupava il sedile del passeggero davanti a lui. "Per fortuna ha chiuso la bocca", pens Jack ormai tranquillizzatosi. Aveva temuto di dover fare una sosta in ospedale perch il suo amico stava rischiando un infarto e in quel caso lo avrebbe avuto per sempre sulla coscienza. Ma che diamine gli era saltato in mente? Aveva aperto lo sportello della Jeep senza pensare. "Bel lavoro, amico, davvero."

Quando Abdul riconobbe chi stava salendo, boccheggi e Jack temette il peggio.
Per fortuna il ragazzo si riprese sfoderando un enorme sorriso per accogliere il redivivo.

"Padron Roscoe! Oh mio Dio! Sei proprio tu!", aveva gridato e subito dopo aveva cominciato a tremare e a balbettare come se la temperatura in zona fosse scesa ben oltre i quattro gradi sotto lo zero.

"E questo idiota chi ? Un altro esaltato che presume di conoscermi?" La reazione rabbiosa di Roscoe mise termine alle discussioni. Batt con forza la punta del bastone sulla caviglia del ragazzo e prese posto in macchina appena ebbe libero il passaggio. Povero Abdul! Continuava a fissarlo con un'espressione beata in faccia come se si trovasse ai piedi del Redentore.

"Coraggio, monta. Abbiamo fretta!" Se non lo avesse spinto in macchina, Abdul

non si sarebbe mosso neanche con le cannonate. S, era davvero in adorazione.

"Che cazzo fa l fuori?  forse scemo? Metti in moto questa dannata macchina!" Il ringhio improvviso di Roscoe riusc a scuotere il ragazzo che salt con agilit oltre lo sportello sul sedile posteriore. Jack lo vide atterrare in tutta fretta, ma il sorriso radioso stampato sulla faccia ancora persisteva. Neanche i tentativi di Roscoe di apparire pi scontroso del solito riuscirono a spegnerlo. La felicit provata doveva essere immensa, Jack lo capiva perch stava vivendo la stessa sensazione. Lo guard con tenerezza e il pensiero del loro primo incontro riemerse in quel momento. Erano appena arrivati, lui e il suo socio, quando conobbero un timido ragazzino, allora tutto pelle e ossa, che si aggirava nei dintorni dell'albergo in cui alloggiavano. Appena li vide uscire dalla porta a vetri girevole e svoltare l'angolo per raggiungere la loro Jeep, si era precipitato proponendosi come autista. Era senza fiato. Gli altri lo avevano guardato quasi con disgusto: vestito di bianco, o almeno era quello il colore che s'intravvedeva sulla maglia, ricoperta da una coltre spessa di polvere. Roscoe lo aveva squadrato da capo a piedi e quando era tornato a fissarlo negli occhi, lui, per nulla in soggezione, si era lasciato andare ad una risata innocente. Roscoe lo aveva guardato sollevando le sopracciglia e con un solo cenno della testa aveva reso pubblica la sentenza.

"Coraggio, sei assunto." Aveva intuito le sue potenzialit. Peccato per che, a distanza di anni, la sua guida non si era ancora perfezionata, Jack lo sapeva bene perci non gli dispiacque sedersi al posto di guida.

"Che diavolo succede ora?" Roscoe indic davanti a s.

Sulla strada, posto di traverso, era fermo un autocarro. La cosa a Jack risult

subito sospetta. Rallent per tempo, sapeva come comportarsi e inoltre, conoscendo chi stava per incontrare, non voleva in nessun modo suscitare nervosismi inutili con un comportamento avventato .

"Amici! Non ci resta che ascoltarli senza dar loro motivo di incazzarsi. Hanno il grilletto facile e preferiscono schiacciarlo piuttosto che sprecare fiato."

"Stai scherzando, vero? Te la fai con i guerriglieri? Quei tipi laggi sono pericolosi e io non ho voglia di morire perch non hai le palle per andartene. Volta
questa cazzo di macchina e torniamo indietro."

Jack non lo ascolt continuando ad avanzare. Roscoe prese il cellulare.

"Che cosa credi di fare?" gli sbrait contro.

"Mi salvo il culo. Chiamo la polizia. Se tu e il tuo amico volete morire, accomodatevi pure ma io passo." Roscoe era deciso. Jack imprec ma schiacci il piede sull'acceleratore. Continuare a parlare non sarebbe servito a nulla se non a perdere minuti preziosi. Non era saggio sfidare i soldati di Jasir. Un simile comportamento li avrebbe portati a reagire pesantemente. Allora s che non avrebbero avuto scampo! Ma doveva esserci dell'altro, altrimenti perch quattro di loro, armati di tutto punto, si erano presi la briga di sbarrargli la strada? C'era una sola spiegazione possibile: pericolo imminente.

"Frena, maledizione! Vuoi farci uccidere?" Roscoe allung le mani sul volante riuscendo a sterzare. Jack fren, non c'era altro da fare, per non finire nella scarpata.
Quando la polvere densa rese possibile di nuovo la visuale, ci che temeva si stava consumando davanti ai suoi occhi: i soldati, con tanto di kalashnikov puntati in avanti,

si stavano avvicinando. Non c'era da scherzare.

"Porca puttana! Metti in moto e andiamocene, svelto!"

"Chiudi quella cazzo di bocca ora e lascia che parli io, intesi?" Il tono rude di Jack and a segno. Roscoe lo guard interdetto e per quanto volesse sputargli contro la sua rabbia, riusc a trattenersi. I muscoli del volto guizzarono svelti e la bocca si tese tanto che Jack credette di aver sentito lo scricchiolio dei denti stretti tra loro.
Roscoe si limit ad annuire una volta e poi guard la mano che Abdul gli aveva poggiato sulla spalla. Bast questo a tenerlo calmo. Bravo ragazzo!

Quando il muro di muscoli scuri offusc la luce del giorno, Jack scese dalla Jeep e si allontan di qualche passo. Non correva alcun pericolo, era evidente. Era ancora vivo ma la reazione del corpo non fu quella sperata e dovette faticare per non permettere ai muscoli di contrarsi tradendo il nervosismo.

"Quello  il nostro amico?" chiese uno di loro indicando verso la Jeep con la canna del fucile.

"S,  Mac Talbot." Con la salivazione azzerata fu arduo per Jack farsi sentire.
Annu quando gli altri lo fissarono seri.

"Portalo via da qui. Non arriver a domani altrimenti. In troppi lo vogliono
morto."

Jack si volt verso la Jeep. Roscoe, lo guardava dalla macchina a testa alta, fiero come lo ricordava da sempre. Apr la bocca per replicare ma lasci perdere quando sent caricare il colpo. Il soldato che gli aveva parlato un attimo prima imbracci l'arma puntandogliela dritta in mezzo agli occhi. Non erano venuti l per conversare e

quello era il loro modo per decretare la fine dei discorsi. Jack comprese di non avere altra scelta che accettare l'ordine.

"Allora? Che cazzo vogliono? Parla, perdio!" Roscoe afferr stretto la maniglia dello sportello quando la Jeep ripart a marcia indietro per poi girare su se stessa e
tagliare gi per la scarpata. "Ma che c...!"

"Conosco una scorciatoia per casa tua. Ti accompagno a preparare le tue cose.
Poi passiamo in albergo a ritirare le mie valigie e partiamo appena trover un volo
disponibile."

"Chi sei per impormi di andare, venire, fare...? Chi cazzo ti conosce?"

"Ora basta, Roscoe! Mi conosci da ben dodici anni, e se quelli laggi dicono che sei in pericolo di vita se resti in questo posto dimenticato da Dio, non perdo tempo a chiedere spiegazioni. Io ti porto via. Fosse anche l'ultima cosa che faccio. Quindi, ascoltami! Quando sar il momento, vedrai, avremo tutte le risposte, ma ora..." Jack fren proprio davanti alla porta della villetta a pochi metri dal mare e con la mano

indic al suo amico di avviarsi ed entrare in casa. Stava ancora tremando.

"Kayla!" Lo sent urlare.

Lo raggiunse dentro. "Ora mi credi quando ti dico che non puoi pi rimanere qui?" Si volt e dallo sguardo che l'altro gli rivolse, ebbe la certezza che sarebbe stato ascoltato.

...
.
...

"Andiamo via di qui, presto. Non ho nessuna intenzione di trovarmelo davanti."

Kayla allacci la cintura di sicurezza sulla berlina di Muriel.

"Rilassati, abbiamo un po' di vantaggio."

"Non lo conosci, allora. Roscoe  il diavolo in persona. Se si sente alle strette,  capace di apparire dal nulla e fartela pagare solo schioccando le dita." La donna si volt indietro a controllare, ma la strada era ancora deserta. "Dopo il casino che hai lasciato a casa, credi che quando lo rivedremo si far una risata? No, mio caro.
Almeno dimmi, che ti  venuto in mente di buttare tutto all'aria? Per poco non mi
facevi venire un infarto."

Kayla si era catapultata in casa per fuggire da un'esplosione imminente. Doveva fare in fretta, ormai aveva deciso. Roscoe non le avrebbe dato tregua; al telefono le era sembrato fuori controllo. Oh, conosceva bene quel tono, fermo, autoritario, un rombo di tuono come soleva definirlo ogni volta. Dopo sarebbe arrivata la burrasca.
Con il suo gioco ormai scoperto, sarebbe stato sciocco per lei restare ad affrontarlo e magari tentare di negare l'evidenza sperando di salvare la pelle. Roscoe non le avrebbe dato scampo e per lei sarebbe stata la fine. Meglio sparire! Aveva dei soldi da parte, con quelli poteva ricominciare, ma doveva fare alla svelta e preparare i bagagli.

Si ferm sulla porta attonita. La sua casa era stata saccheggiata? La confusione regnava sovrana all'interno delle quattro mura, come dopo un tifone che una volta andato, lascia dietro di s solo distruzione e morte. Eppure il tetto era ancora ben fissato sulla sua testa! "I ladri!", pens inorridendo. Indietreggi con tutta l'intenzione di fronteggiare il panico ma qualcosa alle spalle le blocc il movimento, un corpo...
Al diavolo tutto! Kayla url con quanto fiato aveva in gola. Una mano ambrata le

serr la bocca e lei chiuse gli occhi, convinta di essere giunta al capolinea.

"Chrie, sta zitta! Sono solo io, Vincent." sent una voce profonda soffiargli all'orecchio. Due braccia forti la fecero voltare. Logan non aveva perso tempo, il suo scagnozzo era arrivato e la stava fissando con i suoi meravigliosi occhi chiari, due scaglie di vetro luminose e letali.

"Fanculo, Muriel! Che diavolo ti  venuto in mente?

"Ti stavo aspettando e, tanto per non perdere tempo, ho pensato bene di guardarmi un po' in giro. Logan  stato preciso, dovevo ripulire tutto e togliere di mezzo le prove che in qualche modo potevano ricondurre a lui. Cos ho setacciato la
casa, ma non ho trovato niente."

"Pensi forse che Roscoe sia uno sprovveduto? Quello che cerchi lo custodisce in tasca o a lavoro." La risposta di Kayla dovette risultare pi acida del previsto perch negli occhi di Muriel saett una luce sinistra.

"Ci avevi gi pensato tu, quindi."

"Certo, e non ho trovato nulla a parte il numero di telefono di Darril.
Maledizione!" Ma davvero quell'uomo la considerava tanto ingenua?

Come se le avesse letto il pensiero, Muriel scosse la testa divertito. "Ma chre, la mia  una questione di sopravvivenza. Alla fine dovresti ringraziarmi. Se Logan andasse a fondo, nessuno di noi si salverebbe e noi non vogliamo che succeda, n'estce
pas?"

Kayla annu; trascorrere il resto della vita dietro le sbarre non poteva considerarsi una sua ambizione.

"Chrie,
che carattere! Sei calda al punto giusto. Peccato che non faccia per me." Muriel le accarezz la coscia nuda e scoppi a ridere quando Kayla gli schiaffeggi la mano togliendosela da dosso. "Ullall! Scommetto che se al mio posto ci fosse
Monsieur
Mac Talbot le avresti aperte le gambe senza troppe storie."

"Scommetto che se avessi un minimo di interesse per le donne, ci avresti pensato
tu senza aspettare."

"Touch!"

...
.
...
"Dove stiamo andando?" Kayla cominciava ad agitarsi. I soldati in mimetica, fermi agli incroci e con le armi ben salde tra le mani, non la facevano stare tranquilla.
Quando volt la testa verso Muriel, lo vide concentrato alla guida.
I soldati non sembravano quelli governativi. "Dove stiamo andando, Vin?
Dimmelo ora. Ci stanno gi cercando o siamo vicini ad una nuova rivoluzione?" Si mosse sul sedile inquieta. Muriel le indic il cassettino sul cruscotto. Nel cassetto trov una scatola di metallo. All'interno c'era una Beretta 92 A1 nuova di zecca, lucente e spaventosa.
"Che diamine vuol dire?" La mano di Muriel si abbatt come una mannaia sul coperchio della scatola richiudendolo. Kayla fece in tempo a spostare le dita. "Ehi!
Vuoi spiegarmi o no che sta succedendo? E dove diavolo stiamo andando?" "Smettila. Se chiudessi un attimo quella tua meravigliosa boccuccia te lo direi.
Prima di tutto cerca di stare calma e non attirare l'attenzione su di noi. Quelli l fuori sono guerriglieri. Basta solo un pretesto per farci saltare la testa, quindi, fammi il

favore, non fornirglielo. C'est compris?" Muriel indic di nuovo la scatola chiusa.
"Secondo, stiamo andando all'aeroporto. Dal nostro informatore alle industrie Mac Talbot ho saputo stamani che il tuo protetto sta per essere riportato a casa. Il Jet privato della compagnia  atterrato a Lungi un'ora fa."

Kayla apprese la notizia in silenzio. Tutta la storia non le piaceva. Perch Roscoe non le aveva accennato della partenza? Possibile che gli fosse tornata la memoria?
No, c'era qualcosa che non quadrava. Strinse la scatola tra le mani e il pensiero corse al contenuto. Doveva sapere.

"E la pistola?"

Il ghigno perfido e perfetto di Vincent l'atterr pi dei soldati sulla strada.
"Pensavi forse di aver terminato il tuo lavoro? Non, ma chere! Sapevi fin dall'inizio come sarebbe andata a finire e qual erano le direttive. Ebbene, ci siamo."

"Non vorrai mica ucciderlo?" Ora s che era spaventata. Conosceva benissimo le sue consegne. Logan era stato chiaro quando tutto era cominciato, Roscoe doveva morire e visto che si era salvato dall'esplosione della miniera, sarebbe stata lei toglierlo di mezzo subito dopo averlo raggiunto. Con il passare del tempo, per, la situazione si era complicata pi del dovuto fino a sfuggirle di mano.

"Oh oh, mademoiselle Labaan, dovresti vedere la tua faccia! Allora  vero, ti sei innamorata del bel tenebroso? Uh, se ha lo charme del suo gemello, capisco anche il perch." Muriel si stava divertendo alle sue spalle, era evidente.

"Non essere sciocco!" Doveva calmarsi e da come si stavano mettendo le cose non sembrava quella un'impresa facile. Conosceva bene cosa ci si aspettava da una

come lei: freddezza e rapidit di esecuzione. "Hai tempo tre giorni, una settimana massimo, poi liberati di lui." Ricordava esattamente la raccomandazione di Logan e la sua risposta.

"Sette giorni? Cosa vuoi? Che mi accasi con un tipo come quello? Non si ricorda neanche chi sia. Tranquillo, Sean, risolver il caso molto prima."

La risata indisponente fu l'unica risposta che ricevette e non le piacque. "Ti auguro di strozzarti! Mi stai forse facendo capire che non ti fidi di me?" Stava perdendo la pazienza. Come si permetteva quel tronfio pallone gonfiato di dubitare delle sue capacit? Quando si trattava di portarselo a letto era un conto, allora s che era disposta a sopportare le sue richieste strampalate. Logan era esigente in tutto, lo sapeva, ma quando si trattava di lavoro, beh, non permetteva a nessuno di mettere in dubbio le sue capacit. Non c'era mai stata occasione di lamentarsi con lei, almeno fino a quel momento.

"Bambina mia, ne riparleremo quando lo vedrai. Mac Talbot ha la fama di essersi fatto la maggior parte della popolazione femminile di Manhattan. Ti baster
guardarlo e ti ritroverai nuda in un minuto."

Kayla rimase a fissare la scatola. Sapeva di dover dire qualcosa e lo fece un momento dopo aver ricordato la sensazione provata dopo il primo incontro con Roscoe. Gli occhi dell'uomo, due pozze scure e profonde, la stregarono entrandogli cos in profondit da denudarle l'anima, se mai ne avesse avuta una.

"Hai ragione, comprendo che  troppo pericoloso lasciarlo in vita adesso. Va bene, dimmi come, dove e quando." Respir a fondo. Non poteva fare altrimenti.

"C'est ce qu'on appelle parler! Trs bien, mon cher. Adesso ti spiego cosa
faremo..."

...
.
...

"Stammi bene Abdul. Ci vedremo presto." Jack abbracci il giovane amico mentre Roscoe gli strinse la mano accennando un sorriso. Non aveva ancora capito bene cosa dovesse fare, ma una volta salito sul taxi non avvert alcun dispiacere.
Stava per lasciare Freetown in compagnia di un pazzo che affermava di essere da anni suo socio in affari. Non solo, si apprestava a volare addirittura in Europa per raggiungere un posto non ben definito della Scozia dove, a detta del grottesco compagno di viaggio seduto al suo fianco, aveva una famiglia che lo aspettava. Si gratt la barba nervosamente, era arrivato il momento di farsi delle domande: chi era lui? Qual era il suo nome? Possibile che stesse vivendo l'esistenza di un altro? L'idea folle gli stava ronzando in testa da molto ormai, da quando, dopo aver raccolto le sue cose in tutta fretta, aveva lasciato casa ed era partito alla volta della citt. Erano dovuti passare nell'albergo dove alloggiava "quel" Jack Darril e prendere il suo bagaglio. Dopo aver visto le condizioni della villetta, era difficile non credere che qualcuno gli desse la caccia. Anche se l'ipotesi di un complotto ai suoi danni suonava ancora troppo irreale, Roscoe cominci a considerare prudente la decisione di partire al pi presto.

"Chi hai detto che ti ha chiamato?", chiese a Jack che continuava a scrivere, inviare e ricevere messaggi sul cellulare.

"Tuo fratello, Damian. Ci sta aspettando con il Jet privato di famiglia. Ho sempre

apprezzato la tempestivit e la precisione di voi Mac Talbot. Siete efficienti e puntuali
in tutto."

Che poteva rispondere a un'affermazione simile? Prefer appoggiarsi sullo schienale ed abbassare il cappello sugli occhi. Il buio che lo avvolse era del tutto simile a quello della sua mente. Sentiva nomi che avrebbe dovuto conoscere bene, invece tutte le informazioni venivano risucchiate in una voragine scura senza lasciare traccia e questo lo faceva impazzire. Pens agli incubi, ai sogni inspiegabili e alle sensazioni sconosciute dei mesi trascorsi: c'era forse una spiegazione? "Roscoe Mac
Talbot, io..."

" la verit quella che mi hai raccontato?"

"Certo. Non preoccuparti, non so quanto ci vorr ma alla fine ti torner la memoria." Jack gli mise la mano sulla spalla poi torn ai suoi messaggi. "Stai tranquillo, tutto si risolver. Preparati, fra poco incontrerai il tuo gemello".

Il taxi segu l'indicazione del cartello per Freetown-Lungi e volt a destra. Qui la strada si restringeva per mezzo miglio prima di incanalarsi nella carreggiata pi ampia subito dopo la grande curva a gomito. Il paesaggio in quel punto perdeva la sua caratteristica pianeggiante lasciando il posto a dossi e colline a mano a mano che ci si avvicinava in prossimit dei monti Loma. Jack alz la testa, qualcosa aveva attirato la sua attenzione.

"Mantieniti sulla sinistra e va pi veloce. Prima usciamo da questa gola, meglio
sar."

Un puntino rosso lampeggi sul cruscotto.

"Maledizione, sterza!" Il grido di Roscoe precedette di pochissimo il sibilo di un proiettile. L'auto sband paurosamente uscendo fuori strada, fermandosi in una cunetta. Un altro colpo rimbalz sulla portiera.

"Cazzo, qualcuno ci sta sparando." Roscoe abbass la testa.

"Metti in moto, che aspetti? Avanti!" Jack incit l'autista a ripartire, ma quando gli strinse la spalla, il corpo esanime del tassista si inclin verso destra e cadde sul sedile del passeggero. Aveva un foro in mezzo agli occhi. Cazzo, cazzo, cazzo! Le portiere si spalancarono e due soldati ribelli intimarono loro di scendere. Jack e Roscoe ebbero solo il tempo di scambiarsi una rapida occhiata; i mitra puntati contro li convinsero ad obbedire senza fare domande. Sotto il fuoco di fila delle pallottole e protetti dai guerriglieri, a testa bassa raggiunsero la strada. Salirono su un camion parcheggiato in mezzo ad altri due, costretti a sdraiarsi sulla pancia, con le mani sulla testa. Jack intim a Roscoe con lo sguardo di tacere. Doveva conoscere quegli uomini. La lotta non accennava a placarsi, le grida di ordini si alternavano ai rumori inconfondibili delle armi. Il veicolo sobbalz pi volte sbandando per schivare i colpi. Poi l'andatura acceler.

"Tutto bene?" Roscoe guard il soldato in ginocchio vicino a Jack. S, li conosceva. Non c'erano pi dubbi.

"S. E tu, sei ferito?" Jack si sporse verso di lui.

"Sto bene, ma tu dovresti spiegarmi diverse cose adesso, non credi? Chi  tutta questa gente e chi ci ha sparato addosso?" Passata la paura Roscoe lo affront senza preoccuparsi degli altri. Doveva avere risposte e le voleva subito. Jack apr la bocca quando il camion si ferm e il grosso e spesso telo posteriore si sollev. Un soldato

alto e muscoloso sal e dopo aver salutato Jack con una vigorosa stretta di mano, lo guard serio.

"Ora siamo pari. Ho pagato il mio debito e tu sei salvo."

Roscoe aggrott la fronte: per lui quell'uomo aveva parlato una lingua sconosciuta. Fu Jack a spiegare.

"Questo  Jasir Wambua, il colonnello capo dei guerriglieri, nostro caro amico."

"Nostro?"

"S. Lo conosci dai tempi delle prime escursioni in questa terra, da quando
ancora lavoravo come freelance
in queste zone. Fu grazie alla protezione della sua squadriglia che sei riuscito ad avere via libera nello sfruttamento dei giacimenti e l'aiuto dei migliori uomini del luogo. Grazie al suo intervento non abbiamo avuto mai ritardi nei permessi da parte del governo o tentativi di boicottaggio. Diciamo che dobbiamo alle sue truppe scelte la riuscita degli affari."

Roscoe lo ascolt spostando lo sguardo dall' uno all'altro senza capire.

"A quale debito si riferisce?"

Un'ombra comparve sul volto scuro del colonnello rendendo il suo aspetto ancora pi pericoloso. La sua non doveva essere stata una domanda intelligente.
Ancora una volta tocc all'amico intervenire per alleggerire la tensione.

"Hai fatto molto per lui -gli raccont Jack -il loro aiuto, come sai, non sarebbe stato gratuito e ci che chiedevano non faceva al caso tuo. E poich la Mac Talbot Diamonds non era disposta a finanziare guerre, ci che Jasir ti ha chiesto in cambio, alla fine, fu solo la possibilit di curare presso un centro specializzato negli Stati

Uniti il fratello colpito da una forma rara di leucemia e in seguito la figlia e la
compagna, malate di ebola."

Roscoe sembr turbato.

"Dopo lo scoppio della miniera, Jasir  stato il primo a scoprire il dolo e ha deciso di impiegare i suoi uomini nella ricerca di un colpevole."

"Te lo dovevo -Jasir alz la mano per bloccare il racconto di Jack. Era compito suo andare avanti - e ora ho ripagato il favore guardandoti le spalle in questi mesi.
Fai buon viaggio. Star ancora qui quando tornerai la prossima volta."

Roscoe vide la grossa mano scura stringergli la spalla destra, per quell'uomo era senz'altro un segno di gratitudine, per lui era... assolutamente niente. Cazzo! Odi se stesso con tutte le sue forze.

"Quegli spari erano diretti proprio a noi, vero? Qualcuno ci vuole uccidere.
Chi?" Doveva saperlo. In meno di poche ore era passato da cittadino qualunque a bersaglio mobile. In pi era un Mac Talbot che da quelle parti rappresentava un nome molto prezioso. Continuava a non capire.

"Mi meraviglio solo che non ti abbiano ucciso prima. Sei davvero nato sotto una buona stella, Mac. Ringrazia il tuo dio, non hai altro da fare."

Quello che stava affermando Jasir non aveva senso. Da quanto poteva ricordare, Roscoe aveva condotto una vita tranquilla: era riuscito a lavorare al giornale, aveva pochi amici e una compagna fissa. In pi, poteva contare su tutte le donne che voleva, quando le voleva. Il pensiero torn a Kayla e le parole di Jack e di Jasir trovarono un senso.

"Perch ora? Per lui?" Roscoe indic Jack. I due uomini annuirono. "Perch?"

"Non c' tempo per le spiegazioni ora. Un aereo vi aspetta. Avrai le risposte a suo tempo e allora capirai che chi ha ordito tutto questo, non si arrender facilmente.
Ci riprover. Occhi aperti, non sarai al sicuro neanche a casa tua. Adesso andate e fate un buon ritorno." Il colonnello chiam un soldato che scort i due fin sotto al Jet sulla cui fiancata campeggiava la scritta blu: Mac Talbot Industries.

"Oh mio Dio, Ros." Roscoe alz la testa dopo aver superato la scaletta. Un uomo della sua et, con la stessa corporatura, vestito con abiti di alta sartoria, lo accolse all'interno dell'aereo. Vistosamente emozionato, rest fermo sul posto. Lo sguardo dello sconosciuto gli parve simile a quello di un domatore che prima di muoversi studia l'animale feroce per non sottovalutarne la pericolosit. Lo vide abbracciare Jack. I due parlarono e lo sconosciuto lo ringrazi per aver portato a buon fine la ricerca del gemello.

Mio fratello.

Non sapeva bene in che modo, ma quella consapevolezza si fece prepotentemente strada dentro di lui trasformandosi in assoluta certezza.

25. Scozia, Blantyre.

Gladys scosse la testa, incredula. La conclusione cui era arrivata non aveva alcun senso eppure, leggendo e rileggendo la scaletta del programma dell'inaugurazione del nuovo padiglione, tutto lasciava supporre che si trattasse della verit. Meredith, la sua segretaria, si era data un gran da fare per raccogliere tutto il materiale che da pi di un'ora stavano vagliando insieme. Sul piano della scrivania dell'ufficio giacevano fogli e cartelle con i dettagli di quell'infausto giorno. Gladys cercava una risposta alle mille domande che aveva in testa. L'idea di un complotto contro di loro non le andava gi proprio; sebbene non ci si aspettasse un nuovo attentato, il fatto che la polizia non fosse riuscita a trovare un movente n a dare un volto agli attentatori era spaventoso.
L'allerta al cantiere non era ancora diminuita; Matthew Gleason aveva dato ordine agli agenti di perlustrare la zona attorno alle Industrie Mac Talbot e di rimanere vigili ancora per un po' di tempo. L'attivit lavorativa non aveva comunque subito arresti n mutamenti di sorta, anzi, sembrava che la vita all'interno del palazzo non avesse subito stravolgimenti. Meglio cos. Era probabile, per, che la scoperta appena fatta potesse cambiare le carte in tavola.

" tutto qui, vero? Come mai non  saltato fuori prima? Non  possibile..." Gladys riprese in mano la documentazione ancora una volta. "Se anche la ricontrollassimo da capo, il risultato sarebbe lo stesso."

La segretaria annu convinta. "Che si fa adesso?"

"Chiama la centrale e poi lasciami sola." Meredith fece come le era stato chiesto. Quando ebbe in linea il detective, pass a Gladys il telefono e usc.

"Ehi piccola, adoro quando ti fai annunciare. Mi eccita sapere che il Presidente della Mac Talbot Industries vuole conferire con me. Spero che tu sia sola adesso perch mi hai fatto venir voglia di fare sesso telefonico." Il sussurro finale le procur un brivido inaspettato che la costrinse a stringere con forza le cosce. Quell'uomo era il diavolo in persona, Gladys lo sapeva, ma non poteva concedersi il lusso di fremere di desiderio in quella circostanza. Fatic a restare fredda.

"Matt cerca di essere serio. Non riesco a capire come i cittadini possano fare affidamento sulla polizia quando al comando ci sono uomini perversi e malati di sesso
come te."

"Sono serio, tesoro. Sar anche perverso e malato di sesso, ma la colpa  tua. Sei una donna incredibilmente sexy con un corpo da sballo e gambe maledettamente
lunghe."

"E io che credevo di rappresentare pi di una bambolina per te e di averti conquistato con l'intelligenza e l'arguzia... Che delusione!"

La risata di Gleason le scald il cuore, lo amava davvero ma in quel momento i pensieri romantici dovevano passare in secondo piano. Sarebbe tornata sul discorso al pi presto, magari quella sera stessa a casa. Per il momento erano altre le priorit di cui occuparsi. Matthew sembr intuire che non si trattava di una telefonata di svago e cambi subito tono. Non era diventato detective per caso, e in pi conosceva bene

la sua donna, non l'avrebbe mai chiamato a quell'ora senza una buona ragione.

"Piccola, adesso dimmi cosa posso fare per te."

"Ho fatto una scoperta, ma prima di parlartene vorrei che mi dicessi a che punto sono le indagini sull'attentato al cantiere." Bast poco perch il momento allegro di poco prima svanisse in un lampo. Gladys avvert il cambiamento nel tono del suo uomo e cap che la domanda non lo aveva colto alla sprovvista. E il fatto che se l'aspettasse significava che aveva tra le mani qualcosa di importante. Tempismo perfetto!

"Direi che siamo arrivati ad una svolta, mi hai preceduto di poco."

Gladys prese in mano la penna e cominci a puntellarla sulla scrivania. "Devo forse cavarti le parole di bocca? Che aspetti a parlare?" La calma di un attimo prima era svanita e il nervosismo si fece strada dentro di lei. Se Matt non si fosse deciso a rivelare ci che aveva scoperto, era sicura si sarebbe messa a urlare.

"Calma, ti dir tutto ma dopo che mi avrai spiegato il perch della tua telefonata." Eccolo l, il detective era tornato!

"Va bene... Ho analizzato la scaletta di quel giorno. Non ho tralasciato nessun particolare, sai come sono, anche perch era da giorni che mi ronzava in testa un pensiero." Gladys apprezz che Matthew non l'avesse interrotta. Faceva sempre cos quando la storia cominciava a interessarlo. Dopo aver elencato le sue motivazioni, arriv al punto dolente.

"Al momento dello scoppio della bomba, se tutto si fosse svolto in orario, ci saremmo dovuti trovare dentro al padiglione nel bel mezzo del discorso di Damian.

Non mio, capisci?" Ancora silenzio. "Matt, ci sei ancora?"

"Ci sono. Stavo solo pensando... Quindi tu sei sicura che il bersaglio
dell'attentato fosse tuo fratello?"

"Pensaci un attimo: se tutto si fosse svolto secondo copione, io mi sarei dovuta trovare dall'altra parte del palco, forse non molto lontano da salvarmi in pieno, magari avrei riportato pi ferite di quante ne ho avute in realt. Ma di sicuro Damian
avrebbe avuto la peggio. Sarebbe morto, Matt."

Un attimo di silenzio suggell la drammaticit di quelle parole, poi Gladys
riprese:

"Mio fratello ha preso il mio posto alla convention ed  per questa ragione che  ancora vivo. Matt, non ero io l'obiettivo, ma Damian."

Tocc a Matthew riflettere in silenzio. Per fortuna dur poco.

"Quanti al cantiere erano a conoscenza del viaggio di tuo fratello? Prima di quel giorno, intendo. Sii precisa, per favore,  importante."

Gladys non ebbe bisogno di pensarci troppo. Sapeva, senza tema di smentita, di poter contare su una squadra di persone all'altezza, persone fidate con cui aveva condiviso anni e anni di lavoro. No, loro sapevano come comportarsi quando il capo demandava un compito, era stato cos fin dall'inizio.

"A parte Meredith e Sophie, nessun altro ha saputo del cambiamento dei programmi, almeno fino a quando non ci hanno avvertiti che il volo della delegazione proveniente da New York avrebbe subito ritardo. Perci, a meno che non ci sia stata una spia all'interno... vediamo, al centralino, per esempio, ma anche in quel caso non

ci sarebbe stato il tempo di cambiare i piani in corsa, non ti sembra?"

"Per la verit devo rivelarti una cosa che non ti ho detto prima per mancanza di
tempo."

Gladys rest immobile, era sicura che non avrebbe mai voluto sapere quello che Matt stava per rivelarle. Erano poche le questioni riguardanti le indagini sulla MTI che Matt le teneva nascoste, essendo il Presidente non poteva non conoscere gli eventuali sviluppi del caso. C'erano delle volte, per, in cui Gleason taceva perch l'indagine in questione si dimostrava pi complicata del previsto, o addirittura pericolosa. Gladys avrebbe avuto tutto il diritto di chiedere ma non lo fece. Era paura la stretta allo stomaco che la costringeva a trattenere il fiato e a stringere le labbra per evitare che le sfuggisse un lamento?

"Piccola, ci sei ancora?" Quanto avrebbe voluto che Matthew non le avesse rivolto la domanda!

"Certo, continua!" No, ti prego non farlo.

"In seguito agli interrogatori del personale del cantiere mi  stato possibile risalire a tutti gli spostamenti e le telefonate di ognuno di loro e il quadro di quella giornata  diventato pi chiaro sotto tutti i punti di vista. Ho disposto che i telefoni della MTI venissero controllati, -ecco perch te ne parlo tranquillamente qui invece di farlo di persona -cos abbiamo potuto confrontare anche le chiamate in entrata e in uscita effettuate prima, durante e dopo l'attentato."

A mano a mano che lo ascoltava, Gladys si tese sempre di pi. Rovist nella Birkin color crema nella speranza di trovare l'accendino di solito nascosto nella tasca

interna. Erano giorni che non toccava una sigaretta e per questo motivo non era certa di averlo ancora in borsa. Chiss perch, ma il solo pensiero che ci fosse qualcuno all'interno dell'azienda di cui non potersi fidare, la riport indietro ai tempi in cui la figure ambigue e viscide di Logan e Affleck si aggiravano indisturbate nei corridoi del cantiere. Sper con tutta se stessa di sbagliarsi e di essere uscita fuori di senno, sarebbe stato il male minore. La lunga tirata di nicotina le riemp la bocca senza per sortire l'effetto desiderato.

"Bene, come ti dicevo, il controllo  stato fruttuoso e ci ha permesso di arrivare ad individuare un possibile sospettato. Non credo di esagerare nell'affermare che si
tatti di una talpa."

Ecco fatto, ci risiamo! Gladys sbriciol la sigaretta nel posacenere di cristallo impiastricciandosi le dita di cenere. "Ma guarda che schifo!" Si affrett a pulirsi con il fazzolettino di carta.

"Uhm, soltanto "che schifo"? Pensavo ti allarmassi un po' di pi. Non era certo
questa la reazione che mi aspettavo. Che succede?"

"Nulla, non mi riferisco a quello che stai dicendo. Per favore, non scherzare e dimmi chi  la talpa." Gladys riprese il comando delle emozioni, aveva gi collezionato fin troppe brutte figure. Era arrivato il momento di concentrarsi e conoscere colui che rappresentava l'attuale pericolo per l'azienda.

"Il suo nome  Richard Cambell. Lo conosci? Magari il suo lavoro lo mette in contatto con le alte sfere per carpire le notizie importanti.  amico delle vostre segretarie? Insomma, ho bisogno di avere risposte sicure perch quello che ho
scoperto non mi piace affatto."

"Matt, non so neanche chi sia, a dir la verit, ma sono sicura al cento per cento che le ragazze siano fidate. Loro sanno che basterebbe un nonnulla per perdere il posto. Non sono cos sciocche da giocarsi l'impiego per una spifferata ad un collega che neanche lavora al loro piano." Gladys digit sul PC la lista degli impiegati al piano dirigenziale e, come aveva detto, tra i nomi riportati non lesse quello di cui si stava parlando. Prese un appunto da girare al capo del personale. Richard Cambell avrebbe lasciato le industrie Mac Talbot in serata, ma prima c'era un'altra cosa che le premeva sapere, la pi importante, la peggiore. "Come fai ad essere sicuro che sia lui la talpa? Che hai scoperto, Matt, per conto di chi lavorerebbe?" Il nervosismo la stava divorando; ad ogni domanda il tono della voce schizzava sempre pi in alto, tanto che avrebbe finito per mettersi a urlare se Gleason non le avesse risposto subito.
Ma per farlo c'era bisogno che lei smettesse di tempestarlo di domande. Gladys strinse e allent il pugno pi volte ingaggiando una lotta contro i propri nervi.

"Dai tabulati delle sue telefonate, e sto parlando anche di quelle effettuate dal cellulare,  risultato che Mr. Cambell  in contatto con qualcuno in Italia." Gladys riconobbe il fruscio inconfondibile delle carte. "Ecco qui! Dunque... ha chiamato un numero pi volte, anche il giorno prima dell'inaugurazione e poi un'ora dopo lo scoppio dell'ordigno. Ah, aspetta! Una l'altro ieri sera. In giornata avr i resoconti
delle conversazioni."

Gladys sibil la domanda, era in preda al panico pi totale. Sapeva gi chi ci fosse dietro quel numero oltre manica, l'incubo stava prendendo corpo davanti ai suoi occhi. "Matt, non giriamoci intorno. Io e te sappiamo di chi stai parlando. Dietro all'incidente al cantiere c' Logan, giusto?" Il silenzio dall'altra parte conferm i suoi

timori. "Maledizione, Matt! Quell'uomo non si fermer fino a che non morir."

"Ascolta, Gladys..."

"No, ascoltami tu!" gli url contro battendo il pugno sul tavolo "Se  vero che vive in Italia e che l'obiettivo dei suoi giochetti malati  Damian, allora dovete agire in fretta perch mio fratello sta andando proprio l ora con Roscoe. Se dovessi perderli tutti e due..." Non riusc a dire altro. Aveva la gola serrata e i nervi a fior di pelle; cerc invano di deglutire. Perch quell'uomo aveva il potere di ridurla in pezzi? Da quando gli aveva lasciato il controllo sulle sue emozioni? Gladys lo maledisse in cuor suo con tutta se stessa. Odiava Sean Logan e se avesse potuto, sarebbe stata pi che felice se fosse morto. Avrebbe anche premuto il grilletto.

Le parole di Matthew le giunsero calme. "Roscoe sta tornando?  una notizia fantastica! Stanno andando da Chiara... Damian  davvero unico. Ascolta, piccola, allerto immediatamente i colleghi a Roma e preparo la squadra per partire non appena ci daranno il via libera. Stavolta non ci sfuggir, te lo prometto."

Gladys inspir a fondo e quando torn a parlare si preoccup che le parole arrivassero senza fraintendimenti. "Rendi inoffensivo quel bastardo, Matt. Se dovesse accadere qualcosa ai miei fratelli o se me lo dovessi ritrovare davanti - segu una
breve pausa -farei ci che  giusto."

Non ci fu replica. La cornetta raggiunse il suo posto con tanta violenza che fu un miracolo che rimanesse ancora intera.

"Sophie? Chiama l'ufficio del personale."

"Subito."

Quando l'allegra voce baritonale di Luc Barrington la salut dall'interfono, Gladys pronunci solo quattro parole, senza convenevoli n cortesia.

"Licenzi Richard Cambell, adesso!" E riagganci.

...
.
...
Italia, Roma

Quella giornata sarebbe stata ricordata come la pi strana dell'ultimo anno. Nel giro di ventiquattr 'ore Roscoe aveva perso tutto e ritrovato la sua vera identit, era sfuggito ad una sparatoria grazie all'aiuto dei ribelli con i quali, a quanto sembrava aveva profondi contatti. Che altro mancava? Ah, certo, era salito su un Jet privato di propriet della sua famiglia, mica male, e conosciuto suo fratello... Si volt a guardarlo; Damian sembrava padrone assoluto della situazione, era evidente che conoscesse la citt. Il volto tranquillo del gemello stranamente lo confort. C'era in lui qualcosa di familiare, lo aveva notato ancora prima di lasciare Freetown. Aveva avvertito un calore confortante propagarsi nel petto, la fiammella della speranza si era accesa di nuovo. C'erano ancora molti vuoti da colmare, era vero, ma Roscoe iniziava a sentire davvero di essere un Mac Talbot. Le visioni e gli incubi dei giorni precedenti rappresentavano frammenti della memoria che affiorava e non sintomi di una pazzia imminente.

Mezz'ora pi tardi tir un sospiro di sollievo e torn a guardarsi intorno. Si trovava nel salotto di un'elegante palazzina al centro di Roma. Di chi fosse non ne aveva idea, ma sia Damian che Jack gli avevano ripetuto pi volte che l viveva Chiara. Perch quel nome non gli era del tutto indifferente, anche se non ricordava a chi appartenesse? Magari attraverso le foto nella stanza avrebbe potuto vedere almeno

il suo volto.

Magari...

"Non immagino come ti senti, non ho mai perso la memoria, per sono sicuro che vedere Chiara ti sar d'aiuto. Soltanto un anno fa parlavate di matrimonio." Jack lo aveva affiancato. Lo guard annuendo semplicemente. Cominciava a piacergli Darril, sentiva che la preoccupazione che provava nei suoi confronti era reale e il fatto che lavorassero insieme lo confortava, poteva fidarsi di lui. Tuttavia, il perch avesse preso la sua identit una volta risvegliatosi dal coma, restava ancora un mistero. Un momento... matrimonio? Roscoe fiss il volto regolare del suo amico, ma la risposta gli balen davanti luminosa come un abito nuziale. Cazzo! Tutto aveva un senso, anche i folli fotogrammi di una donna vestita di bianco che avevano affollato i suoi sogni nell'ultimo periodo. Torn a guardarsi intorno ma niente in quella casa riusciva a suscitargli emozioni.

"Non ci sono mai venuto qui prima d'ora, non  vero?".

"No, questa  la prima volta." Fu Damian a rispondere. Suo fratello era rimasto in silenzio a lungo, forse perch anche lui era stato assalito da mille emozioni difficili da catalogare. Di sicuro era gi stato l perch sapeva come muoversi. Persino il gatto, appena erano entrati in casa, gli era saltato in braccio. Damian stava riempiendo i bicchieri con del whiskey. Sollev la cornice dal tavolinetto tondo all'angolo vicino

alla porta finestra e la mostr al fratello.

"Questa  Chiara."

Roscoe guard attentamente l'immagine della donna. Sofferm la sua attenzione

sul viso dolce, sullo sguardo. Gli occhi nocciola lo fissavano aldil del vetro, caldi e profondi. Tuttavia non riaffior nessun ricordo. Aspetta! A guardarla bene poteva giurare che fosse lei la donna del sogno, quella vestita di bianco e con l'espressione afflitta. Oltre a quello, per, nella sua mente e soprattutto nel suo cuore, regnava il buio totale. Con stizza ripose la cornice sul tavolo e si allontan verso la finestra. Il panorama, ben diverso da quello cui era abituato, gli mostr una parte di citt che si apprestava a rallentare i ritmi della giornata. Le auto procedevano in fila a passo lento, fermandosi a intervalli regolari. Era probabile che in fondo all'incrocio ci fosse un semaforo. Erano chiusi in casa da almeno un paio d'ore, la pazienza iniziava ad esaurirsi.

"Signori, ne ho fin sopra i coglioni di restare qui ad aspettare qualcuno che neanche ricordo e che non si degna di tornare. In pi ho fame e sono stanco. Se non ve ne foste accorti, sono quasi le dieci. Che si fa?" Roscoe rimase in piedi vicino alla finestra.

Damian cerc di rassicurarlo. "Chiara  un'infermiera e ha da poco finito il suo
turno. Tra non molto arriver."

"La conosci bene, vedo, e ti sta a cuore questo incontro, ma io non ricordo niente.
Cosa speri di ottenere?"

"Penso che abbia il diritto di sapere che sei ancora vivo. Vi amavate tanto e per te  stata importante." Suo fratello teneva molto a quella ragazza, Roscoe lo aveva capito, anche se non afferrava ancora bene il motivo del loro arrivo a Roma. In fondo sarebbe bastata una telefonata per avvertirla e a quell'ora di sicuro si sarebbe trovato nel letto a farsi una bella dormita. Ma non era solo quello, maledizione, no.

"Hai paura che dopo un anno lei si sia dimenticata di me, non  cos? Il che non mi meraviglierebbe, non mi piacciono le vedove inconsolabili. Preferisco le donne allegre e senza troppi scrupoli, non so se mi spiego." Sollev le sopracciglia ammiccando prima di scoppiare a ridere. "Mi dispiacerebbe se pensasse a me come a un santo... non lo sono stato affatto." Roscoe continuava a ridere. "Ti preoccupa che abbia un altro, forse? Avanti fratellino, ci ha provato con te?"

Damian lo fulmin con lo sguardo togliendogli quel sorriso sciocco dalla faccia.
Se non avesse conosciuto a fondo il suo gemello, non avrebbe potuto intravedere quella patina di insicurezza che l'attesa gli stava instillando. Era come una goccia incessante che rischiava di logorargli i nervi.

"Damian, fino a poche ore fa non sapevo neanche che tu esistessi. Sono uno stronzo, in questo non devo essere cambiato. Non farci caso."

Damian torment la coda dietro alla nuca e sospir, sembrava provato.

"Il lato ribelle fa parte di te e io l'ho sempre ammirato, fin da quando eravamo piccoli." Sciolse i capelli ravvivandoli all'indietro con le mani. "Mi piaceva il modo in cui provocavi nostro padre. Non avevi rispetto per le tradizioni di famiglia e non ti piacevano le imposizioni. Cos, anche se qualche volta ti divertivi a chiamarmi "principessa" come faceva lui, o "mammoletta" o altro, sapevo che in te non c'era odio n repulsione n disprezzo e lo accettavo. Inoltre, crescendo, ho capito che non avevi idea che fossi gay, mi trattavi come gli altri amici e mi costringevi a scortarti agli incontri galanti. Non mi hai mai fatto domande, non ti ho mai sorpreso ad osservarmi. Con te era facile convivere e ti ho sempre voluto bene." Strinse di nuovo la ciocca con l'elastico; Roscoe attribu il gesto alla tensione, non era facile neanche

per lui ricominciare da capo. Eppure era l, pronto ad affrontare qualsiasi cosa fosse venuta fuori.

"Ne abbiamo passate tante e ci siamo allontanati per un lungo periodo..."

"Quando sono stato cacciato da casa dopo la prigione?" Il racconto ascoltato nella macchina gli rimbombava ancora nelle orecchie.

"Esatto. Poi sei tornato e io, tu e Gladys ci siamo ritrovati e uniti come prima.
Hai conosciuto Chiara e te ne sei innamorato. Lei  riuscita a risvegliare il meglio di
te... il resto lo sai."

Roscoe si volt verso la finestra. Sentiva di avere il respiro pesante e la testa confusa. Si affacci e respir a bocca aperta, sperando che l'aria fresca della sera avesse la meglio sulla nebbia che gli avvolgeva la mente e occultava i ricordi. Scosse la testa imprecando, la sua condizione non era cambiata. Che poteva fare?
Appoggiandosi al bastone fece un giro per la stanza; faceva caldo e prima di tornare a sedersi si tolse la giacca di lino appoggiandola sulla sedia. Il rumore ovattato proveniente dalla tasca lo incurios. Quando inser la mano trov l'anello che Jack gli aveva consegnato in viaggio. Accarezz l'oggetto, ma l'unica cosa che ricord fu la spiegazione di Darril e la conferma di Damian.

"Questo cos'?" Roscoe alz lo sguardo. Jack gli aveva consegnato un sacchetto di velluto marrone. Conteneva un anello d'oro.

" il tuo anello, Ros. Quello che tuo nonno ti ha lasciato in eredit. Il simbolo dei Mac Talbot che non hai mai tolto dal dito." Damian anticip la risposta.
Cos'era quella luce negli occhi? Orgoglio? Roscoe ancora non capiva.

"E perch allora ora ce l'ha lui?" si affrett a puntualizzare indicando Jack con un cenno della testa.

"L'ho comprato ad un'asta all'ambasciata ed  grazie a quest'anello che ho cominciato a cercarti. Ho capito allora che eri ancora vivo."

Roscoe prese il gioiello, lo rigir tra le dita osservandolo da ogni angolo.
Sfior i contorni dell'erica sul frontale e sbuff. "Se sono ancora vivo devo dedurre che l'avr perso nell'esplosione. Cazzo, tutto quello che mi state dicendo mi suona strano. Com' possibile?" Gli altri si affannarono a raccontargli tutta la storia dell'anello e Damian alla fine lo abbracci per confortarlo.

"Non preoccuparti, ricorderai anche che per questo oggetto hai mosso mari e monti. Lo hai voluto disperatamente e quando lo hai ritrovato, hai vinto la tua... la
nostra battaglia contro il vecchio."

Il ricordo svan ma la fiamma dell'orgoglio... quella cominci ad ardere forte dentro il suo cuore. Roscoe strinse forte l'anello guardando Damian e, per la prima volta in quella pazza giornata, cap l'importanza di appartenere ad una famiglia.

"Ci siamo. Chiara arriver a momenti, credo sia meglio che io l'accolga di sotto.
Non so come affrontare il discorso ma devo prepararla all'incontro." Il pendolo in fondo al corridoio suon le dieci e mezzo quando Damian invit gli altri ad aspettare e si conged seguito come un ombra da Amleto che fino a quel momento era rimasto accoccolato sul tappeto sotto al tavolo.

...
.
...

"Sei davvero testarda. A quest'ora, se mi avessi permesso di accompagnarti,

saresti gi arrivata a casa da un po' e avresti avuto pi tempo per prepararti. Non che tu ne abbia bisogno, sei splendida anche in uniforme. Io ti ho visto e posso dirlo con certezza." Chiara accolse con una risata la galanteria di Saverio. Non la smetteva mai! Inoltre, a quanto pareva, non gli era andato gi il fatto che gli avesse vietato di andare a prenderla al lavoro. "Dico la verit. Non sai quali pensieri peccaminosi affollano la mente di un uomo davanti all'immagine di un'infermiera bella e sexy."

"Falla finita, sei un adulatore e mi fai arrossire. Per fortuna n tu n il tassista potete vedermi. Sono quasi arrivata. Ti prometto che sar pronta per le undici e un
quarto."

"Ah, donna crudele! Tu non capisci!"

Stavolta fu Chiara a sorridere. Saverio era un attore fatto e finito, divertente -per giunta -e le piaceva molto. "Cosa? Avresti voluto attendere che mi preparassi?"

"Perch no? Pensi che Amleto non avrebbe gradito una conversazione tra maschi? Sarebbe stato piacevole aiutarti, magari sotto la doccia... ma tu mi spezzi il
cuore."

"Saverio!" Chiara alz la voce e quando se ne accorse, si affrett a scusarsi con l'autista che le aveva lanciato, nel frattempo, un'occhiata dallo specchietto retrovisore.

"Che c'? Trovi strano che un uomo voglia fare l'amore con la sua donna?
Dobbiamo deciderci prima o poi e penso che sia arrivato il momento, non trovi?"

Se lo sentiva. In un modo o nell'altro sapeva bene che sarebbero tornati sull'argomento, erano giorni che ne stavano parlando. Era stato Saverio a esternare

pi volte il desiderio e, pur rispettando la volont di Chiara di non accelerare gli eventi, non perdeva occasione per riproporlo. Non poteva rifiutarsi in eterno, lo sapeva, e nonostante lo considerasse affascinante e per quanto lo volesse, non si sentiva pronta a tuffarsi di nuovo in una relazione vera e propria. Ma era ben cosciente che il rapporto fra loro aveva di gran lunga superato la fase amichevole. A dire il vero, di occasioni per intraprendere il grande passo ce n'erano state, ma tutto si era risolto in baci, palpatine e carezze bollenti. In un modo o nell'altro succedeva sempre qualcosa che impediva loro di arrivare fino in fondo. Chiara aveva pensato persino a chiedere al suo amico Nicola cosa dicessero le carte in proposito. Sorrise come una sciocca e decise in quell'istante di voltare pagina.

"Hai ragione."

"S? Dici davvero?"

"S. Ma ora basta con le chiacchiere. Sembriamo due ragazzini! Sono arrivata, ora ti lascio e vado a farmi bella per te. Contento? E poi chiss..." Doveva essere impazzita, ma si divertiva a prenderlo in giro. Sarebbero usciti a cena e poi... in fondo, che male avrebbe fatto?

"Donna, sei crudele e sadica ma mi piaci. Sar da te alle undici e un quarto. A
dopo."

Chiara salut il tassista e a testa bassa si avvi al cancello di casa. Trovate le chiavi nella borsa, entr in giardino. Stava canticchiando il refrain di Every breath you take quando dall'ombra accanto al portone socchiuso avanz una figura che subito riconobbe.

"Damian, che sorpresa! Perch non mi hai avvertito del tuo arrivo? Non sapevo..." Sent la stretta del cognato e si allarm. Attese che l'abbraccio si sciogliesse per guardarlo in volto. "Che cosa  successo? Mi stai spaventando, Dam."

"Stiamo tutti bene  solo che... ecco, sar meglio entrare." Damian la scort in casa e Chiara ebbe la certezza che ci fosse qualcosa di strano quando non vide Amleto zampettare per le scale e andarle incontro, come faceva di solito. Prefer non parlare e segu il cognato al piano superiore. Nel breve tragitto verso il salotto la sua mente fu invasa da mille pensieri e una strana sensazione s'impossess di lei. Aveva quasi paura, ma di cosa?

"Ciao Chiara, scusa l'intrusione. Ti ricordi di me?" L'uomo si era alzato dal divano per salutarla. Ci mise un po' a ricordare, ma le bast osservare il taglio perfetto dei capelli, lo sguardo scuro e quel sorriso tipico di chi sa il fatto suo per rievocare il suo nome.

"Certo, tu sei Jack Darril, l'amico di Roscoe..." Sussurr quel nome per la prima volta dopo tanto tempo. Non fece in tempo a chiedere come mai fosse venuto a Roma che venne attirata da un movimento alla sua destra. Si volt in quella direzione e il mondo intorno a lei and in briciole. Seduto sulla poltrona, vide un uomo vestito con abiti chiari che stringeva in mano il pomello di un bastone. Con le gambe accavallate e le braccia appoggiate sui braccioli, aveva tutta l'aria di un re. Chiara not la barba folta, il naso perfetto e gli occhi...

Fece un passo in avanti per osservarlo meglio. Non riusciva a capire perch non si fosse presentato, poi torn a fissargli gli occhi... vide Damian avvicinarsi con circospezione e Jack rimanere fermo dove l'aveva lasciato. Non sapeva pi che

pensare, lo sguardo dello sconosciuto era fisso su di lei, arrogante e profondo. I suoi occhi... due pozze nere in cui si sent risucchiare, no... quello era il suo mare in tempesta sotto il cielo senza luna!

"Oh, mio Dio! Roscoe?!" La stanza cominci a girare e le pareti sembrarono restringersi intorno a lei. Chiara sent il cuore battere all'impazzata e il respiro diminuire. La luce si diffuse lampeggiante e il boato di un tuono si avvicin fino a stordirla. Percep qualcuno gridare e una mano fu l'ultima cosa che vide prima che tutto sparisse nel fondo scuro dell'incoscienza.

26. Italia, Roma.

"Ah, eccoti. Stai bene?" La voce di Damian saett come una freccia e la nebbia nel cervello di Chiara sembr dissolversi quando lentamente riemerse dalla palude dell'oblio in cui era sprofondata. Gi, quanto tempo era passato? Sbatt le palpebre pi volte -sollevare due porte di ferro sarebbe stato di gran lunga pi facile -prima di riuscire ad aprire gli occhi. Pian piano fu in grado di distinguere i colori e nella stanza le luci tornarono a brillare riportando ovunque la vita. Un momento... il volto

stupendo e spaventato che stava osservando era quello di Damian?

"Tutto bene?"

Poi si era voltato dandole per un momento le spalle. "Vediamo se  il caso di

farla controllare in ospedale."

"Co... cosa ..." Chiara scosse la testa, ci di cui aveva bisogno era ricordare perch il cognato si trovasse nel suo salotto e la tenesse tra le braccia. Chiuse gli occhi, aveva bisogno di concentrarsi. Con la mente percorse a ritroso gli ultimi istanti prima che svenisse: ricord di essere scesa dal taxi sotto casa, di aver salutato Damian davanti al portone e di essere rimasta sorpresa del suo arrivo. Insieme erano saliti e... Chiara spalanc gli occhi in preda al panico.

"Lo hai visto anche tu? Ti prego, Dam, dimmelo. Roscoe era qui o sono diventata

pazza?" Damian le accarezz le mani che, chiuse a pugno, stringevano convulsamente la sua camicia. Il tocco delicato dell'uomo ebbe su di lei l'effetto di un calmante ma non allontan del tutto la smania di conoscere la verit che, come una tenaglia le stava strizzando il cuore. Chi era l'uomo misterioso seduto sulla sua poltrona? E ora dov'era andato? Chiara guard oltre le spalle di Damian. Lui era l, in piedi, accanto a Jack che nel frattempo si era avvicinato con un bicchiere di acqua.

"Non sei impazzita, credimi.  Roscoe, il nostro Roscoe. Lui  vivo ed  qui." Damian si spost circondandole le spalle con un braccio sostenendola mentre osservava l'uomo barbuto appoggiato al bastone, che la stava fissando. Il cuore le fece una capriola nel petto, il suo Highlander era tornato e si trovava nel suo salotto, proprio davanti a lei.

Era impossibile ma il cielo aveva ascoltato le sue preghiere concedendole di rivederlo. Era contro ogni logica eppure lui era l, non c'erano dubbi. S, era proprio Roscoe, nonostante i capelli troppo lunghi e la barba folta, quello era il suo uomo.
Oppure no... non pi? C'era qualcosa nel suo modo di fare che le fece aggrottare la fronte. Perch non stava vicino a lei? Perch si teneva ancora a distanza? Forse anche lui era stato travolto dalle emozioni da non riuscire a gestirle. Doveva essere quello il motivo che gli impediva di raggiungerla e prenderla tra le braccia. Che altro poteva trattenerlo altrimenti?

"Roscoe, io non riesco a crederci..." Chiara non fu in grado di aggiungere altro; la freddezza dello sguardo dell'uomo che ancora amava, la sconvolse al punto da pensare che una lama appuntita infilata nel cuore l'avrebbe fatta sanguinare di meno.
Sent le lacrime assieparsi dietro le palpebre e spingere per uscire. Si appoggi a

Damian, incapace di reggersi in piedi.

"Che cos'ha?" La voce roca di Roscoe ruppe il silenzio ma il suo tono era di mera cortesia, niente di pi. Il coltello affilato inflisse un'altra ferita profonda nel cuore di Chiara.

"Sta bene, non preoccuparti" rispose Damian sforzandosi di rimanere calmo.
Doveva aver compreso quanto le facesse male l'atteggiamento indifferente del gemello.

"Perch dovrei preoccuparmi?" Fu la risposta sprezzante di suo fratello.

Il cuore di Chiara esplose e lei, stavolta, non riusc ad arginare le lacrime. Tra un borbottio e l'altro furono invitati tutti a uscire dalla stanza fino a quando Damian non rimase solo con lei. Occorreva spazio e tempo per spiegarle bene la situazione. E non sarebbe stata impresa facile.

"C' una cosa che devi sapere: Roscoe ha perduto la memoria in seguito all'esplosione della miniera." Chiara prese il fazzoletto dalle mani del cognato e torn a guardarlo. A un'ipotesi simile non aveva pensato. Doveva assolutamente conoscere tutta la vicenda per intero.

"Fino a ieri non ricordava neanche il suo nome." Damian le raccont tutto dall'inizio cercando di non tralasciare alcun particolare. Per quanto potesse essere doloroso, Chiara doveva sapere.

"Dovevamo rientrare a Blantyre, ma all'ultimo momento ho pensato che forse vederti avrebbe facilitato l'affiorare dei suoi ricordi. Mi aspettavo un'altra reazione, ad essere sincero. Credo che mio fratello abbia bisogno di tempo."

Chiara lo guard attonita. "Mi stai dicendo che non sa chi sono e che non ricorda
quello che c' stato tra noi?"

"S,  cos, purtroppo." Damian era affranto come se fosse sua la colpa della situazione. "Da quello che ho potuto constatare, per, Roscoe ha bisogno solo di stimoli e di informazioni che lo aiutino ad abbattere la barriera costruita intorno ai ricordi. In aereo mi ha confidato che ultimamente ha cominciato ad avere delle allucinazioni; all'inizio pensava che fosse lo stress a causarle, il lavoro per il giornale lo stava assorbendo molto, pensava di tornare anche in ospedale per un
controllo."

"Che intendi con "allucinazioni"?"

"Immagini, fotogrammi di momenti vissuti che non riusciva a decifrare, volti e addirittura abiti particolari. Credeva di essere malato."

Chiara si tranquillizz, la speranza non era perduta. "Credi che se gli proponessi di venire con me in ospedale, domani, accetterebbe? Sempre che riesca a rivolgermi la parola e a guardarmi con meno disgusto di come abbia fatto poco fa." Abbass la testa e serr le palpebre di nuovo; bench comprendesse il problema, le risultava difficile dimenticare lo sguardo gelido di poco prima. Tuttavia il suo Highlander era tornato, e per quanto Chiara lo sentisse distante, non si sarebbe tirata indietro, non lo avrebbe lasciato proprio ora che il destino sembrava averle offerto una seconda possibilit.

"Voglio parlare con lui."

"Sei sicura? Ti senti forte abbastanza da affrontarlo da sola?"

Chiara annu decisa. I tempi in cui Roscoe le incuteva soggezione, tanto da voler fuggire da lui, erano trascorsi e finiti da parecchio, ora non aveva pi nulla da temere e sapeva che non le avrebbe fatto niente di male.

"Lo vado a chiamare, allora." Damian fece per uscire dalla stanza ma si ferm sulla porta intercettato da Jack. Qualcuno si era aggiunto al gruppetto in corridoio e, da come era stato accolto, non sembrava il benvenuto. Chiara tent di alzarsi dal divano.

"Rimani sdraiata! Che succede e perch non mi hai avvertito?" Saverio accorse prontamente aiutandola a distendersi. Le porse il bicchiere con l'acqua accarezzandole il viso.

Maledizione! L'appuntamento!

"Scusami,  accaduto tutto troppo in fretta. Se ti avessi chiamato, non saresti
dovuto venire fin qui."

"Non pensarci nemmeno, mi sarei precipitato lo stesso." Nonostante Saverio facesse di tutto per apparire tranquillo, Chiara si accorse dalle spalle rigide e la mascella tirata quanto fosse angosciato. Si sedette accanto a lei sul divano. "Se mi avessi permesso di accompagnarti, tutto questo non sarebbe successo." La battuta la fece sorridere. Era sempre cos con lui. "Adesso per, tesoro, dimmi come ti senti. Ti porto in ospedale, certo non  quello che avevo in mente per la serata, ma  pur sempre un'uscita. Mi preoccupo solo della cucina, avevo in mente un men speciale e non sono sicuro che la mensa del "Fatebenefratelli" possa soddisfarci." Saverio continuava a sorriderle e a fare battute ma non riusciva a stare fermo con le mani; le aggiustava il bordo della maglietta, girava il polsino per poi stenderlo di nuovo, le

spostava i capelli dietro l'orecchio e alla fine le prese le mani tra le sue. Chiara not che erano fredde. Prov a rispondergli ma lui non la lasci parlare.

"L'importante, per ora,  sapere cos'ha causato questo malore."

Chiara gli chiuse la bocca con due dita. Se voleva avere la possibilit di replicare, quello era l'unico modo.

"Sto bene, grazie. Il mio  soltanto un malessere lieve, non c' da preoccuparsi.
Stai tranquillo." Stavolta fu lei ad accarezzargli la guancia.

Un colpo di tosse ruppe l'intensit del momento. Chiara vide Damian alle spalle di Saverio. La faccia del cognato era rigida e seria. "Va tutto bene, Dam. Non sapevo che voi doveste arrivare oggi, e noi invece dovevamo uscire insieme." Si stava giustificando con lui? E per cosa, santo cielo? In fondo lo conosceva e sapeva molto bene che grazie alle attenzioni di Saverio, Chiara era riuscita a superare con pi facilit i lunghi e tormentati mesi dopo la notizia della morte di Roscoe.

No, lui  vivo!

"Devi riposare, cara, tutto qui. Hai bisogno di andare a letto, domani avremo tutti
una giornata impegnativa."

Saverio per non sembrava disposto a essere congedato in maniera tanto sbrigativa.

"Voglio che me lo dica lei. Va tutto bene davvero? Insisto, lascia che ti porti in ospedale..." Tir fuori dalla tasca dei pantaloni il cellulare. "Se non vuoi arrivare fino all'isola Tiberina, chiamo un mio amico medico. Sar qui in poco tempo e..."

"Ci prenderemo noi cura di Chiara, non occorre che ti disturbi." Nella stanza

cal una cortina di gelo e tutti si voltarono al suono stentoreo e minaccioso di quella voce. Il cuore di Chiara perse un battito: in mezzo alla stanza Roscoe fissava immobile il nuovo arrivato. "Ci di cui ha bisogno  il riposo." Non aggiunse altro, non ce n'era bisogno, bastava guardarlo in faccia per capire che dietro quel tono pacato si nascondeva un ordine bello e buono. Chiara rischi di svenire di nuovo, Roscoe aveva pronunciato il suo nome! Poteva anche non ricordarsi di lei, ma sentirlo le procur un brivido e la fiammella della speranza, che credeva spenta da tempo, torn ad ardere cos come le sue guance che rischiarono di prendere fuoco. La reazione di Roscoe assomigliava molto di pi a un modo di ristabilire i ruoli, di marcare il territorio, pi che un atto di scortesia. Era impossibile da credere per una persona affetta da amnesia.

"Non sono qui per farla agitare ma solo per sincerarmi delle sue condizioni, e se
posso fare qualcosa per..."

"No, non puoi e non devi. Ci prenderemo cura noi di lei." Inutile combattere, nell'immaginario braccio di ferro, Roscoe non avrebbe mai perso. Saverio si avvicin allo sconosciuto. Non sembrava aver gradito l'intromissione e men che meno il tono autoritario. Con un sorriso gelido che non arriv agli occhi, allung il braccio con la mano aperta.

"Non ci conosciamo, mi chiamo Saverio Mantelli e sono un carissimo amico di
Chiara. Lei, invece?"

Roscoe ignor la mano con una faccia che definire contrariata era poco. Chiara ebbe l'impressione che si trattasse di un dj-vu e la sua mente corse ai primi tempi quando, appena conosciuto, il suo Highlander, avvelenato dal rancore nei confronti

della famiglia, era solito rivolgersi a tutti con rabbia. In seguito, conoscendolo, aveva capito che cos facendo proteggeva se stesso. In quel momento per il suo comportamento non aveva senso, a meno che la perdita di memoria non l'avesse riportato indietro nel tempo. Neanche cos, per, quella reazione poteva essere giustificata.

"Sono Roscoe Mac Talbot e lei deve andare via adesso."

"Ma cosa...?"

"Siamo stanchi, il viaggio  stato lungo e abbiamo tutti bisogno di dormire. Ti accompagno alla porta, Saverio. Chiara ti chiamer domani." Damian intervenne indossando gli abiti del pompiere. Non era la prima volta e, avendo per fratello un tipo irascibile come Roscoe, doveva esserci abituato. Anche lui, come Chiara, si era reso conto della stranezza della circostanza. Saverio e Roscoe stavano ingaggiando una lotta di sguardi che non poteva passare inosservata, due galli in procinto di beccarsi a sangue nell'arena.

"S, vai tranquillo. Sto bene, giuro, ho solo bisogno di dormire. Ti chiamo domani mattina." Il tono soave di Chiara convinse Saverio.

"Ci conto. Buonanotte!" L'uomo si abbass su di lei per salutarla con un bacio sulla fronte e se ne and. Quasi nello stesso momento Damian e Jack sparirono discretamente.

Era arrivato il momento per Chiara e Roscoe di parlare.

Roscoe non si era ancora mosso e, per quanto lo aspettasse da tempo, Chiara non sapeva da dove cominciare. Pi lo guardava, pi si convinceva che non era delle

parole che aveva bisogno ma di perdersi tra le sue braccia, cos come aveva sognato per tante notti. Dio, com'era bello e sexy il suo Highlander! Certo, la barba nascondeva molto del viso stupendo che ricordava e soprattutto celava ci di cui pi aveva bisogno ora, la sua bocca. Deglut nel momento in cui l'altro sollev un sopracciglio. Che sciocca, pens, cosa temeva, che le avesse letto il pensiero?

Si spost per lasciargli posto sul divano, ma invece di sedersi accanto a lei, Roscoe prefer la poltrona di fronte, la stessa che occupava quando lei era arrivata.
Chiara si sent morire; il fatto che fosse proprio lui a prendere le distanze, le provoc un dolore acuto al centro del petto.

Ha perso la memoria, non essere paranoica! Aiutalo invece a ricordare...

"Quanto tempo..." Fece un lungo respiro. Era difficile articolare le sillabe e Chiara avrebbe preferito perdere i sensi di nuovo piuttosto che affrontare quello sguardo scuro e inquietante. "Scusami, non ci crederai, ma come te non so che cosa dire. Ti ho qui davanti e ho l'impressione di sognare. Da quando sei partito, ho sperato che questo giorno arrivasse e ora che sei tornato ho paura di rivivere uno dei miei incubi peggiori, uno di quelli che hanno affollato le mie notti dopo aver saputo che tu eri..." No, non doveva piangere, non ancora almeno. Si fece forza. "Cosa hai fatto? Come hai vissuto laggi fino ad oggi? Mi piacerebbe sapere tutto e in ogni caso
ho bisogno di sentire la tua voce, ti prego."

Roscoe, che fino a quel momento era rimasto immobile ad ascoltarla, si accigli.
Grattandosi la barba si alz.

No, non andartene! Chiara si sporse in avanti pronta a rincorrerlo. Ma lui si stava solo avvicinando al balcone.

"Ho abitato per un anno in una villetta poco distante dal mare. Le uniche luci che vedevo dalla terrazza erano quelle dei pescherecci e delle navi in transito nel porto di Freetown. Di auto ce n'erano ben poche, se non in citt, dove mi recavo per andare in redazione. Ho sempre pensato che quello del giornalista fosse il mio lavoro. Me la cavavo, sai, davanti al computer le mie dita volavano." Smise di parlare per fissare la strada. Chiara ascolt in silenzio; non era il caso di avvicinarsi, non ancora, era meglio continuare a torturare i braccioli del divano. Desiderava solo che continuasse a parlare, era cos bella la sua voce!

"Non ho mai pensato che quella non fosse la mia vita. Mi piaceva scrivere, documentarmi, viaggiare, entrare nel cuore della notizia. Da un paio di mesi mi stavo interessando della condizione di lavoro dei minatori e della sicurezza nelle miniere.
Cos sono arrivato a scoprire cosa accadde il giorno dell'esplosione." Roscoe le raccont tutto con algida precisione, come se invece di averle vissute in prima persona, quelle vicende le avesse apprese dai discorsi di estranei. Chiara non riusc a trattenersi e sent le lacrime rotolare gi per le guance.

"Di solito, una volta terminato il lavoro al giornale, uscivo lasciandomi alle spalle le scoperte e le notizie. Mi rifugiavo nel solito bar al centro della citt dove aspettavo il momento di tornare a casa e annegavo la noia in qualche bottiglia di alcol. Cos mi sembrava pi facile affrontare la serata. Avevo una compagna che mi aspettava a casa. Non  che ci trovassimo proprio in completa sintonia, io e lei. Il fatto che le stessi accanto equivaleva ad una specie di ringraziamento, Nulla di pi.
Mi aveva dato un'identit, era il mio modo per sdebitarmi."

"Tu... tu hai una donna?" L'angoscia pi profonda s'impossess del suo cuore e

in quel frangente sembr che tutta l'aria nella stanza fosse stata risucchiata da una forza sconosciuta. Chiara boccheggi desiderando di sapere ma pregando in cuor suo che Roscoe non le rispondesse. Lui si volt, qualcosa nel suo volto la port a sperare che non tutto era perduto.

"No."

Era quella la risposta che voleva sentire. Chiara ritrov la capacit di respirare e il sole torn a scaldarle l'animo. Per loro c'era ancora speranza.

"Che ne  stato di lei?", chiese per evitare ogni fraintendimento.

"Non lo so e non mi importa. Mi piacerebbe invece ricordare qualcosa di te, di noi, ma  tutto bloccato qui dentro, mi spiace." Roscoe si picchiett la tempia. In quel momento gli parve pi giovane, forse era il modo in cui si stava scusando o come le aveva sorriso porgendole un nuovo fazzoletto. Per la prima volta in quella serata, cap che il legame tra loro esisteva ancora. Prese coraggio, si alz e lo invit a seguirla nella sua camera da letto.

"Ecco, questo ti appartiene." Chiara, apr l'anta dell'armadio dove erano conservati gli abiti del loro matrimonio, prese la stampella con il kilt e la giacca nera e gliela porse. Roscoe fiss il completo senza dire nulla. Poi scorse il vestito bianco.

Quando lo tir fuori dal guardaroba impallid e indietreggi vacillando.

"Che succede?"

"Eri tu la sposa nella mia visione. Questo  proprio l'abito che ho visto. Eri triste

e mi guardavi come se dovessi lasciarmi, perch? Perch non ci siamo pi sposati?" "La cerimonia  stata interrotta dalla tua segretaria. Ti informava di aspettare un

figlio tuo." A distanza di tempo i ricordi facevano ancora male. Chiara non lo aveva previsto, ma non poteva nascondergli particolari che potevano essere importanti.
Respir a fondo e strinse i denti. Sapeva bene che non era quello l'aspetto pi doloroso della storia.

"Com' possibile che io non ricordi neanche di avere un figlio?" Eccolo il vero problema! La faccia di Roscoe si contrasse in una smorfia di orrore. Chiara si domand in quell'istante se sarebbe stata in grado di trovare le parole adatte; non era semplice rendere l'idea di quello che era successo, senza ferirlo di nuovo.

"A dir la verit, quel figlio non  mai nato." Il dolore sincero che gli vide negli occhi le dette il coraggio necessario per avvicinarsi. "Mi dispiace, Roscoe, ma 
stato un incidente."

"Dimmi di noi" le chiese con un filo di voce. La domanda le fece traboccare il cuore di un sentimento cos potente da risultare quasi doloroso. Prese a raccontargli tutto dall'inizio, cominciando dal loro primo incontro. Non tralasci nulla e non si preoccup degli eventuali contraccolpi. Lo consider il momento della verit e Roscoe doveva conoscere ogni cosa.

"Avevamo deciso di sposarci di nuovo subito dopo il tuo viaggio in Africa, ma non sei pi tornato... fino ad oggi." Era troppo, per entrambi. Un silenzio prolungato cal nella stanza.

"Si  fatto tardi, meglio dormire un po'." Roscoe fece forza sul bastone e raggiunse la porta, quando si volt per salutarla, aveva il viso contratto e le spalle curve; era inevitabile, dato il peso dei ricordi.

"A domani."

Lo vide annuire e chiudersi la porta alle spalle senza aggiungere altro. Chiara avvert di nuovo un senso di vuoto e un'ondata di angoscia sommergerla. Cominci a tremare ma non per il freddo; la paura di non vederlo pi il giorno dopo attanagli il suo cuore. Sent il bisogno irrefrenabile di respirare a bocca aperta per ingollare aria.
Temeva di aver sognato tutto ancora una volta. Forse con una doccia avrebbe placato l'ansia e magari in seguito avrebbe riposato.

Sotto il getto caldo dell'acqua gli avvenimenti della serata persero d'intensit, addirittura apparvero pi facili da sopportare e quando si infil sotto le lenzuola, preg con tutta se stessa che la notte avesse la consistenza e la durata di un respiro, tanto era grande la smania di rivedere il suo Highlander. Spense la lampada sul comodino ma invece di abbracciare il cuscino come suo solito, apr il cassetto. Il buio non le imped di individuare la scatolina con l'anello di fidanzamento. Senza una vera ragione, lo indoss. Roscoe era tornato e ben presto anche il loro legame sarebbe risorto di nuovo forte e vincolante. Non era pi tempo di nascondere il diamante in una scatola.

Buonanotte amore mio...

"Chiara, ma stai ancora dormendo? Hai intenzione di arrivare tardi?" La voce di Damian arriv dal corridoio e lei lo sent mentre, ancora in bagno, controllava il trucco. "Perfetto!" pens dandosi un'altra occhiata allo specchio: l'abito color pesca le cadeva morbido sul corpo esaltandone le forme. Aver perso qualche chilo, le donava, e il girovita contenuto era davvero una delizia. Soddisfatta, prese la pochette che aveva lasciato sul letto e si avvi verso le scale. Era da tempo che non si sentiva

cos rilassata; al pian terreno c'erano Roscoe e gli altri ad aspettarla, l'avrebbero perdonata per il ritardo.

"Sei splendida!" Damian le porse la mano e il suo sorriso l'abbagli come sempre. "Affrettiamoci, o non ci aspetteranno. Non voglio proprio perdermelo,
stavolta."

Neanche lei, poteva starne certo. A passo svelto entrarono in cappella, Roscoe era fermo ai piedi dell'altare, il suo sorriso la scald come il raggio di sole al mattino. Percorse la navata della cappella del castello Mac Talbot al braccio del cognato, emozionata e pronta. Roscoe le fece un cenno con la testa per farle capire di averla notata, poi si volt alla sua sinistra. Accanto a lui c'era una donna vestita di bianco, la quale, radiosa, gli porse la mano per ricevere l'anello.

"Chi  quella? Indossa il mio abito e quello  il mio anello. NO, ROSCOE, NON
FARLO!"
...
.
...

Dal balconcino della camera da letto, Roscoe ammirava la citt dormiente sotto un cielo rischiarato dalla luna piena. L'aria notturna era piacevole, anche se pi fresca di quella africana. Roscoe amava la notte. Nell'anno trascorso lavorando al giornale, poteva senz'altro affermare che era quello il momento per lui pi stimolante. Come sarebbe stata la sua vita, lo avrebbe scoperto una volta tornato in Scozia. Non era preoccupato, sapeva perfettamente che riacquistata la memoria avrebbe capito quale fosse il suo posto. Per il momento era meglio concentrarsi sul presente. Ripens cos agli ultimi avvenimenti della serata e a Chiara. Non la ricordava ancora, era vero, ma c'era qualcosa in lei... il solo guardarla gli aveva suscitato un'ansia inspiegabile e la

reazione avuta nei confronti dello sconosciuto ne era stata la conseguenza.

Roscoe guard l'auto parcheggiata vicino all'edicola. Una coppia di giovani innamorati appoggiata alla portiera si stava prodigando in effusioni che, per quanto innocenti, necessitavano di privacy. A malincuore rientr in stanza. Aveva bisogno di dormire.

Un urlo squarci il silenzio facendolo saltare come una molla. Era Chiara.

Raggiunse in tutta fretta la sua stanza ed entr senza neanche bussare. Stava piangendo.

"No, quello  il mio anello,  mio!" La sent ripetere. Si avvicin al letto e qualcosa di misterioso gli si rimescol dentro. Era bellissima e doveva proteggerla.
Quella donna gli suscitava un sentimento primitivo e viscerale che lui non era in grado di gestire. Non sapeva bene il perch ma ancora una volta avvert l'esigenza di prendersi cura di lei. Era l e non se ne sarebbe andato.

"Chiara, svegliati,  solo un incubo" le mormor all'orecchio, stringendola tra le braccia. Un profumo dolce di lavanda lo avvolse svegliando ogni cellula e terminazione nervosa del suo corpo. "Piccola, ci sono io, stai tranquilla. Hai fatto solo un brutto sogno." Che strano! Non era da lui comportarsi in quel modo, l'unico conforto che era solito concedere alle donne era di gran lunga diverso eppure, come prima mentre le parlava, Roscoe not come fosse semplice e naturale starle accanto.
Non si meravigli dunque di aver osato, n si stup quando Chiara, finalmente cosciente, si accoccol sul suo petto. Era giusto. Incredibilmente giusto.

"Va meglio?" le chiese con un filo di voce.

"S" rispose Chiara stringendosi le braccia attorno alla vita.

"Ti sentiresti meglio se ne parlassi?" Appena fin di chiederlo, Roscoe si meravigli ancora una volta del suo comportamento bizzarro. Chiara aveva il potere di renderlo un uomo migliore. Quanto avrebbe voluto ricordare! "Ti ho sentito gridare qualcosa a proposito di un anello, ma vedo che ne hai uno al dito. E di questo che si tratta?" Pass il pollice sulla marquise, ad occhio e croce valeva qualche migliaio di dollari.

"Te l'ha regalato lui, il biondino che ho mandato via?  il tuo uomo adesso?" Non poteva negare che stesse provando gelosia e anche se non ricordava quanto intenso fosse il legame che un tempo li univa, non pot nascondere che per ben due volte aveva provato quella sensazione.

"No, questo me lo hai regalato tu e, no, Saverio non  il mio uomo." Chiara alz la testa e Roscoe non pot fare a meno di accarezzarle il volto arrossato dal pianto.
Non era quello che si aspettava ma non pot negare quanto quella notizia gli facesse piacere.

"Allora non capisco, a quale anello ti stavi riferendo?" Chiara strinse forte le palpebre, l'imbarazzo che le color di nuovo le guance la rese ancora pi bella.
Roscoe avrebbe voluto prenderla in giro ma non era decisamente il momento pi appropriato. Che strano, se le fosse capitato il giorno prima, avrebbe approfittato del momento traendone profitto personale. A guardarla bene, Chiara era di una bellezza carnale rara, quindi non avrebbe perso tempo, solo una botta e via, come da copione.
La consapevolezza maturata nelle ultime ore di essere in realt un'altra persona, aveva mischiato le carte in tavola e, a pensarci bene, la cosa non gli dispiaceva.

"Se non vuoi, non dirmelo, non fa niente. Rester qui accanto a te, fin quando non ti tranquillizzerai e ti addormenterai di nuovo." Il corpo caldo della donna sembr vibrare tra le sue braccia. Una reazione strana, pens, che lo rese duro all'istante.
Roscoe si spost prima che il suo stato risultasse palese. Non era certo quello il momento per fare la figura dell'idiota. Per fortuna anche Chiara si scost da lui per mettersi a sedere sul letto. Si era tranquillizzata ed era pronta a raccontare.

"Ti sembrer sciocca ma ho sognato di perderti ancora." Roscoe la osserv senza la minima idea di ci di cui stesse parlando. Chiara se ne accorse. "Come dice il proverbio? "Non c' due senza tre" e cos neanche in sogno riusciamo a sposarci, per la terza volta." Il discorso stava prendendo una brutta piega, ma era meglio far finta di niente, d'altra parte si trattava solo di un sogno, giusto? Roscoe sper che il suo volto non rivelasse il disagio provato poich non era sua abitudine parlare di nozze. Alla fine del racconto si sent un verme, anche se non era successo niente in realt. Ma Chiara non doveva pi soffrire.

"Mi piacerebbe rassicurarti, invece non so che dire, mi dispiace." Se qualcuno glielo avesse detto, non ci avrebbe creduto, rimanere senza parole, e per di pi in imbarazzo, non era da lui. In pi la stanchezza cominciava a farsi sentire e prima di peggiorare le cose rivelando magari sentimenti compromettenti, pens fosse arrivato il momento di andarsi a coricare. Aiut Chiara a sistemarsi sotto le lenzuola assicurandosi che stesse meglio. "Che ne dici di dormire? Ne abbiamo bisogno tutti e
due."

"Resta qui, per favore."

"D'accordo," disse dopo aver superato la sorpresa "aspetter che ti addormenti

e poi torner in camera mia. Buonanotte." Dopo aver spento la lampada sul comodino, per, chiuse gli occhi anche lui fino al mattino.

27. Italia, Roma.

Un raggio di sole si era insinuato nel minuscolo spiraglio tra le tende. Il cono di luce aveva raggiunto il letto ancora sfatto che sembrava risplendere sotto lo scintillio del pulviscolo. Chiara chiuse la seconda valigia tirando un sospiro di sollievo, mai avrebbe pensato di essere pronta a tornare a Blantyre. Dall'ultima volta che era stata in Scozia, dodici mesi prima, molte cose erano cambiate e di sicuro anche lei. Ma nella vita anche le decisioni definitive potevano mutare. In pi, rivedere suo cugino le avrebbe fatto senz'altro bene. Ah, se le era mancato! Dalla sua partenza non l'aveva quasi pi sentito e dopo la presunta scomparsa di Roscoe era la cosa che pi le dispiaceva. Al telefono, la sera prima, superato per entrambi il momento delle emozioni, si erano ritrovati ridendo e scherzando come se il tempo non fosse mai trascorso. Ci di cui aveva bisogno era di poterlo riabbracciare.

Trascin la valigia accanto ai borsoni gi pronti vicino alla porta. Qualcuno stava bussando. Era Damian con un bel sorriso sulla faccia che per non ebbe il potere di attenuare la delusione. Dov'era Roscoe? E perch non era salito lui? Eppure aveva dormito nel suo letto. Forse non era abbastanza... Deglut il dispiacere e accolse il cognato sforzandosi di apparire del suo solito umore.

"Buongiorno, sei venuto a rimproverarmi perch sto perdendo tempo invece di
scendere a preparare la colazione?"

"Non ci provare nemmeno a farmi passare per un maschilista" replic Damian fingendosi risentito. Le agit l'indice sotto il naso prima di strizzarle l'occhio. Chiara benedisse il suo bel carattere e gli effetti che le procur.

"Gli altri sono in cucina? Finisco di vestirmi e arrivo subito."

Damian annu ma prima di andarsene qualcosa oltre la sua spalla lo incurios tanto da fermarlo. Chiara afferr al volo: aveva notato il letto sfatto. Avvamp senza una ragione e improvvisamente sent la necessit di giustificarsi, anche se non sapeva davvero da dove cominciare. Damian risolse tutto circondandole le spalle con le braccia.

"Non  tornato in camera stanotte e, se devo essere sincero, lo speravo" le spieg guardandola con un'aria complice. Chiss che effetto gli avrebbe fatto ascoltare la verit. Chiara sospir attardandosi ancora in quell'abbraccio confortante; solo cos avrebbe trovato il coraggio di parlarne senza sembrare una stupida ragazzetta innamorata e avvilita.

"Abbiamo solo dormito." E tanti saluti alla discrezione! La frase appena pronunciata trasudava amarezza e disillusione e Damian non pot non notarlo. Per tutta risposta rise prendendola in contropiede. No, non era proprio quella la reazione che si sarebbe aspettata, ma che diamine! "Ehi, da quando sei diventato un uomo
senza cuore?"

"Scusami, Chiara, ma me l'hai servita su un piatto d'argento. Dovresti vedere la tua faccia, sei arrossita come una bambina!" Detto questo, la port di fronte allo specchio. Aveva ragione, stava avvampando e constatarlo non le giov affatto. Si volt di scatto nascondendosi il volto tra le mani.

"Va bene, sei contento? Ora s che mi sento meglio." Gli dette una spinta buttandolo fuori dalla stanza. Sulla porta, prima di allontanarsi, Damian divent serio.
Il momento del gioco era passato.

"Dagli tempo, vedrai che torner da te."

Chiara appoggi la testa sull'anta dopo averla chiusa. Ripens alla gioia provata quando, appena sveglia, si era voltata dalla parte del letto occupata da Roscoe. Tra le lenzuola e sul cuscino persisteva il suo profumo di sandalo e tabacco e anche se lui non c'era pi, la sua presenza ingombrante era ancora persistente. Le bast quello per rassicurarla, non aveva sognato. Tuttavia non era pronta per affrontarlo. Come si sarebbero comportati? Cosa si sarebbero detti? C'era un solo modo per scoprirlo.

...
.
...
"Buongiorno!" Chiara salut Jack e Damian, ma di Roscoe nessuna traccia. Si rilass, quasi. Non avrebbe dovuto, lo sapeva, ma sent l'animo farsi pi leggero; le serviva pi tempo per recuperare il coraggio e affrontare il suo Highlander al meglio.
Si vers un po' di caff ancora caldo dalla moka e il morbido gusto contribu farla stare meglio. La mattinata non poteva che migliorare.
"Quello  tornato e vuole parlare con te." Roscoe entr in cucina come una furia e il tono scontroso con cui sput fuori le parole conferm a tutti il suo disappunto. Era di coraggio che si stava parlando?
"Chi?" Fu l'unica domanda possibile. Chiara si fece forza e lo guard. Il respiro le si blocc in gola: lui era bellissimo. Era una visione che le toglieva il poco fiato che le era rimasto, arrabbiato, furioso e pronto a strangolare qualcuno a mani nude.

"Il biondino di ieri sera.  gi che ti aspetta." Roscoe la fiss con occhi duri, non gli era rimasto neanche un briciolo della dolcezza della notte precedente e Chiara in quel momento comprese quanto fosse lontano per loro il riavvicinamento. Si mosse bloccando Damian che nel frattempo si era alzato per precederla. Era giusto che fosse lei a incontrarlo. A malincuore si avvicin a Roscoe senza guardarlo in faccia, era gi umiliante quella distanza tra loro. Lo super ma una mano forte le afferr il braccio.
Lo guard sperando in un sorriso, ma ci che ottenne la stup forse di pi.

"Se davvero quel tipo non  il tuo uomo, dovrebbe saperlo. Fossi in te, glielo
direi... ora."

Era davvero comando quello che le aveva appena sibilato all'orecchio? Non poteva crederci! Fece per allontanarsi ma il suo corpo la trad. Roscoe, vedendola vacillare, rinserr la presa. Chiara, a bocca aperta, rest imbambolata ad osservare le onde minacciose nei suoi occhi. "Baciami!" fu tutto quello che riusc a pensare e se non avesse messo fine a quel teatrino subito, avrebbe preso lei l'iniziativa. Sentiva i sensi in fiamme e le gambe molli, tutta la dignit che possedeva stava defluendo senza che potesse arrestarne la caduta.

"Lasciala andare." Fu Damian a venirle in soccorso tirandole via la mano, ma non pot sottrarla allo sguardo di Roscoe e questo bast per farla ardere di pi. Non era certo la paura a tenderla oltre il lecito. No, ci che avvertiva era desiderio e se fossero stati da soli in cucina, niente le avrebbe impedito di stringergli il bavero della giacca, farlo abbassare e baciarlo fino a non sentire pi le labbra. Il suo uomo le aveva acceso dentro un fuoco inestinguibile che aveva bisogno di essere costantemente alimentato.

Da lui.

Santo cielo, aveva proprio pensato una cosa simile? Non perse tempo a cercare di analizzare quel comportamento lascivo, pens bene invece di allontanarsi prima di rendersi ridicola. Usc in tutta fretta finendo tra le braccia di Saverio che stava salendo al piano superiore.

"Sono felice che tu stia bene. Meno male! Ieri mi hai fatto preoccupare e non vedevo l'ora di sincerarmi delle tue condizioni." Era davvero sollevato.

"Sei gentile, al contrario di me che invece sono un'egoista. Avrei dovuto telefonarti appena sveglia e avvisarti. Mi sono attardata con le valigie e cos..."

"Le valigie? Stai partendo?" Saverio sembr molto pi che sorpreso. Da come aveva corrucciato la fronte e assottigliato le palpebre, Chiara dedusse che la notizia lo aveva addirittura sconvolto. Incredibile! Stava per rispondergli quando lui la trascin nel salotto, lontano il pi possibile da orecchie indiscrete. Sempre pi strano!

"Saverio, ma che succede? Ti comporti in modo cos insolito."

"Sono io che vorrei sapere che combini. Non mi hai accennato che saresti partita.
Come mai tutta questa fretta?" Era davvero contrariato; Chiara cerc di alleggerire la tensione. Non era semplice per trovare le parole giuste per tranquillizzarlo, anche perch quella reazione non aveva alcun senso.

" solo che gli altri devono rientrare in Scozia e io li accompagno, com' giusto che sia. Non capisco perch tu te la prenda tanto."

"Non lo capisci?" Saverio sbott come se Chiara gli avesse rovesciato addosso

acqua bollente. "Cosa  cambiato da ieri sera? Sbaglio se affermo che  a causa sua
che mi stai mollando?"

Mollarlo? Che cosa voleva dire? Chiara impieg un paio di minuti per comprendere a cosa si stesse riferendo. "Oh no" pens intuendo, alla fine, il fraintendimento. Dopo quello che avevano trascorso insieme, era pi che logico il pensiero di Saverio. Chiunque al posto suo avrebbe detto la stessa cosa. Avvert una punta di rimorso, in qualche modo lo aveva illuso ed ora doveva assolutamente rimediare. Era arrivato il momento di chiarire le cose una volta per tutte ma quando prov a farlo, Saverio la incalz, bloccandola.

"Ho capito che  lui che stavi per sposare e che credevi morto. So come vanno queste cose ma ho bisogno di chiedertelo: hai intenzione di rimanere per sempre in
Scozia?"

"Cosa? No! Io abito qui e ho un lavoro, ricordi?"

Saverio annu poco convinto. "S, lo so, ma non  questo che mi preoccupa."

"E allora, cosa?"

Lui si avvicin. Chiara non l'aveva mai visto cos stravolto, sembrava quasi disperato. In tutta onest non sapeva proprio come rassicurarlo e una vocina dentro di lei le sussurrava che forse non lo voleva realmente. Saverio non le lasci il tempo di pensarci. Le prese le mani tra le sue e parl.

"Non voglio perderti. Lo so che mi sto comportando come uno sciocco ma sei diventata troppo importante per me. Non posso pensare che tutto finisca tra noi in questo modo. E poi, come fai ad essere sicura che stavolta lui sia tornato per te? E se

andasse via di nuovo? Come puoi fidarti?"

Era come guardare la scena di un film in lingua straniera e senza sottotitoli.
Chiara non riusciva a credere che stesse accadendo sul serio. Con che diritto quell'uomo poteva mettere in dubbio la lealt di Roscoe senza neanche conoscerlo?
Stavolta fu lei a reagire e ad aggredirlo.

"Lo hai detto tu, sei molto pi che uno sciocco. Eppure sai come mi sentivo nei giorni scorsi, hai potuto constatare quale fosse il mio stato d'animo e ti sei prodigato per aiutarmi ad alleviare il dolore e a superare una perdita cos grande. In cuor mio ho sempre sperato di poter tornare indietro. "Magari mi sveglier", pensavo, "e mi accorger di aver fatto solo un brutto sogno". Trascorrevo i giorni con la speranza vana che il mio cellulare squillasse e mio cugino o Damian mi avvertissero del suo ritorno. Non te l'ho mai detto ma  sempre stato cos. E ora mi rendo conto che in fondo i miei pensieri non sono stati poi cos folli. Roscoe  tornato e, per quanto sia difficile accettare la sua amnesia, lui  qui con me. Di nuovo. E stavolta non sparir,
non lo permetter."

"E se invece ti sbagliassi? Non voglio che tu soffra."

"Saverio, basta!" Il grido le usc di bocca con tutta l'esasperazione che stava nutrendo. Chiara si copr il viso. Respir a fondo, doveva calmarsi. Quella situazione era paradossale, non c'era altro modo per definirla. "Scusami, non volevo, ma posso assicurarti che le tue paure sono del tutto infondate. Ti prego di smetterla e di ascoltarmi." Lo guard dritto in faccia, determinata e consapevole che, forte dell'amore che nutriva per Roscoe, nulla le avrebbe guastato il momento. "Non posso sapere cosa ci riserver il futuro n se alla fine riuscir a coronare il mio sogno, ma

di una cosa sono pi che certa: ho una seconda opportunit per essere felice e, che
Dio mi aiuti, voglio sfruttarla."

Saverio annu serio. Il discorso sembrava averlo persuaso e calmato ma il suo sguardo l'allarm. C'era qualcosa nei suoi occhi di poco chiaro. Cosa le stava sfuggendo? L'uomo cambi espressione; i dubbi si dissolsero come neve al sole.

"Ti chiedo scusa. Hai tutto il diritto di sperare in una vita con lui, ma dammi almeno la possibilit di starti vicino come un amico. Avrai capito quanto tengo a te."

"Certo, sei una brava persona e so che potr contare sempre su di te."

Saverio la strinse. "E io ci sar, non dimenticarlo mai, per qualsiasi cosa e in
ogni momento."

Quando la porta del salotto si apr, Damian li avvis dell'arrivo del taxi. Saverio aiut Chiara con le valigie e dopo averla salutata si avvicin agli altri. Damian e Jack gli strinsero la mano ringraziandolo mentre Roscoe non lo degn neanche di uno sguardo, preoccupandosi soltanto che Chiara prendesse posto in auto prima di affiancarla sul sedile.

"Ci vedremo presto." Damian tagli corto chiudendo lo sportello.

 . . .

Scozia, Blantyre

Roscoe varc la soglia del castello di famiglia. Se qualcuno gliel'avesse detto, non ci avrebbe mai creduto: a cominciare dal cancello della tenuta Mac Talbot, tutto all'interno era enorme. Difficile abituarsi per uno che aveva trascorso l'ultimo anno

della sua vita, tra l'altro l'unico che ricordava, in una villetta di tre camere abitabili e una veranda. In pi, il fatto che ne fosse anche proprietario, gli fece apprezzare meglio ogni particolare. Scese dal SUV di Brian, il quale, a occhio e croce, da come si era comportato durante tutto il tragitto fino al castello, doveva avere un conto in sospeso con suo fratello. Non erano affari suoi, pens, ma lo divertiva osservare il calmo e posato Damian sudare e innervosirsi. A tempo debito, si sarebbe informato.
Per il momento era molto pi importante ci che aveva davanti.

"Porca troia!" esclam, abbagliato dalla maestosit dell'ambiente. Persino le querce ai lati della strada sembravano pi alte di quanto non lo fossero in realt.
Comunque la mettesse, la nuova situazione cominciava a piacergli e sebbene non ricordasse ancora tutto, Roscoe pens che si sarebbe adeguato facilmente.

"Milord, che Dio sia ringraziato! Bentornato a casa, ci  molto mancato." Un damerino in abiti da pinguino lo salut prodigandosi in una serie di piegamenti pi simili a flessioni che a inchini. Era buffo ma poteva accettarlo. Quando anche il resto della servit lo imit, fu difficile trattenere la risata. Per fortuna l'arrivo di una sventola in abito fucsia e tacchi vertiginosi salv la situazione. Roscoe si appoggi al bastone e si godette lo spettacolo. Con l'andatura da sexy model un po' frigida e la capigliatura bionda morbida sulle spalle, la donna si avvicin fermandosi proprio davanti a lui. Aveva un viso bellissimo e ben truccato, un paio d'occhi scuri come i suoi e un sorriso che gli ricord il gemello. Era senza dubbio sua sorella. Tutto quello che accadde dopo non l'aveva certo previsto. La mano delicata e ben curata della donna si alz stretta a pugno per poi piombare sotto la sua mascella con una tale violenza da farlo barcollare. Ci pens Damian a sorreggerlo quando perse il bastone.

"Ma che cazzo... sei impazzita?" grid Roscoe esterrefatto. Continuava a massaggiarsi la guancia e il mento. La donna aveva un destro niente male e uno sguardo altrettanto assassino.

"Gladys, ma che diavolo ti  preso?" Damian si avvicin; anche per lui quella doveva essere la prima volta in cui assisteva a un incontro di boxe con la sorella come protagonista.

"Tu cosa credi, Dam? Te l'avevo detto. Sapevi che appena sarebbe tornato, gli
avrei spaccato la faccia."

Quella donna aveva la stoffa del comando.

"E adesso vieni qui, fratellone. Fatti abbracciare, stupido imbecille!" Gladys gli salt letteralmente al collo e ancora una volta tocc a Damian sorreggerlo.

"Bentornato, Ros. Non provare pi a farci un simile scherzo. Non riuscirei a
sopportarlo."

"Neanch'io, puoi scommetterci" rispose Roscoe, massaggiandosi ancora la

guancia.

La riunione di famiglia si trasfer in sala da pranzo.

"... e questo  Matthew, il cugino di Chiara, nonch il mio compagno." Gladys present il detective; Roscoe lo salut provando all'istante simpatia per lui. Per stare con sua sorella doveva essere proprio in gamba. Ripet le parole di circostanza. Con il tempo, lo sperava, avrebbe aggiunto senz'altro qualcosa.

"Come va? Scusami tanto se non mi ricordo di te." Matthew sembrava scosso; gli strinse la mano e poi lo vide salutare sua cugina. Entrambi avevano le lacrime agli

occhi. Dall'abbraccio che quei due si scambiarono si poteva intuire quanto fossero legati e la cosa lo turb quasi.

La cena fu un vero e proprio banchetto delle feste; le portate erano infinite e tutte squisite. Al momento del caff Damian diede un ordine al maggiordomo che lasci la sala per tornare poco dopo con in mano una bottiglia di bourbon pregiato. Fu proprio suo fratello a riempire i bicchieri e a congedare i domestici. Quello doveva essere uno dei momenti in cui in famiglia si discuteva di argomenti seri. Seduto a tavola, Roscoe ebbe la chiara percezione di aver vissuto in quella stanza diversi incontri; se avesse fatto pi attenzione avrebbe finito con riascoltare l'eco delle discussioni pi o meno animate. Qualcosa nel suo viso dovette mutare perch Chiara, che gli sedeva accanto, gli strinse la mano.

"Va tutto bene?".

In risposta Roscoe annu; il calore della pelle di lei gli dava sicurezza. La voce gli si strozz in gola e le parole trovarono difficolt ad uscire. Un'ansia inspiegabile lo costrinse ad inspirare pi aria possibile per calmarsi. Anche la notte prima aveva avvertito lo stesso disagio, si sentiva costretto in quel letto accanto a lei, era troppo.
Aspett che Chiara sprofondasse nel sonno prima di alzarsi. Ma non riusc ad andarsene e a lasciarla sola in camera; era come se una forza misteriosa gli impedisse di uscire. Cos aveva trascorso il resto della nottata sveglio e seduto sulla poltrona di fronte al letto. L'aveva vegliata fino all'alba.

Ma Chiara stava tremando e tocc a lui allarmarsi.

"E tu stai bene?" domand guardandola negli occhi. La vide deglutire, era stupenda. Perch cazzo non ricordava? La frustrazione lo port a imprecare e a

spostarsi; la delusione sul volto di Chiara lo annient. Apr la bocca intenzionato a spiegarle tutto ma dovette rimandare perch proprio in quel frangente sua sorella interruppe il momento tirando fuori un argomento che lo interessava in prima persona.
"Domani avremo l'incontro con gli avvocati. Ros, ci sono delle questioni che dobbiamo sistemare. Non mi sembra il caso di aspettare, visto che sei tornato, e anche se non ricordi non sar tranquilla fino a quando il problema non verr risolto."

Aveva ragione, Roscoe non sapeva di cosa si stesse parlando n tanto meno perch fosse importante agire in fretta, e visto che non poteva fare altrimenti, si affid completamente ai fratelli. Entrambi gli dettero delucidazioni parlandogli dell'eredit che gli avvocati d'oltreoceano avevano suddiviso seguendo le sue direttive. Il discorso non era pi valido ora che era tornato, vivo e vegeto.

"Basteranno un paio di firme e sar come se non fosse accaduto nulla." Gladys concluse il discorso alzando il calice. "Non sbaglio se considero questo il giorno in cui la nostra famiglia torna a vivere di nuovo, unita, come deve essere. Ai Mac Talbot, ancora insieme! Siamo gli unici rimasti, facciamolo sapere al mondo intero!"

"Ho paura a chiederlo ma che intendi con questo?" Matthew la guard sospettoso. Il sorriso diabolico di Gladys fu tutto un programma. Quella donna sapeva il fatto suo. Si avvicin al compagno con l'aspetto di una mantide religiosa. Roscoe sollev il sopracciglio godendosi divertito la scena.

"Ti ho mai deluso, Matt? Fidati, ho in mente un ricevimento con i fiocchi. Anzi, a dir la verit,  gi tutto pronto. Dopodomani sera questo castello aprir le porte alle pi alte autorit della citt e agli amici per festeggiare il ritorno del miracolato
fratellone."

"Hai gi predisposto tutto?" chiese Damian incuriosito. "La consideri una buona
idea?"

"Perch, mi domando, voi uomini siete cos..." Gladys fece schioccare il pollice e il medio tra loro alla ricerca di un termine adatto.

"Noiosi?" Chiara corse in suo aiuto. La cognata approv la scelta.

"Ecco, noiosi! Se non ci fossero le donne, al mondo conteremmo un alto tasso di suicidi.  senz'altro una buona idea, credimi. Abbiamo versato abbastanza lacrime,
non vi pare?  arrivato il momento di sorridere."

Il brindisi sanc la fine della serata; Roscoe si avvicin a Chiara, lo sguardo deluso di poco prima gli si era stampato a fuoco nella mente. Doveva spiegarsi.

La mano forte di Damian si pos sulla sua spalla.

"Dalle il tempo di salutare suo cugino e di spiegarsi con Gladys. Sono stati lontani a lungo, hanno sofferto, ognuno chiuso nel proprio guscio.  giusto che si chiariscano. Quest'anno non  stato facile per nessuno di noi."

"Per colpa mia, giusto." Roscoe espresse ci che pensava ad alta voce e il messaggio ebbe l'effetto di una frustata sulla pelle nuda. "Il fatto che non ricordi un
cazzo, poi,  ancora peggio."

"Non essere duro con te stesso, presto tornerai come prima. Ora sei a casa, concentriamoci su questo e risolviamo un problema alla volta."

"Allora, che mi dici, tu hai risolto con Brian?" La domanda di Roscoe arriv inaspettata. Damian reag cristallizzandosi; assomigliava pi a una statua di sale che a un essere umano. "Tieni, bevi. Non ricorder nulla ma ci vedo bene. Lo stai tenendo a

distanza e, ancora peggio, lo tratti con cordialit. Non c' niente di peggio. Ha tutta l'aria di un cane randagio che non vede l'ora di ricevere un po' di calore umano... da
te, fratellino. Sbaglio?"

Damian accett ben volentieri anche il secondo bicchiere di bourbon e lo ingurgit come acqua fresca. Il sostegno dell'alcol lo aiut a trovare il coraggio di esternare il proprio pensiero.

"La nostra non  una situazione semplice e non ho ancora voglia di affrontarla."

"Non rimandare a lungo, Dam. Come vedi, le cose possono cambiare quando meno te l'aspetti." Roscoe appoggi il bastone accanto al tavolo e abbracci il gemello; di colpo tutto ci che li riguardava riaffior nella sua mente e si sent, dopo tanto tempo, a casa. Quella era la sua famiglia e se avesse potuto piangere, si sarebbe lasciato andare come mai nella vita. Anche per Damian fu lo stesso, cos come per Gladys che si un a loro.

"Bentornato a casa" disse la sorella commossa, lasciando che l'emozione la travolgesse. Si sciolse in un pianto liberatorio. Andava bene cos. Roscoe vide che Chiara lo stava fissando, poi anche lei si rifugi tra le braccia del cugino. La testa cominci a dolergli, erano troppe le informazioni ricevute e per quella giornata poteva considerarsi soddisfatto. Era arrivato il momento di rimanere da solo.

Non sapendo dove fosse la sua stanza, aspett che il fido maggiordomo si proponesse per accompagnarlo. Non vedeva l'ora di riposare, inoltre l'idea di un bagno caldo lo stava stuzzicando.

"Rudolph, aspetta, vado io con lui, se non ti spiace." Chiara si avvicin all'uomo

e lo conged con gentilezza.

" pi forte di quanto sembri" pens Roscoe affascinato dall'intraprendenza della donna. Salut tutti lasciando Gladys per ultima.

Lei non si sment e le parole che pronunci, assomigliarono pi a un ordine che ad un arrivederci. Tipico! "Buonanotte, Ros. A proposito, in bagno troverai un rasoio
nuovo, usalo."

...
.
...
"Ho perso l'allenamento, che meraviglia! Dall'ultima volta che l'ho affrontata, non mi sembrava cos ripida questa salita." Chiara parl ad alta voce, era sola e alquanto perplessa a cavallo della sua bicicletta storica, intenta a raggiungere lo scopo. L'aveva deciso quella mattina stessa, dopo aver convinto Roscoe a lasciarla a casa del cugino con la scusa di dover dare da mangiare ad Amleto. Il povero gatto non si era ancor abituato al nuovo ambiente e passava tutta la giornata in camera da letto.
Si erano dati appuntamento per le tre e mezzo del pomeriggio per la seconda parte del giro tra i ricordi. Glielo aveva proposto la sera prima, quando lo aveva accompagnato in camera.

Roscoe sconvolse i peli ribelli della barba grattandosi il mento. Stava riflettendo e non solo; da come la guardava, Chiara ebbe l'impressione che la stesse valutando, forse pensava stesse scherzando.

"Credi che un semplice giro per la zona possa compiere il miracolo?" Era scettico e non poteva biasimarlo, al suo posto anche lei avrebbe nutrito seri dubbi di fronte ad una proposta del genere, ma bisognava pur provarci.

"Perch no? Nell'ipotesi peggiore, potrai considerarlo come un ripasso della tua vita. Il mio  un tentativo, l'unico che mi viene in mente e credo servir
senz'altro allo scopo."

Sarebbe stato bello anche per lei, dopo un anno di lontananza, rivivere i momenti che li avevano fatti avvicinare. La mente bastarda per la riport ai primi mesi di angoscia, vissuti dopo la notizia dell'esplosione, e lei rischi di sprofondare di nuovo nel baratro della disperazione.

"Ehi, che succede? Ad un tratto non sei pi convinta? Ti ricordo che l'idea 
stata tua. Per me va bene, ma se non vuoi..."

"No no, va tutto bene, scusami." Chiara scacci i pensieri tristi. Doveva essere felice: il suo Highlander era in piedi davanti a lei, pi tenebroso che mai, proprio come lo ricordava. Gli stava ancora sorridendo quando insieme entrarono in camera. Roscoe si ferm davanti al quadro che riempiva la parete di fronte alla porta.

"Scommetto che si tratta di me da piccolo." Qualcosa stava ricordando.

"S, con tuo nonno Owen, eri il suo nipote prediletto."

Roscoe pos il bastone ai piedi del letto e si avvicin zoppicando. Tocc la tela ritirando subito la mano come se scottasse. Lei lo lasci tranquillo a riflettere, ne aveva bisogno.

"Owen, dunque, e questo  il suo anello." Tir fuori dalla tasca il gioiello.
Chiara not l'orgoglio nei suoi occhi quando lo indoss, si intener a tal punto da temere di non poter fermare le lacrime. Roscoe si volt in quel momento e per lei fu

una folgorazione. Il mare in tempesta era pi scuro che mai e il suo cuore acceler i battiti, amplificandoli al punto che pens che il rumore potesse riempire la stanza.
Roscoe distolse lo sguardo e per Chiara fu come brancolare nel buio. Chiuse gli occhi e riprese fiato, si stava comportando come una sciocca.

"Allora siamo d'accordo? Ci vediamo subito dopo la riunione con gli avvocati, non te ne pentirai." Si riprese in fretta. Prima di lasciarlo, Chiara si alz sulla punta dei piedi sfiorandogli le labbra con le sue. La scossa tra di loro fece fremere entrambi, era arrivato il momento di riposare. Usc; non le import passare la notte altrove, molte ce ne sarebbero state da condividere insieme e non si disper troppo, tanto lo sapeva: da quel momento in poi, ogni cosa sarebbe tornata al suo posto.

Il giro nei ricordi aveva cominciato a sortire qualche effetto; ovunque lo portasse, Roscoe apprendeva particolari che lo rimandavano indietro nel tempo, ma ci voleva una scossa per accelerare il processo. Ne andava della sua salute mentale. Rivedere il suo Highlander quella mattina, sbarbato e sorridente, non aveva fatto altro che aumentare il desiderio e la voglia di ricominciare daccapo al pi presto. A quel punto le venne in mente un'idea. In fretta cur tutti i particolari, calcolando i tempi e i rischi, e si convinse di essere alquanto incosciente. Da quando lo era diventata? " solo per una buona causa". Era pi che convinta e se tutto si fosse svolto come previsto, quella sera Roscoe sarebbe tornato definitivamente.

Ormai vicina all'ultima curva prima del rettilineo, rallent e si godette il panorama. Ancora una volta si chiese come aveva potuto sopravvivere senza quel paesaggio. La giornata poteva considerarsi una tra le pi tiepide del periodo: il cielo era sereno e la temperatura, pi bassa rispetto a quella romana, era ancora gradevole.

Con la giacca trapuntata, poteva affrontare bene il pomeriggio. Il viaggio, dopo tutto, era andato meglio del previsto; una volta in cima, Chiara si sent soddisfatta di aver raggiunto la sommit della salita nonostante l'inattivit degli ultimi mesi. Il giorno dopo forse avrebbe pagato lo sforzo. All'improvviso una martora grigia e bianca le tagli la strada. Arrivata dall'altro lato si ferm a fissarla. Il musetto triangolare scatt all'ins non appena l'animale si accorse di non essere pi solo e un paio di occhietti vispi e neri la osservarono incuriositi: sembrava sorpresa. Chiara sterz il manubrio in tempo, ma la manovra le cost l'equilibrio e lei cadde sulla Jaguar che sopraggiungeva. Non si era accorta del bolide se non dopo aver sentito lo stridio della frenata, ma lei era gi a terra.

"Oh, cazzo! Chiara, ti sei fatta male?" La voce allarmata di Roscoe la fece sobbalzare per la seconda volta nel giro di poco. Due braccia forti la sollevarono e il profumo inconfondibile di sandalo e tabacco svegli i suoi sensi. Doveva resistere, la posta in gioco era alta e lei non aveva nessuna intenzione di perdere la mano. Chiuse gli occhi fingendosi svenuta poi preg sperando nel miracolo.

...
.
...

Se l'era vista sbucare all'improvviso proprio dopo la curva. Aveva provato a sterzare ma la bicicletta aveva oscillato ed era caduta per terra su un lato, davanti alla ruota della Jaguar. Roscoe si precipit fuori e quando realizz di chi si trattava, si sent gelare. "Oh, cazzo! Chiara ma cosa... ti sei fatta male?" Nessuna risposta. "Mio
Dio! Chiara, ti prego, rispondi!"

Non doveva cedere al panico. La sollev adagiandola sul sedile posteriore dell'auto, facendo molta attenzione. Le diede una rapida occhiata: non aveva ferite n

macchie di sangue sugli abiti. Poteva tirare un respiro di sollievo. Con la coda dell'occhio inquadr la strada e la bicicletta distesa da un lato. Fu questione di un attimo e il cervello decodific tutto il suo passato. Rivide la stessa scena cos come l'aveva vissuta quasi due anni prima e sent una morsa insopportabile stringergli il petto.

"Porca puttana, il trauma cranico la tenne al castello un paio di giorni!" Il commento ad alta voce lo sconvolse ancora di pi. Prese in mano il cellulare, doveva avvertire Rudolph o qualcun altro, aveva bisogno di un medico al pi presto. Si volt a guardare Chiara, gli stava sorridendo ed era bellissima con le gote arrossate dalla fatica, i capelli pi lunghi di quanto ricordasse, sparsi a raggiera sul sedile, il corpo sinuoso e morbido, leggermente spostato su un fianco, gli occhi nocciola socchiusi che lo fissavano impertinenti e la sua bocca, due labbra ben delineate e carnose, un invito ad assaggiarle e a peccare. Non aveva certo l'aspetto di una moribonda.

Roscoe lasci cadere il cellulare e si chin ancora di pi su di lei. Cos vicino poteva percepire il profumo intenso e femminile, l'odore della sua pelle. Il suo odore.
Era qualcosa che gli era penetrato nel cervello e faceva alzare sull'attenti tutto ci che aveva sotto la cintola. Il desiderio represso cos a lungo esplose non appena assaggi le sue labbra. Chiara lo accolse rispondendo colpo su colpo: le lingue giocarono insieme, seguendo una danza primordiale in cui nessuno ebbe il sopravvento, non ci furono vincitori n vinti ma solo due innamorati ritrovati, in preda ad una passione irrefrenabile. I corpi si accesero, due micce ardenti sotto la fiamma della lussuria.
Poteva prenderla sul sedile posteriore, sarebbe stato bello da impazzire. Le mani si mossero frenetiche sotto la maglietta. Il corpo di Chiara era l, vibrante e accaldato e i

segnali che gli stava inviando erano inequivocabili. La vista dei seni tondi sotto il pizzo fum, rischi di fargli perdere del tutto quel minimo di civilt che ancora lo tratteneva. Per quanto la desiderasse, non poteva spaventarla; il contatto con la sua pelle nuda lo fece fremere e la scossa di lussuria si riverber in lui sconvolgendo ogni singola terminazione nervosa fino a raggiungere l'inguine. Era talmente duro che gli faceva quasi male. Scatt all'indietro e senza una parola la sollev, la depose sul sedile posteriore della macchina per tornare al posto di guida.

"Roscoe, perch?" si lament Chiara. La vide dallo specchietto retrovisore, si era seduta e la maglia era stesa di nuovo a nascondergli quel corpo morbido. Il viso tradiva una profonda delusione e nei suoi occhi vibrava la paura: pensava forse di essere stata rifiutata? La desiderava cos tanto che ogni fibra del suo corpo gli doleva per l'attesa. Se solo avesse saputo! Invece di spiegarle, per, Roscoe fece inversione di marcia e acceler; il castello era a pochi metri e lui aveva una fretta indiavolata di tornare a casa.

"Cos' successo? Ho fatto qualcosa di sbagliato?"

Le parole di Chiara lo spronarono ad andare pi veloce. Super l'imponente cancello ancora aperto e fren sotto la scalinata.

Rudolph apparve miracolosamente davanti al portone. "Ha dimenticato qualcosa Mil... oh, Santa Madre, la signorina Chiara non sta bene? Chiamo subito il dottore..."

Il maggiordomo fu zittito da uno sguardo truce. Il poverino sgran gli occhi, spaventato e sorpreso al contempo e si spost di lato per non essere travolto. Roscoe entr in casa di corsa, trasportava Chiara stringendola tra le braccia. "Togliti di mezzo. Non abbiamo bisogno di nessuno e staremo senz'altro meglio tra un paio

d'ore" gli sbrait contro senza guardarlo, affrontando la scalinata di marmo come se avesse le ali ai piedi. Sentiva la presa di Chiara intorno al collo, con la coda dell'occhio not la sua espressione divertita: aveva capito e a quanto sembrava, stava approvando. Sollev il sopracciglio e l'angolo sinistro della bocca lo imit rivelandole la smania del suo corpo. Con un calcio apr la porta della camera e allo stesso modo si assicur di richiuderla. Raggiunse il letto e permise a Chiara di sedersi; lei era raggiante, aveva superato il momento di delusione, ora lo guadava con occhi che gli parvero subito incandescenti.

"Adesso non provare a lasciarmi come poco fa. Ti voglio ed  da troppo tempo
che aspetto questo momento."

Se continuava cos, la sua donna lo avrebbe fatto impazzire di desiderio.

"Mi piace la tua grinta! Cercher di non deluderti." Sal con un ginocchio sul letto: lei sollev le braccia e si sfil il maglioncino azzurro. Roscoe rimase a bocca aperta davanti alla sua bellezza. Si sentiva come uno sbarbatello alla sua prima volta.
Chiara si allung sul copriletto blu notte, il volto sereno e il sorriso enigmatico di chi sapeva molto bene cosa chiedere. Protese le braccia in un tacito invito. Roscoe prese a baciarle il collo e a mordicchiarle l'orecchio mentre danzava con i polpastrelli sulla sua pelle serica. "Sei bellissima!" sussurr sfiorandole le labbra. Si sent sbottonare la camicia con decisione e strattonare il tessuto. Il suo corpo reag all'istante e l'erezione puls forte dentro i pantaloni. Le tolse il reggiseno. I due boccioli rosati, a contatto con l'aria pi fresca, s'inturgidirono regalandogli una vista meravigliosa. Non riusc a contenersi, le sfior i capezzoli con la lingua, prima uno e poi l'altro, con lentezza studiata. Chiara gemette forte. Lo strinse per le spalle: non

voleva perderlo. Inarc la schiena e si offr senza paura. Roscoe continu, succhiandola e mordicchiandola mentre il respiro di lei accelerava. Stava diventando pazzo; se non l'avesse presa subito avrebbe dato i numeri. Le sfil i pantaloni abbassandole gli slip fino alle caviglie; Chiara li lasci cadere e allarg le gambe piegando le ginocchia, finalmente libera.

"Mi farai morire!" disse con voce roca Roscoe che lentamente si abbass tra le sue cosce. La lingua saett sul clitoride facendola urlare. Lui non si ferm, continu a leccarla fino a costringerla a dimenarsi. Scelse il momento adatto e la penetr con due dita. Il suo gemito in risposta fu musica per le orecchie.

"Ros, amore!" Il lieve sussurro riport l'attenzione sul suo viso. Alz gli occhi, lo stava guardando: rischi di bloccarsi di fronte a un simile spettacolo. La voglia di far l'amore con lei divenne incontenibile. Continu a provocarla e ad eccitarla con la lingua, mosse le dita dentro di lei preparandola e lubrificando l'entrata con i suoi stessi umori. Strinse le labbra intorno al piccolo bocciolo e Chiara esplose in un orgasmo devastante. Bevve fino all'ultimo spasmo, poi la baci con dolcezza. Quanto gli cost staccarsi da quel paradiso! Aveva il membro duro e tanta voglia di fondersi con lei.

"Prendimi!" Chiara lo implor. Roscoe le sorrise: nei suoi occhi, resi stupendi dal piacere appena provato, lesse solo amore. "Ti voglio" sussurr con la voce ridotta a un gemito strozzato.

Come poteva resistere di fronte ad una simile preghiera? Basta aspettare! Si spogli in tutta fretta posizionandosi tra le sue gambe e lei gli circond subito i fianchi; respir a fondo per riprendere il controllo, non aveva certo l'intenzione di

crollare ancor prima di cominciare. Sent il cuore battere all'impazzata quando spinse la punta dentro di lei. "Mio Dio!" ansim; era troppo, doveva fermarsi e riprendere fiato. Fu assalito da una miriade di intense sensazioni che fatic a tenere a bada, non si sentiva cos da molto tempo. Lott contro se stesso e la smania di possederla come un animale. Non doveva esserci fretta, l'aveva ritrovata e non l'avrebbe pi lasciata andare. Si mosse adagio dentro di lei, prendendola a poco a poco. Una calda dolcezza lo accolse fino in fondo: era tornato a casa. Gli servirono pochi istanti per capirlo; tutto era chiaro, quello era il suo posto e Chiara la sua donna, l'unica che aveva mai amato. Ora s che se lo ricordava bene. La nuova consapevolezza gli diede lo slancio necessario che lui trasform in ardore; prese a muoversi con vigore e ad affondare in lei con un'intensit sempre maggiore. I gemiti di Chiara divennero ben presto grida, una sensuale colonna sonora sotto i suoi colpi precisi. Roscoe la sent fremere, la tenne ferma bloccandole le braccia sopra la testa; prese a pompare con pi energia e fu allora che cap quanto gli fosse mancata.

...
.
...
Chiara grid di nuovo sciogliendosi sotto i colpi infuocati del suo Highlander. Un calore liquid le si sprigion dentro, facendola contrarre con violenza. Venne di nuovo quando sent il getto forte e caldo dell'umore di Roscoe riempirla pi volte.
Raggiunse l'estasi e si aggrapp con tutte le sue forze per non tornare indietro. Era talmente felice che avrebbe pianto e quando Roscoe la prese tra le braccia, il tempo le sembr fermarsi. Il calore rassicurante della sua pelle allontan dalla mente i tormenti degli ultimi mesi. Si strinse contro il suo petto: il cuore martellava forte, Roscoe era vivo accanto a lei. In quel momento preg, ringraziando per il miracolo

inatteso.

"Sei felice di essere tornato da me?" gli chiese di getto.

"Non te l'ho forse dimostrato?" le rispose sollevandole il mento con un dito. "Mi chiedo solo come ho fatto a dimenticare e a starti lontano cos a lungo. Ti amo tanto,
Chiara!"

Era quello che voleva sentire; anche lei lo amava. "Non pensarci; ora siamo qui" rispose accarezzandolo. Non poteva farne a meno e sotto le dita, avvert ogni suo muscolo guizzare. Non stava sognando, era tutto vero. Cosa poteva chiedere di pi?

" soddisfatta la mia signora?" le sussurr Roscoe tra i capelli. Un brivido le fece accapponare la pelle. Lui se ne accorse e continu a provocarla. "Dopo il sesso sei bellissima, sembri una dea e la tua pelle risplende, come un tappeto di minuscoli diamanti, prezioso e unico. Sono felice di averti ritrovato."

Se l'oscura signora con la falce l'avesse reclamata in quel momento, avrebbe risposto sorridendo. Si sollev su un braccio e lo guard: il cuore fece una capriola, era perduta. Le lacrime sgorgarono copiose. Roscoe le baci una ad una senza aggiungere una parola. Non si conoscevano da molto, eppure quell'uomo sapeva leggerle dentro, le lasci il tempo di riprendersi poi la baci con tutto l'ardore e il trasporto che solo chi ama conosce.

"Ora che ti sei calmata, spiegami la tua pazzia. Come ti  venuto in mente di buttarti sotto la macchina un'altra volta? Ci hai preso forse gusto?" Il cambio di umore di Roscoe aiut anche lei. Vederlo contrariato le fece bene. Chiara stette al gioco.

"Mi dispiace, non volevo spaventarti ma era l'unico modo per scuoterti dallo stato catatonico in cui ti trovavi. Ha funzionato, giusto? Non c' niente di cui lamentarsi." Sbatt le palpebre con fare innocente. Subito dopo scoppi a ridere lasciandolo di stucco. La sua faccia era tutto un programma.

"Cosa ci trovi di tanto divertente?"

"Oh, mio caro, dovresti guardarti. Sei unico."

Roscoe incass annuendo. Qualcosa per nel suo sguardo mut e una luce peccaminosa le rivel le sue intenzioni. Fu un attimo e se lo ritrov addosso, bello e statuario come un dio greco. Intrappolata tra le sue possenti braccia, Chiara trattenne il fiato. Roscoe spinse in avanti il bacino e premette l'erezione su un fianco cos da farle capire, senza fraintendimenti, quanto fosse eccitato. Chiara sospir e gli and incontro inarcando la schiena. Sapeva cosa aspettarsi e non vedeva l'ora che accadesse di nuovo. Di certo non l'avrebbe fermato.

"Uhm, ti diverte prendermi in giro e ti aggrada farmi spaventare..." le sussurr Roscoe sulle labbra mentre lasciava che le dita le incendiassero la pelle ancora accaldata. "Hai bisogno di una lezione, mia cara, e quello che ho in mente per te adesso, credimi, non lo dimenticherai tanto presto." Le pizzic dolcemente un seno.

"Ahi!" grid Chiara senza per ottenere tregua. Roscoe continu imperterrito a stuzzicarla, a morderla ovunque. Lei si abbandon alla sua merc, bloccata com'era sotto il suo peso. Ma quando cominci a farle il solletico, la tortura non le lasci tregua. Chiara boccheggi senza fiato, incapace di reagire. "Lasciami, ti prego!"

"Oh non  questo il momento di supplicarmi, devo ancora punirti. Tra poco ti far

urlare, allora s che mi chiederai perdono, ma non avr piet."

La minaccia la solletic, un appetito morboso e una scossa le contrassero il basso ventre. Rabbrivid tra le sue braccia senza arrossire questa volta. Anzi! "Non vedo l'ora" lo sfid. Affond le mani tra i suoi capelli e lo costrinse ad abbassarsi. Ancora una volta lo aveva stupito. Lui rest a bocca aperta, non poteva sperare di meglio.
Cominci a muovere il bacino contro la sua erezione e prima che Roscoe potesse replicare, lo zitt con un bacio, il primo di una lunga serie, e tutto ricominci.
Cos'altro poteva chiedere di pi?

28. Blantyre.

Gladys osserv il salone principale: lo scintillio dei piatti e dei bicchieri era amplificato dagli enormi lampadari a goccia, i marmi dei pavimenti erano stati tirati a lucido per l'occasione, i corrimani di ottone brillavano come l'oro. Dovunque si guardasse non c'era un angolo che non fosse illuminato a giorno. Nel grande camino acceso le fiamme danzavano allegre intrecciandosi tra loro. Gladys si ferm a fissarle; era pi forte di lei, fin da piccola subiva il fascino di quelle piccole lingue di fuoco, ballerine piroettanti sul palcoscenico di un teatro. E come allora sospir contenta mentre un'ondata di sano orgoglio le riempiva il petto. Si concentr sui particolari della sala. I tavoli addobbati per la cerimonia facevano bella mostra di piatti prelibati e le cameriere ad ogni angolo si prodigavano affinch nessun ospite aspettasse troppo a lungo per assaggiarli. Il sommelier, dotato di tastevin
tirato a
lucido, svolgeva il proprio lavoro con pazienza e di tanto in tanto dava sfoggio di cultura declamando le caratteristiche dei vini. Dovette convenire che la scelta che Rudolph e la cuoca avevano suggerito si era dimostrata la pi azzeccata: il buffet era risultato raffinato, piacevole e soprattutto moderno. Nel passato, a quel che ricordava, la sua famiglia era solita circondarsi di amici per trascorrere e festeggiare eventi particolari di ogni tipo, per il gusto di stare insieme. Il Castello Mac Talbot aveva aperto le porte al mondo che contava almeno un paio di volte al mese e in quelle

circostanze l'atmosfera che si respirava tra le pareti drappeggiate di broccato era pi simile a quelle delle favole di quanto non fosse in realt.

Vizi privati e pubbliche virt!

Persino la freddezza dei suoi genitori veniva messa da parte nelle serate mondane e, anche se si trattava di finzione, era senz'altro bello vederli ridere. Da quel che ricordava per non c'era mai stato un evento cos sorprendente per cui essere allegri come il ritorno a casa di Roscoe. Gladys alz la testa verso il soffitto in segno di sfida, chiss come avrebbero reagito Christen e Arthur, pens. Lei era soddisfatta e felice perch a dispetto dei genitori e del destino stesso, il fratello era tornato ed era vivo, pronto a riprendersi la sua grande rivincita. Se la meritava tutta.

Ma dov'era? Eccolo l. Vicino al camino sotto lo stemma di famiglia, Roscoe s'intratteneva con il vice sindaco e l'assessore, vecchi amici del padre e soci della Mac Talbot Industries, tutti desiderosi di conoscere i retroscena della sua impressionante avventura africana.

"Dopo un'esperienza come la tua, figliolo, dubitavamo di rivederti in forma.
Grazie a Dio dobbiamo ricrederci. Gladys e Damian ci hanno messo al corrente delle tue attuali condizioni; mi spiace che fatichi ancora a ricordare. Coraggio, tutti noi siamo convinti che il periodo di confusione passer presto. E guarda, la cosa non mi stupisce, d'altronde  il minimo dopo quello che hai passato. Adesso come ti senti?"

"Bene e pronto a ripartire anche nella MTI, oltre che nella mia societ.
Riprender il posto all'interno del consiglio al pi presto, sempre che l'amministratore delegato e il presidente siano d'accordo" rispose Roscoe.

"Te lo comunicheremo al momento opportuno. Come sai il protocollo prevede che ogni decisione venga presa dopo una riunione" rispose Gladys strizzandogli l'occhio. Il battibecco allegro serv a stemperare la tensione. Poi suo fratello si cal di nuovo nei panni dell'anfitrione della serata senza alcun problema, era pronto a rispondere al fuoco di fila delle domande degli altri soci.

S, era proprio in forma, si compiacque Gladys osservandolo: non aveva perso quell'aria arrogante e altezzosa di sempre. Era bello rivederlo padrone della situazione, anche se ad un occhio attento non sarebbe sfuggito il cambiamento e il merito era tutto di Chiara. La sua influenza somigliava a un balsamo rigenerante e gli effetti che avevano su suo fratello erano sotto gli occhi di tutti. Anche allora la teneva accanto come un gioiello raro e lei sembrava gradire. La donna era bellissima nel suo abito di seta color albicocca, stretto in vita da un cameo impreziosito da tre luminosissimi diamanti. Era raggiante, stretta al braccio di Roscoe. Dal modo in cui lei lo stava guardando, non fu difficile per Gladys dedurre che per loro le cose erano tornate come prima dell'incidente. Lui le accarezzava la schiena, sorridendole di tanto in tanto, lei lo incoraggiava nelle battute. Formavano una coppia magnifica, non poteva che esserne felice.

"Allora, mia cara,  tutto a posto?" chiese a Chiara approfittando di una pausa del discorso. La prese sotto braccio e insieme si allontanarono dal gruppo. Da quando Chiara era tornata in Scozia avevano trascorso le serate precedenti a parlare, avevano molto da spiegare e da perdonarsi l'un l'altra. Chiara le sorrise, bella come mai prima d'ora. Gladys la squadr per bene prima di emettere il verdetto. "Cognata, sei
una vera meraviglia."

"Grazie, Gladys."

"Wow, la piccola italiana  cresciuta! Se ti avessi detto la stessa cosa un anno fa, avresti fatto concorrenza alla tovaglia sul tavolinetto dei liquori, quella bordeaux, per intenderci. Questa esperienza ci ha fatto crescere entrambe in meglio, non trovi?"

"Puoi scommetterci" sospir Chiara. Non riusciva a togliere gli occhi dal suo Roscoe, rimasto con gli altri. "Non ci credo ancora! Lui  tornato. La lontananza ci ha cambiato molto ma non ha intaccato i sentimenti. Quello che proviamo l'una per l'altro sembra essersi rafforzato e, anche se a fatica, piano piano ci rendiamo conto di quanto ci amiamo ed  bellissimo. Dio, Gladys, sono cos felice che ho paura che il cuore possa esplodere da un momento all'altro!" Chiara la strinse in un abbraccio.
Quando la lasci, Gladys era altrettanto emozionata. Apr la bocca per replicare ma s'irrigid. Una mano si era posata sul suo fondo schiena. Difficile sbagliarsi su chi aveva osato. Si scost con molta grazia; nessuno dei presenti parve accorgersi di niente. Meglio cos, pens aggiustandosi il vestito di voile nero.

"Matt, non riesci proprio a comportarti bene?" gli sibil all'orecchio in tono acido. Nel frattempo si preoccup di mettere spazio tra loro allontanandosi con molta grazia.

"Che cosa posso farci? La sveltina che mi hai concesso in camera da letto non mi  bastata. Sai che di te non mi sazio mai." Il detective accompagn le sua parole impudenti con una sonora sculacciata. Come se niente fosse, poi, salut la cugina con un bacio sulla guancia. Gladys cont fino a dieci: se fossero stati soli, di quell'impertinente sarebbe rimasto ben poco.

"Che figlio di...!" Si morse la lingua in tempo, la moglie del sindaco si era

avvicinata per salutare il libertino che aveva a fianco. Non sarebbe stato elegante dare mostra di un simile turpiloquio. Matthew era senza pudore! Le piaceva metterla in difficolt, sembrava quasi che la sua soddisfazione crescesse di pari passo con l'imbarazzo di lei. La risata di Chiara e l'arrivo tempestivo di Damian salvarono il poliziotto da una morte certa, anche se non impedirono a Gladys di incenerirlo con lo sguardo.

"Sorellina, pensa alla festa" la redargu Damian prendendola sotto braccio.
Gleason ebbe il coraggio di salutarla con la mano. Quell'uomo a breve sarebbe morto! Glielo comunic con lo sguardo, assottigliando le palpebre. L'arrivo degli amici la salv dal diventare un'omicida, almeno in quel momento. Segu il fratello contenta di occuparsi degli ultimi arrivati, tuttavia la tempestiva distrazione non la scoraggi dal prepararsi per la vendetta. Meglio aspettare il momento opportuno e non avere testimoni!

"Sei incorreggibile!" Chiara apostrof il cugino che nel frattempo le porgeva un bicchiere di champagne.

"Mi piace stuzzicarla. So che ora sta pensando ai mille modi in cui potrebbe farmela pagare, e ci riuscir, stanne certa. Non vedo l'ora di salire in camera pi tardi. Ci sar da divertirsi..." La luce nel suo sguardo era la prova che se la stesse godendo. A Gladys non sfuggirono quelle parole: si volt a guardarlo, la partita tra loro era solo all'inizio. Per il momento era meglio concentrarsi sugli altri ospiti.

"Roscoe, ti ricordi di Al e di sua sorella?"

Roscoe rimase in silenzio ed era sul punto di scusarsi, quando vide Damian salutare l'amico. Un ricordo gli balen nella mente con la velocit di una saetta. Si

fece avanti ed abbracci prima uno poi l'altra.

"Come no! Eravate inseparabili tu e mio fratello, prima che lasciassi la Scozia. E tu dovresti essere quella mocciosetta con i codini e le lentiggini dalla voce stridula
che non chiudeva mai la bocca."

"Mamma mia! Fatti guardare" rispose Connie squadrandolo dalla testa ai piedi.
Gli gir intorno in una strana danza, sembrava proprio che non volesse perdere neanche un centimetro della sua figura. Quando lo affront di nuovo, il suo viso appariva soddisfatto. Stava annuendo, Roscoe doveva aver superato l'esame. "Sei quasi pi bello di tuo fratello," ammicc spudorata "mi auguro solo che tu sia anche pi... simpatico" civett nonostante la presenza di Guy, il compagno. Connie era fatta cos, amava scherzare e tutti, conoscendola, sapevano che le sue erano semplici battute.

"Uhm, interessante! Devo dire che tutto in te  cambiato, a parte la lingua.
Continui a provarci con Damian come quando eri piccola?"

"Gi, ma lui continua a sfuggirmi. Ora che sei tornato, potresti aiutarmi tu." Risero tutti, compreso Guy, abituato ai capricci della sua donna. L'unico che non parve divertirsi fu Damian. A Gladys non sfugg la tensione che gli irrigid i tratti del viso.

"Non dirmi che hai finalmente capito quanto possa essere fastidiosa quella troietta. Te l'ho sempre detto, ricordi?" gli sussurr la sorella all'orecchio.

Damian non rispose n si mosse. Rest immobile con il bicchiere in mano ad osservare l'allegro gruppetto.

"Non riesci proprio a perdonarlo, vero?" continu Gladys. Un guizzo negli occhi del fratello le fece alzare lo sguardo: c'era Brian dall'altra parte del divano che li stava fissando. "Dagli il beneficio del dubbio, altrimenti lo avrai sulla coscienza."

"Che stai dicendo?" Damian finalmente ebbe un sussulto. "Non morir certo se
non mi avr vicino."

"Non avrei mai pensato di poterlo dire, ma Brian  la persona migliore che potesse capitarti ed  innamorato di te. Se tu lo lasciassi andare, lo rovineresti. E
rovineresti anche te stesso."

"Da quando sei diventata una psicologa esperta? Scusa ma non ti ci vedo nei panni di redattrice della "Posta del Cuore". Non  da te, sorellina, non mi sembri la persona pi adatta a dispensare consigli su come muoversi in campo affettivo. Ti ricordo che anche tu lo hai lasciato, tanto tempo fa."

Touch!
Gladys accus il colpo. "S, forse non sono la persona pi adatta," alz il mento sorridendo agli ospiti pi vicini "ma ho imparato dai miei errori. Grazie al mio orgoglio ho trascorso pi di quindici anni da sola a leccarmi le ferite e a rimpiangere lo sbaglio. Cerca di non farlo anche tu." Damian pos il bicchiere ormai vuoto sul tavolo e si allontan senza dire una parola.

"Qualcosa non va?" La voce calda di Matthew le riport il buon umore. Si abbandon al suo abbraccio con naturalezza. "Mi aspettavo che mi aggredissi! Ora
sono preoccupato. Piccola, parlami."

"Sar l'emozione di questi giorni che mi fa comportare come una sciocca. Niente di grave, sono solo preoccupata per mio fratello ma, diamine, la sua vita sentimentale

non  affar mio. Vieni, andiamo dagli altri."

...
.
...

"Un penny per i tuoi pensieri..."

Damian si volt al suono di quella voce cadenzata. "Alex..." Rimase a corto di parole, sorpreso e affascinato dal bel volto ambrato dell'italo-francese.

"Oui, mon ami. C'est moi. Ah, se solo ti vedessi in questo momento, avresti il mio stesso pensiero: tu est adorable e io ho voglia di baciarti" gli sussurr posando le proprie labbra sulle sue. Damian si tramut in una statua di ghiaccio all'istante. Era Brian quello che li stava fissando a bocca aperta e altrettanto immobile. Il tempo sembr fermarsi per qualche secondo, lasciando tutti in quella strana, assurda situazione.

Alex lentamente si volt. "Oh, non pensavo lo tenessi nascosto. Credevo che gli altri sapessero..." Tossicchi aggiustandosi la cravatta. "Excusez-moi. Spero di non
averti creato problemi.  plus tard."

"Brian, aspetta!" Damian gli corse dietro per fermarlo prima che rientrasse.
L'altro si arrest senza per voltarsi. Era comprensibile; neanche lui si sarebbe voluto guardare in faccia dopo quello che era accaduto.

"Non ti affannare, sto bene e ho capito." Brian lo anticip spostando indietro il braccio per non lasciarsi toccare.

"Che cosa?"

"Finiscila, per favore! Non prendermi per il culo. Volevi sbattermi in faccia la verit? Perch non mi presenti il tuo nuovo amante?"

"Non dire cazzate."

"No, davvero?" lo beffeggi Brian voltandosi ad affrontarlo. Non aveva pi niente da perdere a parte l'orgoglio, quindi non si preoccup di ferirlo n tanto meno di abbassare la voce.

"Se volevi ferirmi ci sei riuscito benissimo. Stavolta ho capito." Fece per allontanarsi. Damian lo blocc prendendolo per un braccio. L'altro si liber con uno strattone. "Non affannarti a cercare giustificazioni, non ce ne sono. Me ne vado, sei
libero di tornare da lui."

"Aspetta, sei qui per mio fratello..."

"Sono qui per te, perdio! Non lo capisci? Gi... come potresti? Ormai
rappresento solo il passato."

Il tono amareggiato lo colp come un pugno nello stomaco, molto pi doloroso della consapevolezza del tradimento con Connie. Il cuore di Damian esplose in tanti piccoli pezzi mentre lo guardava raggiungere il SUV e andarsene sgommando sulla ghiaia del viale. Come erano arrivati a quel punto? Non c'era risposta. E anche se l'avesse trovata, non sarebbe servita: Brian era gi scomparso nel buio della notte.

"Ehi Dam, questo posto  spettacolare!" Jack gli sbuc alle spalle. Con lui c'era Lorna, arrivata a Blantyre il giorno prima ansiosa di riabbracciare Roscoe. Non poteva aspettare che tornasse in America, doveva avere una gran voglia di rivederlo, come tutti loro. Si erano incontrati al castello il giorno prima e, dopo aver superato il

momento di forte emozione, insieme avevano ricordato quella parte del passato che li teneva uniti, il loro bambino, concepito ma mai nato. Quando Lorna aveva iniziato a parlargli in portoghese, tutti si erano meravigliati della facilit con cui Roscoe le aveva risposto. Un altro pezzo di memoria era tornato al suo posto e le parole che Lorna aveva pronunciato il giorno della mancata cerimonia erano riaffiorate nella mente di Roscoe come un'immagine vivida.

"Pare a cerimnia. Eu tenho que falar. Non puoi sposarti Roscoe. Voc tem que saber que a criana que eu estou levando  sua. Tuo, Roscoe, aspetto un figlio tuo."

Damian aveva lo sguardo perso nel vuoto mentre Jack continuava a parlare "Ho fatto visitare a Lorna il giardino.  una bella serata per passeggiare all'aria aperta, non trovi? Ora per rientriamo, ho bisogno di bere. La tua riserva di whisky non ha
eguali. Vieni con noi?"

"S, certo" rispose Damian. Con in testa ancora l'immagine di Brian che se ne andava, non ascolt nulla dei loro discorsi. Gli rimbombava ancora nelle orecchie la voce distrutta e incazzata dell'amico. Le risa e la musica di sottofondo provenienti dal salone acuirono il suo stato di agitazione. Che accidenti stava facendo! Inquadr Connie e un senso di nausea lo colp. Si chiese se avrebbe mai dimenticato: forse no, ma la cosa certa era che non poteva perdere altro tempo. Doveva spiegarsi.

"Mi fermo ancora un po' qui fuori. Ci vediamo dopo." Ormai aveva deciso.

...
.
...

"Il suo scotch, Milady!" Rudolph in persona aveva scortato la cameriera con il

vassoio. Gladys sorrise e prese il bicchiere.

"A voi, signori. Gustate l'aroma inconfondibile della nostra produzione.
Sapevate che la parte della famiglia, quella del clan da cui discendeva la nonna materna, per intenderci, possedeva le distillerie migliori della regione?" Per alcuni degli invitati fu una novit, gli altri, i pi vicini alla famiglia, annuirono conoscendo la storia. "Confermo. Mio nonno ripeteva sempre che mio padre era nato grazie a questo whisky e alla sua colossale sbronza. "Non sareste dei veri scozzesi se non
assaggiaste questo nettare divino"."

Il sindaco annu perso nei ricordi. "Cosa ne  stato del terreno, a proposito?" chiese continuando a bere.

"Non ne so molto.  ancora in funzione, credo. Da bambina sentivo i discorsi dei miei nonni e non li capivo. Mi sembravano pi cospiratori che altro. Crescendo cominciai a comprendere e a gradire il gusto aspro del whisky. La mia competenza, per, finisce l;  mio fratello l'esperto." Gladys cerc Damian tra gli invitati. "So che si diverte nella sua veste d' intenditore. Un paio di volte al mese raggiunge le nostre distillerie al nord e torna a casa dopo pochi giorni. Chiedete a lui,  cos orgoglioso della sua creatura. Ma a proposito, dove si  cacciato?"

Roscoe le apparve alle spalle. "Vado a cercarlo e ne approfitto per salutare Jack
e Lorna."

Gladys annu. "Siamo al completo,  arrivato anche Mantelli. Scusatemi!" Pos il bicchiere sul tavolo alle sue spalle; con un sorriso di circostanza stampato sul viso, alz la mano per richiamare la sua attenzione.

" proprio vero, i tempi cambiano oppure le colpe dei padri non ricadono necessariamente pi sui figli, non vi pare?" Le parole del sindaco la incuriosirono. La discussione prese piede, ognuno aveva qualcosa da aggiungere. Gladys corrug la fronte: di chi diavolo stavano parlando?

"Comunque sia, Mantelli non mi sembra borioso come suo padre. Ha ereditato solo le quote societarie. Questo non lo rende necessariamente un clone." Il vescovo si adoper a placare gli animi.

"Hai ragione, non assomiglia neanche fisicamente al vecchio Logan ma, per quanto mi riguarda, faremmo bene a tenerlo d'occhio."

Gladys barcoll, solo la spalliera del divano la salv da una rovinosa caduta.
Annasp in cerca d'ossigeno. Di colpo l'aria nel salone era diventata irrespirabile.
Con mano tremante si massaggi la gola: deglutire era diventato di colpo impossibile.

Calmati ora e torna in te!

Il cervello riprese a funzionare e lei cominci a porsi mille domande. Perch nessuno l'aveva informata del fatto che Saverio Mantelli fosse il figlio di Sean Logan? Quello non era un piccolo dettaglio su cui poter sorvolare. Qualcuno al cantiere avrebbe dovuto saperlo, non poteva essere diversamente. Ma se fosse stato davvero cos, il giorno dopo lo avrebbe scoperto e non sarebbe stato piacevole per l'incauto colpevole. Avrebbe pagato cara quella negligenza. Per il momento era meglio prendere precauzioni. Dov'era Matthew? Stava parlando con Roscoe e con Jack e Lorna vicino al camino. Gladys si mosse con cautela continuando a tenere sotto controllo Mantelli. Lui parve non essersi accorto di nulla. Lo vide avvicinarsi a Chiara e salutarla in modo caloroso. Rest di sasso. Come faceva sua cognata a

conoscerlo cos bene? Lo stava persino abbracciando! No, concluse, tutta la storia puzzava di marcio, non era possibile che Chiara conoscesse il figlio di Logan e non ne avesse mai parlato. Non poteva crederci! C'era solo una spiegazione e Gladys l'aveva intuita: anche lei come tutti gli altri era stata ingannata. Doveva fare qualcosa.

"Matt, tesoro, posso parlarti un attimo?  importante!"

"Certo, oh... aspetta un attimo, vuoi? Rispondo alla chiamata e sono tutto tuo." Matt agit il cellulare prima di rispondere. Gladys annu rassegnata, non poteva fare altrimenti.

"Calma!" si disse guardandosi attorno. Lo sguardo di Mantelli non le piacque. A passo svelto raggiunse il portone, Matthew era uscito in giardino per trovare un po' di privacy. Capt la sua voce provenire dalla destra. Rincuorata, scese i gradoni di pietra.

"Matt!"

"Piccola, devo andare. Sar di ritorno quanto prima e allora parleremo." Non le dette neanche il tempo di replicare, sal in auto, dopo poco spar oltre la fontana.

"Non mi ha lasciato il tempo di salutarla, Presidente.  scappata via come se
avesse visto un demone."

Gladys sussult, il nemico era proprio alle sue spalle.

...
.
...

Damian segu Brian fin nel magazzino. Lo aveva evitato da quando era entrato al "The Castle". Per tutto il viaggio dal castello fino al pub il suo cervello non aveva

mai smesso di rimuginare e le parole che si erano scambiati alla festa non facevano che tormentarlo. Non sarebbe stato facile dimenticarle, cos come lo sguardo di ghiaccio che lo aveva trapassato come un raggio laser riducendo il suo corpo in briciole. Sul viso dell'amico, poco prima, aveva letto delusione e amarezza, le stesse che aveva provato lui una volta scoperta la verit su Connie. Ma il fatto di potersi considerare in un certo senso alla pari, non lo faceva sentire affatto meglio.

Il locale era praticamente vuoto, c'era soltanto qualche avventore solitario che non aveva voglia di compagnia e desiderava bere il proprio bourbon in santa pace.

Brian super la porta del magazzino come una furia, lanci la giacca sul divanetto e si allent la cravatta; aveva bisogno d'aria, cos slacci il primo bottone della camicia allargando il colletto. Le spalle larghe fremevano sotto il tessuto leggero.

Sapeva che Damian era dietro di lui, aveva sentito i suoi passi seguirlo. "Da quando hai cominciato a frequentare altri luoghi, sei diventato crudele. Prima non godevi nel veder sanguinare a morte qualcuno. Comunque, eccomi qui! Puoi sfogarti." Allarg le braccia piantandosi di fronte a lui "Contento? Sono ancora in piedi, puoi stare tranquillo e adesso vattene e lasciami solo. Torna dal tuo amichetto e goditi la
festa. Domani telefoner a Gladys e mi scuser."

"Non sono venuto per ridere di te e non voglio giustificarmi..." Damian non riusc a terminare il discorso.

"Ecco, bravo, non farlo! Te l'ho gi detto prima, non prendermi per un idiota. Era tua la bocca quella che ho visto sulle labbra del tuo uomo, non hai proprio niente da giustificare n da aggiungere.  tutto chiaro, solo che il Damian che conoscevo io non mi avrebbe spiattellato in faccia la sua relazione. Il tuo sadismo  stato perfetto, ti

ringrazio."

"Ascolta, non avrei mai voluto che tu assistessi a una cosa del genere e credimi quando affermo che non era prevista. Alex non  il mio uomo ma solo un amico. Non pensavo di ritrovarmelo alla festa, sono rimasto sorpreso quando l'ho visto in giardino e ancor di pi quando mi ha baciato. Non  come pensi tu."

"No? E cosa penso io? Sei forse venuto qui per farmi il lavaggio del cervello?
Non ce n' bisogno. Il mio sbaglio non ti  andato gi e mi sta bene. Ci vuole tempo per digerire un tradimento, lo capisco. Ma cazzo, tu non hai aspettato e ti sei rifugiato fra le braccia di quel tipo neanche una settimana dopo!"

"Non mi sono rifugiato tra le braccia di nessuno."

"Va bene, lo hai scopato. E io l'ho accettato, mi sono detto che me lo meritavo.
Ma non potevi finirla cos? Non sia mai! Il grande Damian Mac Talbot deve sempre vincere su tutta la linea e umiliare chi osa tradirlo, giusto?" Le parole defluivano dalla bocca di Brian come veleno letale. Ci di cui lo stava accusando era in grado di corrodere la carne fino alle ossa, andare a segno lasciando Damian senza difesa.
Eppure quell'accusa non aveva alcun fondamento, lo sapevano bene entrambi anche se Brian sembrava pensarla diversamente.

Ma non poteva finire cos, Damian l'aveva seguito per chiarire le cose fra loro, non per peggiorare la situazione. Peccato che non riusc a farlo. Un groppo in gola gli imped di rispondere. Abbass la testa, aveva il cuore lacerato e tanta voglia di gridare, invece rest in silenzio ad aspettare che gli tornasse il coraggio.

"Lo sapevo! Te ne stai l zitto a fissare il pavimento, non hai neanche voglia di

guardarmi. Dam, siamo arrivati a questo? Tu che stai con un altro e non trovi le parole
per dirmelo? Ma non conto proprio nulla per te?"

Damian sent il colpo violento alla spalla, barcoll ma rimase fermo dov'era.
Alz lo sguardo dopo la seconda spinta. "Smettila, non sai quello che stai dicendo. Le cose non stanno cos." La voce gli usc suo malgrado come un rantolo di dolore. Non aveva intenzione di minimizzare n di rabbonirlo, desiderava soltanto che lo stillicidio insulso finisse al pi presto.

"Sicuro! Vediamo, in cosa ho sbagliato? Ti ho visto baciare quell'uomo, cazzo.
Se non vi avessi sorpreso, sareste di sicuro saliti in camera. Cosa c' di meglio di una scopata? Nessuno si sarebbe accorto della tua assenza, saresti tornato nel salone in tempo per i saluti, rilassato e soddisfatto." Brain insist spingendolo ancora. Era fuori di s.

"Tu vaneggi, non l'avrei mai fatto." Ma tentare di abbassare i toni sembrava produrre l'effetto contrario. Se ne accorse un attimo dopo aver aperto bocca; non era quello l'approccio da usare, eppure non trov niente di meglio da dire. Era come paralizzato di fronte alla collera giustificata del suo amante. La risata di Brian lo spiazz. Rimase a guardarlo inebetito. I toni si erano accesi oltre ogni limite.

"Perch no? D'altronde te lo sei fatto gi una volta. Non ti  piaciuto, forse?
Rispondi, stronzo, non sa fotterti come vorresti?" Un'altra spinta... una di troppo.
Damian reag assestandogli un pugno in faccia, la testa di Brian scatt a sinistra e dovette appoggiarsi al divano per rimanere in piedi. Damian aveva il fiato grosso e un'erezione prominente.

Maledizione!

Agit due volte la mano per scacciare il dolore ma era pronto per la replica, se fosse stata necessaria. Inspir a fondo ed espir due, tre volte, ma invece di placare l'animosit, sent la rabbia crescere di pari passo con il fuoco del desiderio. Brian sput poi si tampon la bocca con un fazzoletto. Due gocce cremisi fiorivano sulla stoffa candida. La vista del sangue lo sciocc e al contempo gli procur un brivido di libidine che arriv diritto all'inguine. Damian sent l'uccello vibrare dentro i boxer, quell'uomo sapeva infiammarlo come nessun altro al mondo: i suoi modi scostanti, la rabbia repressa, la forza del suo corpo e la passione dello sguardo erano fattori unici e inconfondibili. E, se fare sesso con Alex era stata una debolezza intrigante, avere tra le braccia Brian rappresentava un sogno realizzato dal quale era difficile allontanarsi.
Lo sguardo offuscato dallo stupore non aveva perso ancora l'ardore che conosceva: lo amava nonostante tutte le parole di stizza che gli aveva vomitato addosso. Damian non si trattenne, sapeva che poi se ne sarebbe pentito, tuttavia and avanti deciso: gli agguant la nuca e lo baci. Spinse con le labbra fino ad avere libero accesso alla sua bocca. La lingua la invase, padrona assoluta. Damian chiuse gli occhi e il contatto divenne pi intenso, lo assapor divorando il suo respiro. Rischi di venire nei pantaloni quando avvert il sapore ferroso del sangue insieme al gusto di whisky di marca. Doveva immaginarlo che Brian, una volta tornato al pub, avrebbe cercato di affogare nell'alcol la delusione. I gemiti di entrambi furono la benzina che aliment il fuoco. Le mani si mossero sicure sotto la camicia, la pelle di Brian era bollente.
Damian sospir insofferente, non voleva pi aspettare: con uno strattone si liber della cintura e slacci i pantaloni. Aveva il membro dolorante e duro come marmo, se non fosse riuscito a godere, sarebbe morto.

Brian sembr leggergli nel pensiero: lo spinse indietro e si inginocchi per

prenderglielo in bocca.

"Oh... s!" mugol Damian. Abbass gli occhi e per poco rischi di venire. Una luce accecante di lussuria scald il ghiaccio dello sguardo meraviglioso e unico del suo uomo. Damian si concentr sulla sua bocca, la vide aprirsi sul glande scuro e lucido e la lingua guizzare intorno. Con pochi tocchi, simili a pennellate d'autore, Brian gli lubrific l'intera erezione.

Le gambe vacillarono e, per non cadere, Damian si appoggi sulle sue spalle. Lo spinse in avanti lasciando che lo prendesse tutto. Che sensazione straordinaria! Una volta assicurato l'equilibrio, mosse i fianchi avanti e indietro facendosi scopare da quella bocca divina. Si fidava di lui. Brian non lo deluse, impose il ritmo e fu perfetto. Lo succhi, lo lecc, gli accarezz i testicoli e lo port al massimo.

"Non resisto, sto per venire!" Con i denti stretti nello sforzo di continuare, Damian ormai era sull'orlo dello strapiombo. Voleva lasciarsi andare. Avvert la tensione nei lombi e al gemito di Brian non resistette pi: gli esplose in bocca. L'altro lo succhi, ingoiando il suo sperma fino all'ultima goccia e lui spinse ancora fino a svuotarsi del tutto.

Un colpo alla porta richiam la loro attenzione: il momento magico era svanito.
Damian diede un'occhiata al Patek Philippe, la festa doveva essere giunta agli sgoccioli, era necessario che tornasse al castello. Si rivest in fretta prima che Jim entrasse.

"Capo, c' un problema."

"Cio?" rispose Brian visibilmente contrariato mentre sistemava alla meglio la

camicia.

"Al solito, Lou si  scolato un bel po' di bourbon e non ha gradito il divieto che gli ha imposto Daisy. Ora minaccia di fare casino e di non pagare. Devi intervenire."

Damian approfitt del trambusto per uscire. La testa gli girava e il cuore batteva ancora forte. Non poteva indugiare oltre. Arrivato al parcheggio si rese conto del cambio di temperatura dal sottile strato di umidit che ricopriva il lunotto della Aston Martin. Cerc le chiavi nella tasca della giacca ma un "click" sinistro dietro le spalle lo blocc. Il sangue gli si gel nelle vene quando avvert qualcosa di freddo spingere dietro la nuca. Sbarr gli occhi, una minuscola goccia di sudore scese dalla fronte e gli solletic il collo scomparendo dietro al colletto della camicia.

Era la prima volta che aveva a che fare con un ladro. Se ne sarebbe liberato facilmente, gli avrebbe dato tutto senza discutere e nessuno si sarebbe fatto del male.
Imprec tra s, non aveva contanti in tasca ma era pi che disposto a separarsi dal suo prezioso orologio. Tuttavia, una parte del cervello si rifiutava di cedere senza combattere. Rimase immobile, si limit a guardarsi intorno in cerca di qualcosa di utile; non trov nulla che facesse al caso suo. L'insolito silenzio del ladro lo preoccup: perch non gli chiedeva denaro? Che aspettava a strappargli dai polsi i gemelli d'oro? D'un tratto un pensiero gli saett veloce nella mente e un sospetto terribile inizi a prendere forma. L'uomo alle sue spalle non aveva intenzione di derubarlo ma di ucciderlo. Il terrore lo assal come un cappio intorno alla gola e la vista gli si oscur. Era spacciato.

Di colpo la porta del locale sbatt.

"Dam aspetta, dobbiamo parl..." Brian si zitt di colpo. Il resto accadde in un

frangente. Approfittando della sorpresa, Damian colp il killer assestandogli una gomitata alle costole. La forza dell'impatto produsse un suono confortante mentre l'uomo cadeva a terra urlando e lasciando andare la pistola. Brian gli fu subito dietro e con un calcio la spinse via.

"Chiama la polizia, presto!" gli grid, ma Damian aveva gi il cellulare all'orecchio. L'assalitore prov a muoversi; un calcio provvidenziale al fianco, gi compromesso, lo mise definitivamente fuori gioco.

...
.
...
Gladys si volt lentamente, Mantelli le rivolse un ammaliante sorriso.
"Come sta? Se posso permettermi, le dir che  ancora pi bella dall'ultima

volta che ci siamo incontrati."
"Adularmi non ti servir a passarla liscia." Gli parl con il tono autoritario,

quello riservato ai suoi dipendenti. L'uomo scoppi a ridere.

"Quale sarebbe la mia colpa?"

"Mi hai mentito. Non mi hai detto che sei il figlio di Sean Logan."

" vero, che sbadato."

Si stava divertendo alle sue spalle, come osava? Gladys non si fece irretire.
"Prendermi in giro non  una mossa furba e non ti serve a niente. La prima cosa che far domani mattina sar rimuoverti dai quadri dell'azienda. Considerati fuori dalla MTI. Ho smascherato il tuo gioco e ora fammi il favore di lasciare la mia casa. Non
sei un ospite gradito."

Mantelli torn serio, forse aveva capito che non c'era proprio nulla da scherzare.
Ma per Gladys non era ancora finita. "Come fai a conoscere Chiara?"

" una carissima amica, non lo sapevi? Mia cara signora, troppe cose ti sfuggono." Avanz ancora. Gladys perse un po' di sicurezza, ma si sforz di non darlo a vedere. "Mio padre sar contento di rivederti. Mi ha sempre parlato bene di te, ora
capisco perch."

"Logan  ricercato in mezzo mondo e se solo mettesse piede in Scozia, verrebbe arrestato all'istante." Il pensiero di ritrovarselo vicino la faceva rabbrividire. Di colpo non si sent pi tanto tranquilla ma se lui non avesse smesso di sorridere, gli avrebbe dato un pugno.

"Hai ragione, ma non sar lui a tornare. Andrai tu."

"Che cosa..." Era troppo. Doveva tornare dentro e chiamare i fratelli; fece per voltarsi ma qualcosa di forte le blocc il respiro. Sbarr gli occhi tentando di difendersi. Un fazzoletto le press la bocca impedendole di urlare e il mugugno continuato era troppo debole perch qualcuno la sentisse. Le luci sbiadirono e i suoni sembrarono amplificarsi. Il buio l'avvolse e tutto scomparve.

29. Blantyre.

"Non ho tutta la notte, stronzo, e inoltre stai decisamente male." Matthew indic il fianco del balordo seduto dietro il tavolo. Da come era seduto, incapace di tenere la schiena dritta, si capiva che stava soffrendo come un cane.

"Se vuoi arrivare in ospedale, devi collaborare e dirmi per chi lavori." Matthew alz lo sguardo verso la parete a specchio. Nell'altra stanza Damian e Brian assistevano interessati all'interrogatorio insieme a due agenti. Dopo la telefonata del cognato, Matt era arrivato al parcheggio del "The Castle" nello stesso momento in cui una pattuglia della polizia locale stava caricando in macchina l'aggressore.
Assicuratosi delle condizioni di Damian e Brian, si era diretto con loro in centrale per la deposizione. Aveva voluto presenziare a tutti i costi. Una volta finito con loro, era tornato per occuparsi del presunto killer. L'interrogatorio stava procedendo senza sosta; come al solito era toccato a lui fare la parte del poliziotto cattivo, mentre Mitch si limitava a osservare. Con la schiena alla parete e le braccia conserte controllava soltanto che tutto andasse per il verso giusto.

Gleason appoggi i gomiti sul tavolo. La giacca dello smoking giaceva informe sulla sedia alla sua destra, le maniche erano state arrotolate fino ai gomiti. Proteso in avanti fiss negli occhi Charles Dunlop, questo era il nome del sicario: doveva intimidirlo per convincerlo che non si sarebbe fermato davanti a niente pur di scoprire

ci che voleva.

"Allora, hai un solo modo per salvarti il culo: o ci dici subito di tua spontanea volont chi ti ha assoldato e perch, o ci penser io a farti tornare la memoria a modo mio. Nel secondo caso, per, ti posso assicurare che alla fine non sar solo la costola spezzata a dolerti." Con la coda dell'occhio not un piccolo cambiamento nella postura di Mitch ma non se ne cur. Il suo collega lo conosceva bene, gli avrebbe lasciato carta bianca. Di solito non si sporcava mai le mani, tuttavia all'occorrenza non si sarebbe certo tirato indietro. Non c'era niente di meglio di qualche cazzotto ben assetato per raggiungere lo scopo.

Si rivolse al prigioniero con voce calma, forse troppa, ma and a segno perch l'uomo trattenne il fiato per un paio di secondi. Sembrava titubante. "Bene!" La breccia era stata aperta, ora bisognava continuare per arrivare a destinazione.
Matthew respir a fondo, rimanendo fermo in attesa. Per un detective quello era il momento cruciale, sarebbe bastata un'altra minaccia delle sue per ottenere tutte le risposte.

"Da qui non uscirai tanto presto, a meno che tu non decida di vuotare il sacco.
Facciamo cos, io ti racconto cosa penso e tu mi dici se  la verit oppure no."

"Io non parler. Non dir nulla fino a quando non mi farete curare da un medico.
Sono ferito e ho i miei diritti e..."

Matt allung la gamba e con un calcio spost la sedia di fronte, tirandola indietro.
Il killer, legato con le manette al tavolo, sub un contraccolpo tale che fu costretto a piegarsi in avanti e il movimento troppo veloce gli procur una fitta atroce al torace.
Url per il dolore.

"I tuoi diritti non varranno un cazzo qui dentro fino a quando non deciderai di collaborare" sibil il detective tenendolo stretto per i polsi.

"Ti denuncer, brutto figlio di puttana. Non potete trattarmi cos!" piagnucol dolorante Dunlop. Faticava a respirare e cominciava a contorcersi. Matthew diede un altro colpo con il piede alla sedia. L'urlo di rimando fu simile ad un ululato.

"Risposta sbagliata! Riproviamo: per chi lavori?" Ancora una volta l'altro si lament ma prima che finisse di parlare, Matt lo tir con tutta la forza che aveva facendolo sbattere contro il tavolo di ferro. Il grido di dolore fu lacerante.

Il killer si pieg ancora di pi di lato, boccheggiando. "Basta!" riusc a sibilare mordendosi le labbra. Matthew non si ferm e, stringendo pi forte le braccia, lo tenne in quella posizione a lungo. Non lo lasci andare neanche quando lo vide sbiancare. Al contrario, si volt verso il collega intimandogli con lo sguardo di rimanere al suo posto e subito dopo torn ad occuparsi di Dunlop. Era sudato, con le lacrime agli occhi; di sicuro la costola incrinata si era rotta del tutto. "Ti... dir quello che vuoi ma... basta, non respiro..." In effetti, quel figlio di un cane ansimava pi di un treno a vapore. Gleason allent la presa senza per togliere le mani dai polsi.

"Sono tutto orecchi."

"Non so il nome di chi mi ha contattato..." Matt gli tir di nuovo le braccia e la reazione fu immediata. "...  la verit, cazzo! Una voce maschile mi ha detto soltanto cosa dovevo fare e che avrei ricevuto una grossa, fottuta ricompensa a lavoro concluso" grid a denti stretti.

"Dovevi uccidere Mac Talbot, perch?"

"S, oggi lui e domani sera il fratello. Il tizio che mi ha contattato ha parlato di una vendetta contro la famiglia e mi ha detto di lasciar stare la donna. A lei avrebbe
pensato personalmente."

Un velo di orrore gli oscur la mente, Matt si mosse come un automa, prese la Glock dalla fondina e gliela punt tra gli occhi. In piedi, curvato sul balordo, non si accorse della mano di Mitch sulla sua spalla n di quello che gli stava dicendo.

"Di chi stai parlando?" Tir indietro il cane della pistola e attese. Se non avesse ottenuto la risposta che cercava, nessuno avrebbe potuto salvarlo da quel che sarebbe accaduto. L'attesa fu ripagata.

"Non lo so. Lui ha parlato di una sorella." Matt l'afferr per il collo; sentiva il sangue ribollire e le tempie battere. Non riusciva a credere alle sue orecchie: com'era possibile che quel topo di fogna si stesse riferendo proprio a Gladys? Nonostante tutto la sua mente rest lucida abbastanza. Non ci volle molto a collegare ci che aveva appena sentito con l'attentato ai cantieri. Anche in quella circostanza l'obiettivo era Damian e non sua sorella. Era lui quindi che doveva morire, ma perch?

"Quando avresti dovuto chiamare per riferire di aver portato a compimento il tuo
incarico?"

"A mezzanotte. Era l'ora stabilita in cui tutte le operazioni si sarebbero concluse." Il sicario pronunci le ultime parole gridando, Matt lo strinse al punto di farlo annaspare. Dunlop rimase a fissarlo con gli occhi spalancati e la bocca aperta, ma n aria n le parole riuscirono ad attraversargli la gola.

"Entro quell'ora Damian sarebbe stato ucciso, e la sorella? Che cosa sarebbe successo alla donna?" gli ringhi rabbioso Matt contro la faccia.

"Ti riferisco solo quello che mi ha detto e cio che la donna gli serviva viva. Per lei aveva in mente altri progetti. Non so altro, lo giuro!" Dunlop cominci a tremare, nessuno lo avrebbe aiutato, lo sapeva.

Matthew alz lo sguardo: le lancette dell'orologio alla parete indicavano le dodici e mezza. Si sent morire. Lasci andare il killer allontanandosi dal tavolo.
"Continua tu, io torno presto." Si rivolse a Mitch prima di uscire dalla stanza. In corridoio trov Damian e Brian, avevano lasciato la stanza anche loro preoccupati.
Prese il cellulare e chiam al castello. La voce impostata ed elegante di Rudolph non serv a rassicurarlo. Lo aggred zittendolo prima che potesse continuare.

"Voglio parlare con Gladys. Presto, chiamala!" gli ordin infischiandosene dell'etichetta. Un presentimento nefasto s'insinu in lui e quando Chiara gli rispose, si sent morire. "Dov' Gladys, l'hai vista?" chiese nervoso.

"Per la verit, no. Non la vedo da un po'. A dire il vero, credevo foste insieme.
Ma che succede?" La voce della cugina risuon preoccupata, forse anche lei aveva intuito qualcosa di strano.

"Falla cercare, io sto arrivando." Chiuse la comunicazione senza ascoltare altro, non c'era tempo da perdere. Si precipit fuori dal distretto seguito dagli altri due. Per fortuna Damian era arrivato con la propria auto e impiegarono solo venti minuti ad arrivare al castello. Matt entr come una furia nel salone ormai quasi vuoto. Gli invitati erano andati via per la maggior parte e gli altri si apprestavano a farlo. Erano tutti ansiosi di salutare la padrona di casa e ringraziarla dell'ospitalit. Non si cur di

loro n della cugina che si stava avvicinando, aveva ben altro nella mente: doveva trovare Gladys al pi presto. Sal di corsa le scale lasciando a Damian il compito di informare Chiara e Roscoe. Apr la porta della camera da letto ma la trov vuota e in perfetto ordine. Ad una prima occhiata sembrava non mancare niente: la borsa e le chiavi della macchina erano ancora sul secretaire. Imprec a voce alta, anche il cappotto era appeso nell'armadio. L'idea che fosse successo qualcosa di terribile divent una certezza. Con il cuore a mille e i nervi a fior di pelle scese le scale fino in biblioteca. Dentro non c'era nessuno.

"Che sta succedendo, Matt?" La voce di Roscoe lo fece voltare. "Abbiamo controllato nelle stanze, mia sorella non  in casa. Che vuol dire?" Lo sguardo spiritato del cognato e la presa forte sulla spalla lo fecero irrigidire. Con una decisa scrollata si liber.

"Qualcuno ce l'ha con voi e voglio sapere chi." Gli gett in faccia la verit senza tante cerimonie. Roscoe fece per rispondere ma l'arrivo di Chiara catalizz la loro attenzione su di lei e sul piccolo oggetto che stringeva in mano. Matthew lo riconobbe.
" il pettinino che aveva Gladys tra i capelli stasera." Si ricord anche di essere stato lui a metterglielo al lato dell'acconciatura seguendo le sue indicazioni. "Dove
l'hai trovato?"

"In giardino, oltre la fontana. Dopo che Damian ci ha raccontato cos' successo in centrale, ho sentito Saverio dire che aveva visto Gladys in giardino." La testa di Matt scatt come un proiettile. Inquadr il nuovo arrivato, lo aveva intravisto alla festa ma non avevano avuto modi di presentarsi. L'uomo allung la mano che lui strinse in fretta. "Sono Saverio Mantelli, un caro amico di Chiara." si present serio.

Gleason annu continuando a fissarlo.

"Cos hai visto Gladys in giardino, ed era sola?" riusc a chiedere con voce ferma nonostante il turbinio di emozioni che lo scuoteva.

"Non lo so con certezza. Stavo tornando dal bagno e l'ho vista sul portone. Era aperto e mi sembrava che lei avesse fretta o almeno stesse correndo dietro qualcuno.
Dal modo in cui si  precipitata fuori, non posso pensare diversamente. Non ho avuto il tempo di presentarmi n di salutarla. Poi sono rientrato nel salone con gli altri."

Matthew riflett e gli bast un momento per capire. Chiuse gli occhi imprecando: doveva essere stato quando Gladys lo aveva seguito fuori dopo la telefonata di Damian. "Cazzo!  successo pi di un'ora fa. Ormai potrebbe essere ovunque."

"Di che parli?" La domanda di Rosoce accompagn la sua corsa verso l'esterno.
Matt and con Chiara nel punto esatto in cui sua cugina aveva rinvenuto il fermacapelli. Le impronte sulla ghiaia indicavano che qualcosa o qualcuno era stato trascinato fino alla siepe. La presenza a terra di alcuni rametti spezzati e foglioline significavano una cosa soltanto.

Gleason ormai non aveva pi dubbi. Senza voltarsi dette a tutti la triste notizia.
" stata rapita!"

Il silenzio alle sue spalle gli pes addosso pi della colpa che gli comprimeva il petto. Se si fosse fermato ad ascoltare quello che Gladys aveva da dirgli... Imprec pesantemente, non gli rimaneva altro da fare. Lo sconforto dur poco: senza perdere tempo chiam la centrale. A quell'ora Mitch sarebbe stato in grado di dargli tutti i dettagli necessari.

"Matt, l'interrogatorio  finito. Il prigioniero non ha detto niente che tu gi non sapessi. Grazie al suo cellulare, per, abbiamo riscontrato il numero di telefono con il quale si  tenuto in contatto nelle ultime ore. Reggiti forte, il prefisso  italiano..."

"Porca puttana! Stai parlando di..."

"Calma, non lo so ancora. Ma tutto fa supporre che ci sia lui dietro a questo complotto e se ci pensi, la deduzione non  poi cos fantasiosa."

Il mondo si sgretol in un istante; Matthew avvert la morsa gelida della paura, non riusc ad immaginare niente di pi atroce per la sua donna. Ritrovarsi nelle mani di Logan l'avrebbe uccisa e la colpa sarebbe stata soltanto sua. Quante volte le aveva promesso che non le sarebbe accaduto nulla? Troppe, ma non abbastanza per tenerla lontana da quell'incubo. Cos' che le ripeteva spesso tenendola tra le braccia? Ah s, non avrebbe dovuto preoccuparsi di niente.

"Credi che se ci fosse pericolo ti lascerei da sola? Mi avresti attaccato alle costole tanto da non poterne pi, piccola. Non ti succeder niente. Ci penser io."

"Matt, ci sei ancora?" la voce profonda del collega lo riport al presente. Il suo tormento, per, non diminu. L'idea di Gladys in mano a quel porco gli dava il voltastomaco e ancora di pi il fatto di non sapere da dove iniziare nella ricerca. Si sentiva responsabile e se le fosse capitato qualcosa non se lo sarebbe mai potuto perdonare. Doveva reagire e in fretta, se voleva salvarla non poteva permettersi pi di temporeggiare. Bast quel pensiero a farlo tornare in s. Sentiva la presenza degli altri alle spalle, non poteva tradirli, cos prese di nuovo in mano la situazione e con freddezza chirurgica cominci a predisporre per il passo successivo. Il piano per ritrovare Gladys si stava pian piano configurando nella sua mente e stavolta non

avrebbe fallito. Nel momento in cui lo pens, realizz che era pronto a giocarsi la vita per salvare quella della sua donna.

"Mitch, predisponi la chiusura delle frontiere, gli aeroporti e il porto. Gladys  stata rapita e se c' davvero Logan dietro a tutto questo, sicuramente chi l'ha presa si metter in viaggio per l'Italia. Spero solo che non sia troppo tardi." Il tono calmo dovette suonare strano alle orecchie di Mitch. Il suo collega, infatti, gli ricord chi era e quali fossero le sue priorit con la legge. Lo conosceva bene e dopo anni di lavoro a stretto contatto non c'era bisogno di parole per capire cosa Matthew avesse in mente.

"Ho gi allertato la polizia italiana. Ci hanno riferito che la zona in questione  al centro, ma prima di darci altre informazioni, devono fare delle verifiche. Comunque ho dato la mia parola che per le indagini ci muoveremo di pari passo con loro. Tu sei fuori. Da questo momento sei esonerato dal caso. Sei troppo coinvolto, lo capisci da solo che non posso farti partecipare. Conosci la procedura. Ti far sapere se ci sono
novit."

"Col cazzo! Io parto con il primo volo disponibile, prova a impedirmelo!" rispose Gleason di getto. La paura si era trasformata in rabbia e minacciava di soffocarlo se non avesse fatto qualcosa.

"Matt, porca troia, non fare l'idiota e non costringermi a venirti a prendere. Sai che lo farei anche solo per salvarti il culo. Ho ancora voglia di lavorare con te, stronzo, ma stavolta mettiti da parte e lascia fare a noi. Ti terr informato."

Matt riagganci senza aggiungere una parola. Ormai aveva deciso e n la legge n le convenzioni gli avrebbero fatto cambiare idea. Mise al corrente gli altri senza

nascondere le proprie perplessit. Tutti capirono l'importanza della tempestivit, nessuno si sarebbe tirato indietro; al contrario, ognuno di loro si disse pronto ad aiutarlo nelle ricerche. A nessuno venne in mente di dissuaderlo dall'agire al di fuori della legge, non in quella circostanza. Matt lo apprezz, tuttavia avevano perso molto tempo. Avrebbero dovuto aspettare l'indomani per fare qualcosa di concreto, lo sapeva, e la sensazione d'impotenza rischiava di annientarlo definitivamente.
Cominci a camminare avanti e indietro lungo il viale, aveva i nervi a fior di pelle e il cuore che batteva all'impazzata. Un altro po' e gli sarebbe uscito dal petto. In quelle condizioni aspettare il giorno seguente era fuori discussione. Imprec in preda al panico prendendo a calci la ghiaia. Chiara gli si avvicin per abbracciarlo e stranamente si lasci consolare. Forse ne aveva davvero bisogno.

"La troveremo, ne sono sicura" gli mormor all'orecchio la cugina.

"Il jet sar pronto in mezz'ora, il tempo necessario per ricevere i permessi e poi potremo partire alla volta di Roma." Damian gli mise una mano sulla spalla mentre con l'altra stringeva il cellulare. Gleason lo guard speranzoso.

"Grazie, questa s che  una bella notizia."

"Scusate ma non vi sembra di esagerare? Non siamo ancora certi della destinazione; non sarebbe meglio aspettare che qualcuno vi contatti? Se si tratta di un rapimento, di certo a breve potreste ricevere una telefonata e magari scoprire anche che, chi ha commissionato il sequestro, in realt si trova ancora qui in Scozia." La voce di Mantelli ebbe l'effetto di uno scroscio d'acqua ghiacciata, fuori posto e terrificante. Tutti si voltarono a guardarlo ma fu Matthew il primo a rispondere e, se non ci fosse stata Chiara a tenerlo, gli sarebbe persino saltato al collo.

"Perch non chiudi quella cazzo di bocca e la fai finita? Chi diavolo sei tu? Che
fai qui?"

"Matt, per favore!" cerc di calmarlo la cugina. "Saverio vuole solo aiutare,
come tutti noi."

"Di quel tipo di aiuto me ne sbatto le palle. Non ne ho bisogno." Fu la replica acida di Matthew.

"Chiedo scusa,  vero, ho sbagliato a parlare, ma se mi date ascolto potrei davvero aiutarvi. Ho qualche conoscenza a Roma nell'ambito della sicurezza e alcuni poliziotti sono amici della mia famiglia e mi devono pi di un favore. Baster una
telefonata e li avrai a tua disposizione."

Forse non sarebbe stata una cattiva idea. Tuttavia era difficile inquadrare quel tipo: non sapeva ancora cosa aspettarsi da quell'uomo nel quale, invece, la cugina sembrava riporre fiducia. Lo squadr da capo a piedi: aveva un'aria rispettabile, nulla da eccepire, anche se il suo modo di fare non lo convinceva. Gli sembrava che desiderasse pi mettersi in mostra che dare un aiuto sincero. Comunque fosse stato, non poteva certo rifiutarlo, quindi annu con un cenno della testa ma non si scus. Il trillo del cellulare catalizz l'attenzione di tutti. Matt rispose e quando sent Mitch sper in cuor suo di avere buone nuove.

"Abbiamo controllato l'aeroporto. Avevi ragione, sembra che poco dopo mezzanotte sia decollato un airbus alla volta dell'Italia. A bordo, a quanto mi hanno riferito, c'erano tre uomini. Sembra trasportassero una barella con una donna arrivata per subire un'operazione. I medici hanno dato l'OK per il ritorno in patria."

"Mitch, senti anche tu odore di bruciato, vero? Questa storia non sta in piedi. I
loro documenti? Li avranno pur mostrati."

"Certo e sono regola, ma il nome della donna non corrisponde e neanche la foto.
A parte il fatto che era bendata e addormentata. Pare si sia trattato si un lifting."

"Sono loro e la donna  Gladys, porca puttana! Se solo le hanno torto un capello
li ammazzer uno ad uno."

"Calmati ora, Rambo, tu non puoi fare nulla. Aspetta solo le notizie che ti dar volta per volta..." Matthew ascolt tutto quello che il suo collega aveva da riferirgli.

"D'accordo, non far cazzate ma non chiedermi di starmene con le mani in mano ad aspettare.  della mia compagna che stiamo parlando. Al posto mio faresti lo stesso." Mitch ebbe il buon senso di non replicare e dal mugugno che sent, Gleason cap di aver ottenuto un tacito consenso. Gli altri lo stavano aspettando in casa, tutti ansiosi di cominciare le ricerche. Quello che mancava era solo un piano da seguire una volta arrivati a destinazione.

"Allora, Matt, che proponi? Si va a Roma, e poi?" Damian fu il primo a parlare.
Era appena tornato in salone dopo essere salito in camera a cambiarsi. Appoggi il giaccone di pelle sul bracciolo del divano continuando a controllare il cellulare.

"Sono pronti?" Gleason gli indic il telefono con la testa. Sapeva che stava aspettando il messaggio dall'hangar, l'attesa lo stava facendo impazzire.

"Ancora no, ma stai tranquillo,  questione di minuti. Torniamo a noi: che si fa
una volta in Italia?"

Matthew ci pens su, non era per niente facile indicare come muoversi. I dati in

possesso per il momento non erano sufficienti. Tuttavia una volta ristretta la zona, l'impresa non sarebbe apparsa poi cos ardua. Avrebbe setacciato personalmente metro per metro l'intero centro Italia ma non sarebbe tornato in Scozia senza la sua donna. "Dovr muovermi con cautela ma ci non significa che rimarremo senza far
niente. Una volta a destinazione ci penser."

"Da solo? Noi verremo con te.  di nostra sorella che stiamo parlando, non ce ne staremo da parte ad aspettare." Roscoe si un agli altri. Prese posto sulla poltrona accanto al camino. Doveva dolergli molto la gamba perch per la prima volta nella serata stava usando il bastone.

"Credi che non lo sappia?" rispose il detective con troppa veemenza.

"Matt, stiamo tutti dalla stessa parte e siamo preoccupati." Sua cugina si adoper per smorzare i primi fuochi di intolleranza che la lunga attesa aveva cominciato ad accendere. Gleason si allontan annuendo. Non riusciva a stare fermo e sebbene non fosse mai stato una persona instabile, cominciava a nutrire seri dubbi sulla sua capacit di rimanere freddo.

Se non fosse riuscito a trovarla...

"Che cosa aspettano? Sapete che vi dico? Io vado all'aeroporto, almeno guadagner tempo." Sulla porta rischi di travolgere il povero Rudolph in procinto di entrare con il carrello delle tazze di t.

"L'idea non  sbagliata. Direi che dovremmo darci una mossa anche noi." Stavolta fu Brian a intervenire. Era rimasto in silenzio per tutto il tempo, ma si capiva dalla tensione dei muscoli delle spalle e da quella dei lineamenti del viso quanto

fosse preoccupato.

"Sar meglio che tu rimanga qui. Non  necessaria la tua presenza e poi hai il locale da mandare avanti." La risposta acida di Damian lo ghiacci. Non solo non se l'aspettava, ma non riusciva nemmeno a capire le ragioni del suo comportamento.

"Che dici? Posso benissimo lasciare il locale in mano a Daisy e ai ragazzi. Se la
caveranno anche senza di me."

"Lo so, sei pieno di risorse, e se non bastasse Daisy puoi sempre contare sulle altre amiche, non  cos?" Damian lo lasci a bocca aperta e disarmato. Matthew vide Brian deglutire e abbassare la testa. Si sarebbe aspettato una reazione violenta e per questo fece un passo in avanti pronto a separare i due, ma ci che accade lo spiazz.
Fu Brian ad andare da lui.

"Tienimi in contatto. Sai quanto tengo a lei e se hai bisogno puoi contare su di me." Gli strinse la mano e se ne and in tutta fretta. Davvero strano! Damian non mosse un muscolo, rimase appoggiato con una mano alla cornice del camino continuando a fissare le fiamme rinvigorite dall'ultimo pezzo di legna aggiunto dall'inserviente un attimo prima. In un altro momento gli avrebbe di sicuro chiesto qualcosa, ma Matt non se la sentiva di intavolare discussioni di alcun genere. Al momento il ritrovamento di Gladys era il problema pi urgente da risolvere.

"Io sono pronto. Vi aspetto fuori." Matt fece un cenno a nessuno in particolare ed usc. L'aria nell'ampia sala, per lui, si era ormai rarefatta.

...
.
......
.
...

"Il piano non ha funzionato, almeno non completamente. Te l'avevo detto di lasciare che si facesse a modo mio. A quest'ora sarebbe rimasto solo Roscoe e non per molto." La voce di Saverio era ridotta a un sussurro. Chiuso nello studio, era fermo davanti alla porta finestra da dove gli era pi facile seguire le mosse di chi usciva o entrava. Con la mano contro la bocca e il cellulare stretto nell'altra, fatic a non perdere le staffe sotto le ingiurie del suo interlocutore. Il tono si fece ancora pi aspro dopo ci che sent. Davvero suo padre lo stava deridendo? "Credi che ti convenga farmi incazzare, pap?" pronunci l'ultima parola con astio. "Dammi un'altra volta dell'incompetente e riveler ai Mac Talbot dove ti nascondi. Non credo
ti convenga."

La risposta dall'altra parte arriv puntuale e tagliente come la lama della morte.

"Tu, stupido ingrato, come osi metterti contro di me? Se vado a fondo io, tu mi seguirai, ma tra i due chi perder di pi sarai senza dubbio tu, figliolo. Ora piantala di fare la lagna e comportati da uomo, anche se non ti sta riuscendo bene ultimamente, non  vero?" Logan affond il colpo. Non avrebbe mai vinto il premio di padre dell'anno, ma di sicuro come figlio di puttana era al primo posto in assoluta solitudine.

Saverio ingoi amaro e respir adagio. "Lo sai bene anche tu che non ho avuto modo di portare a termine il mio compito. Devo ringraziare la tua collaboratrice che si  fatta scappare Mac Talbot invece di finirlo come era nei patti." Si volt a guardare la porta quando si accorse di avere alzato la voce.

Bravo, ci manca solo che ti scoprano!

"Avevi solo un compito e hai fallito. A volte mi chiedo se tu sia davvero mio

figlio! La risposta me la dar quella troia di tua madre, se mai la rivedr."

"Non ti azzardare a..."

"Sta' zitto, idiota! Dovevi solo sedurre l'italiana, ma a furia di frequentare

checche, sei diventato una di loro."

Il sangue cominci a ribollirgli nelle vene; l'odio per quell'uomo rischiava di annebbiargli la mente. Non se lo poteva permettere. Dalla finestra intravide del movimento in giardino: erano tutti pronti per la partenza, mancava solo lui. Non c'era tempo per ribattere, ben presto lo avrebbero cercato.

"Ti far rimangiare quello che hai detto. Te ne accorgerai, vecchio." La risata dall'altro lato lo innervos ancora di pi.

"Sono ancora io che comando, Saverio, non devi dimenticarlo quindi continua con il piano come stabilito e avvisami una volta arrivati in Italia, intesi?"

"Va bene, ma poi voglio quello che mi hai promesso, intesi?" scimmiott il tono del padre. Sentire Logan grugnire lo riemp di gioia. Un magro conforto, ma almeno aveva ottenuto la sua attenzione.

"Sicuro, ma solo dopo che avrai pensato al damerino e a suo fratello."

"Stavolta far a modo mio e non fallir, vedrai."

"Cos' che non fallirai?" Saverio si volt di scatto alla voce di Roscoe. Si ritrov di fronte ai fratelli che l'osservavano seri dopo essersi scambiati un'occhiata dubbiosa. Non li aveva sentiti entrare e maledisse suo padre. Quell'uomo aveva il potere di renderlo debole e nella sua posizione quello era un lusso che non poteva proprio permettersi. Fece appello alla sua risorsa di sangue freddo e stampatosi un

sorriso degno di un attore navigato, fu in grado di tranquillizzarli, o almeno lo sperava.

"Ah, ero venuto qui per poter chiamare il mio amico, quello di cui vi ho parlato.
Mi sono appartato soltanto perch non volevo darvi false speranze qualora non avessi avuto un riscontro positivo." Tir un lungo respiro. "Comunque posso senz'altro affermare che si metter a vostra disposizione non appena arriveremo in Italia." Vide i Mac Talbot annuire lentamente, ma qualcosa nel loro sguardo lo tenne con il fiato sospeso. Quando anche Jack li raggiunse per sollecitare la partenza, ringrazi il cielo e si affrett a superarli. Benvenuta interruzione! Non c'era tempo per le spiegazioni e se Roscoe e Damian non si erano ancora convinti, lo avrebbero fatto presto, oppure no. "Che importa?" pens Saverio, in fondo tutti e due sarebbero morti presto. La soddisfazione gli fece increspare le labbra, ma il sorriso ebbe vita breve. Era arrivato il momento di indossare di nuovo la maschera.

30. Italia, Abruzzo -Valle dei Preti.

Gladys si svegli ed era come se fosse riemersa dalle profondit dell'oceano.
Tent di alzarsi ma l'impresa le parve subito ardua; nonostante gli sforzi n le braccia, n le gambe si mossero. Per la verit neanche il resto del corpo rispondeva agli impulsi dettati dal cervello: era come se la testa operasse a parte, mentre un torpore inquietante l'avvolgeva tutta. Ci riprov ma quello che ottenne fu il suono metallico di qualcosa che la legava al letto sul quale era stesa. Catene! Allora con maggiore forza sollev la testa. Fu in quel momento che il panico le attanagli la gola come stretto da una mano adunca e forte. Aveva aperto gli occhi ma intorno a lei non c'era niente, buio totale. Deglut e scesero solo polvere e terra amara. Un brivido l'attravers scuotendola, e il clangore del metallo, unito allo stridio dei denti, ruppe quel silenzio opprimente. Faceva molto freddo; Gladys stava tremando. Se almeno avesse potuto coprirsi le gambe con la gonna! Ma il vestito era trattenuto sotto il sedere. Probabilmente chi l'aveva legata al letto, non si era preoccupato delle sue condizioni o magari gli aveva fatto piacere guardarla cos, inerme e con l'intimo di pizzo in bella vista.

Oh mio Dio!

Si agit di nuovo, ora s che la situazione era ben chiara. La consapevolezza di ci che le era successo le balz in mente, facendola sussultare. Ricord ogni cosa: la

festa, la corsa in giardino per avvertire Matt e... Saverio Mantelli.

Maledetto bastardo!

Era davvero il figlio di Sean Logan! Ancora non riusciva a capacitarsene: come aveva potuto permettere che quel verme si avvicinasse a lei e alla sua famiglia?
Inorrid ripensando alle ultime parole ascoltate prima di perdere i sensi.

"Mio padre sar contento di rivederti, mi ha parlato sempre bene di te. Ora
capisco perch."

"Logan  ricercato in mezzo mondo e se solo mettesse piede in Scozia, verrebbe
arrestato all'istante."

"Hai ragione, ma non sar lui a tornare. Andrai tu."

Il grido silenzioso le echeggi in testa e la paura rischi di ottenebrarle di nuovo i sensi. Non poteva permetterselo, anche se il solo pensiero di ritrovarsi di fronte a quel serpente le dava la nausea.

No no no!

Torn a muoversi, stavolta con pi veemenza, ma il risultato non cambi.
L'avevano legata proprio bene e l'unica cosa che ottenne agitandosi fu una fitta ai polsi e alle caviglie. Meglio fermarsi! Non sapendo ancora dove si trovasse, era pi saggio concentrarsi con tutte le forze per cercare di captare i rumori circostanti e tenerli a mente. Da quello che poteva capire e dall'odore di muffa, era indubbio che la sua prigione fosse una cantina. S, ma dove l'avevano rinchiusa? E quanto tempo era trascorso dall'incontro con Mantelli? A quell'ora gli altri di certo si erano accorti della sua scomparsa e Matt aveva gi allertato la polizia. Il pensiero in qualche modo

la rassicur; il suo compagno non l'avrebbe lasciata sola a lungo, ne era sicura.

"D a me, Antonio. Ci penso io a portare il pranzo alla nostra preziosa ospite.
Aprimi e aspetta qui." Sent una voce femminile oltre la porta, e subito dopo il rumore della serratura che scattava. Qualcuno entr portandosi dietro un'aria gelida che le fece accapponare la pelle. Gladys strinse le mandibole tendendo le labbra tra i denti per evitare di romperseli.

"Ah, vedo che milady si  svegliata! Ti ho portato da mangiare, carina, e ti consiglio di non fare storie. Certo, queste non sono le prelibatezze cui sei abituata e me ne rammarico. Per Antonio  stato bravo lo stesso. Coraggio! Vedrai, ti
piacer..."

La donna le si avvicin, lo cap dall'odore di carne arrostita che si insinu nelle narici. Gladys rimase immobile. Se voleva che mangiasse, doveva per forza essere liberata. E infatti avvert le mani leggere dietro la nuca slacciarle la benda. Sbatt le palpebre pi volte per abituarsi alla luce che la invest in pieno. Era giorno, concluse quando finalmente mise a fuoco la stanza e inquadr la finestra sulla parete di fronte.
Da dove si trovava riusciva a scorgere solo alberi. Spost lo sguardo ma le pareti intorno erano spoglie e scure. Sotto la finestra c'era un tavolo tondo di legno con una lampada di ferro arrugginito senza cappello e un posacenere di vetro. Vicino alla branda, piegate su una sedia, c'erano delle coperte il cui aspetto non era per niente rassicurante. Dovevano essere ruvide ma non sporche. Anche le lenzuola profumavano di fresco.

Non c'era altro tra quelle quattro mura, n una tenda n una poltrona, solo un paio di sedie di legno e paglia intrecciata e un cuscino per terra. Il pavimento era qualcosa

di sconvolgente: le assi di legno apparivano rovinate, sconnesse e molto, molto sporche. La nausea torn e l'odore persistente del cibo non fece altro che aumentarla.
D'istinto cerc di spostare il piatto senza riuscirci; un improperio le sfugg di bocca quando si ricord che era ancora legata. La donna che nel frattempo le si era seduta accanto scoppi a ridere richiamando la sua attenzione. Si concentr allora su di lei: alta e slanciata, era bella con la pelle scura, gli occhi chiari e i capelli neri e folti, lunghi ben oltre le spalle. Invidi il giaccone trapuntato che indossava, avrebbe ucciso per coprirsi con qualcosa di simile.

"Hai la pelle d'oca, mi dispiace. Chieder ad Antonio di scendere in paese; a casa di sicuro ci sar un cappotto adatto a te. Da queste parti comincia a fare freddo in questo periodo. Saverio avrebbe dovuto pensarci. Ora mangia! La bistecca  buona quando  calda. Ah, che sbadata! Tu non puoi muoverti, vorr dire che ti imboccher.
Sapessi quante volte l'ho fatto con tuo fratello nel periodo in cui stava male." Quella donna parlava tanto e con uno strano accento. Ma... un attimo, che stava dicendo?

"Mio fratello?" mormor Gladys con molta difficolt. Aveva la bocca secca e la gola in fiamme. Guard avida il bicchiere colmo d'acqua che l'altra stringeva in mano. La donna cap e l'aiut a bere.

"Roscoe non  tuo fratello?"

Gladys annu dopo aver mandato gi tutto il liquido. Gli occhi le si riempirono di
lacrime per il refrigerio. "Tu chi sei?"

"Mi chiamo Kayla e ho vissuto con Roscoe in Africa per un intero anno." La donna le sorrise e cominci a tagliare la carne in piccoli pezzi. "Ora mangia, da brava. Il boss sta arrivando ed  su di giri. Pensa che  andato anche dal barbiere

ieri!" Rise di nuovo, al contrario di Gladys che la guard con orrore.
Meccanicamente apr la bocca e per poco le sfugg un gemito: la carne era davvero gustosa, tenera, ben cotta e lei aveva fame.

"Bene, allora ti piace! Antonio sar contento." In pochi minuti Gladys fin la sua bistecca.

"Dove siamo? Dove mi avete portato?"

"Lontano da casa. Hai fatto un lungo viaggio, sai?" Kayla vers un altro po' d'acqua che lei tracann tutto d'un fiato. "Ehi, calma! Di questo passo finirai la scorta presto e, per avere altra acqua, bisogner aspettare di scendere in paese e ci vorranno
quattro ore in tutto tra l'andare e il tornare."

"Ho freddo!" Gladys che non aveva smesso di tremare. Kayla le adagi una coperta addosso coprendole finalmente le gambe. Un piacevole tepore si diffuse lungo il corpo che cominci a rilassarsi. Ma quella sensazione dur poco perch un rumore la fece sobbalzare e quando la porta si apr, il suo incubo peggiore prese forma: Sean Logan era di fronte a lei.

"Ciao, Gladys." L'ex senatore la scrut, lo stesso sguardo viscido di sempre.
Aveva un'aria soddisfatta, quasi gongolante. " un piacere vederti e sai una cosa? Il tempo non ha scalfito la tua bellezza. Sei esattamente come ti ricordavo."

"Oh, cavolo! Sei tutto in tiro, capo. Quel vestito ti calza a pennello e la scelta della cravatta  azzeccatissima. Ti sei adeguato alla sua mise! Hai fatto bene, cos non sfiguri." Kayla schiocc le dita per avvalorare la propria soddisfazione. Non poteva essere vero!

"Finiscila e sparisci. Lasciaci soli, ti chiamer io quando avr finito." Logan non la degn di uno sguardo, le indic la porta e attese. Una volta soli, sfoder il sorriso
da serpente, si sbotton il cappotto di cachemire
e si sedette sulla branda. Gladys
tent di indietreggiare, voleva allontanarsi il pi possibile dal verme che aveva di fronte ma la catena non le dava troppa libert di movimento. Il senso di impotenza la sconvolse ancora di pi dello sguardo lascivo dell'uomo.

"Ti prenderanno, Logan, e per te sar la fine.  questione di giorni o magari di
ore, ma Matt..."

"Chi? Ah, il solerte detective, giusto... Come mai non ci ho pensato subito?" le rispose l'uomo prima di scoppiare in una risata gracchiante. Preso il fazzoletto dalla tasca della giacca, si tampon gli occhi e il naso, e in un attimo torn serio. "Dovr prima trovarmi e, credimi, ci metter un po'. Siamo troppo lontani. Nel frattempo mi
occuper di te."

"Perch, dove siamo?"

"In Italia, mia cara."

Gladys rimase a bocca aperta. "Non  possibile."

"Andiamo, hai dormito per tutto il viaggio, tanto che Saverio era preoccupato che avessero usato troppo cloroformio." Logan prese ad accarezzarle le gambe da sopra la coperta, la mano andava su e gi con lentezza esasperante.

"Non azzardarti a toccarmi!" grid sconvolta Gladys. Continuava a tirare quelle maledette catene, terrorizzata. Avrebbe voluto ucciderlo e invece, costretta a subire, preg che la tortura terminasse presto.

"Non immagini da quanto lo aspettavo. Ora nessuno, n tanto meno tu, mi proibir di fare ci che voglio." Il cobra spost la coperta gettandola a terra. Gladys url appena vide la sua grossa mano posarsi sul ginocchio.

"Lasciami subito, lurido bastardo. Non mi toccare!"

"Puoi strillare fin che vuoi, principessa. Nessuno verr a salvarti." Logan insinu la mano tra le cosce e le accarezz il sesso senza spostare le mutandine. "Uhm, finalmente!" Chiuse gli occhi quando le strofin con forza proprio in corrispondenza del clitoride. L'espressione assatanata del suo volto ebbe l'effetto di paralizzarla. In quel momento Gladys realizz che avrebbe perso la battaglia. "NO!" Si ribell ancora una volta, non poteva finire cos. Durante tutta la vita si era dovuta adeguare al contorto modo di pensare degli uomini. Se aveva raggiunto il posto del comando nell'azienda, molto lo doveva alla sua capacit di apprendere e al suo carattere. In tutti gli anni trascorsi al fianco del padre, Gladys aveva imparato i trucchi per tener buono l'avversario: nei momenti critici, infatti, era consigliabile fare un piccolo passo indietro, allentare la corda immaginaria e dare credito a chi si aveva di fronte.
Suo padre era un maestro nell'arte dell'inganno, uno spietato uomo d'affari che delle volte, quando serviva, mascherava la propria natura di squalo dietro uno sguardo amichevole. In quel modo metteva gli avversari in condizione di abbassare la guardia.
Il gioco machiavellico non dava loro scampo.

Gladys cerc dentro di s la freddezza necessaria per affrontare al meglio il nemico e, richiamate tutte le forze, si concentr su di lui. Se voleva che la lasciasse in pace e si allontanasse da lei, doveva distrarlo in qualche modo e se Logan si fosse innervosito, non le sarebbe importato. Pazienza, si ripet, meglio ricevere uno

schiaffo che quelle assurde e stomachevoli attenzioni.

"Se non ricordo male, ti  sempre piaciuto parlare. Amavi salire in cattedra e spiegare al consiglio punto per punto le falle della gestione di mio padre." Cominci a dire schiarendosi la voce ogni due parole. Aveva lo sguardo fisso sulla mano di Logan tra le sue gambe. Con sollievo accolse il fatto che si era fermata. L'ex senatore fece una smorfia, contrariato, ma invece di controbattere, rimase a fissare il suo corpo. Gladys non si perse d'animo, doveva riuscire nell'impresa. Inoltre aveva bisogno di conoscere ci che il suo carceriere aveva in mente. La calma che Logan ostentava, andava ben oltre il fatto che lei fosse legata e lontana dall'essere liberata.

"Cosa speri di ottenere con il mio rapimento? Se chiedi un riscatto, i miei fratelli ti rintracceranno, a meno che non usi quel bastardo di tuo figlio, ma in quel caso perderesti l'unico aggancio nelle industrie Mac Talbot." Gladys trattenne il fiato quando vide l'altro allontanarsi da lei: aveva colpito nel segno ed era riuscita nell'intento.

Bene, ora continua!

"Ti faccio i miei complimenti, sei riuscito ad aggirare i controlli cancellando tutti i possibili legami fra te e Mantelli. Peccato che non ti serva a niente e anche se mi hai messo fuori gioco, ora che Roscoe  tornato... a proposito, lo sai vero?" Alla notizia Logan non si scompose. Lo sapeva!

"Non hai scampo contro i miei fratelli. Se vuoi conquistare la MTI e vendicarti di mio padre, dovrai toglierci di mezzo tutti e non sar semplice. Sei un perdente, Sean, lo sei sempre stato. Il nonno lo aveva capito ed  per questo che ha preferito puntare sui suoi nipoti piuttosto che accettarti al fianco di Arthur al comando

dell'azienda. Sei un topo di fogna obbligato a nascondersi."

Lo schiaffo risuon amplificato nel vuoto della stanza. Gladys sent il rimbombo fin nel cervello e un dolore acuto per tutta la faccia. Quando realizz cosa era appena accaduto, aveva ancora le ossa del cranio che vibravano. Qualcosa di caldo cominci a scorrerle sotto il naso. Deglut a fatica nel tentativo di ricacciare indietro le lacrime, non voleva lasciarsi andare n dargli la soddisfazione di vederla sconfitta, ma la lotta che stava ingaggiando con se stessa era molto dura. Sussult quando Logan la scosse prendendola per le spalle e cominci a tremare pi di prima vedendolo abbassarsi su di lei pericolosamente. Se quell'uomo l'avesse baciata, se ne sarebbe fregata della decenza e gli avrebbe sputato in faccia. Ci che accadde, invece, la spiazz, cogliendola impreparata. Logan le lecc il labbro superiore sporco di sangue.
Sembrava in estasi, il depravato! Un conato di bile le risal fino in gola ma la stretta sui capelli lo ricacci indietro. Gladys pens che sarebbe morta in quel momento.

"Stupida puttanella d'alto bordo, credi davvero che la storia finir cos?" sibil il bastardo continuando a strattonarla. "Se oggi sei ancora viva lo devi a me. La tua vita da questo momento  in mano mia e se morir, tu mi seguirai." La sua putrida lingua le sfior di nuovo le labbra. Gladys reag mordendogliela. Fu un attimo, poi un altro schiaffo pesante la colp, stavolta sull'occhio destro e di colpo la stanza si oscur. Quando torn a vederci di nuovo, era a dir poco terrorizzata.

"Vuoi sapere la verit, eh? Vuoi conoscere l'epilogo della storia? Va bene, ti accontento cos la finirai di rivolgerti a me con il tono da regina. Ora sei nelle mie
mani e ci resterai per sempre."

Le parole di quel figlio di puttana ebbero il potere di paralizzarla. Le fitte

lancinanti la tennero sveglia cos che il cervello fu in grado di considerare l'ultima frase come una minaccia ancora pi grave di quella avvertita con le sue mani su di lei.
Con orrore replic: "Che cosa vuol dire "Per sempre"? Non hai intenzione di chieder alcun riscatto, non  vero? E allora che diavolo vuoi?" Era sconvolta.

Logan si tolse la giacca, la ripieg cos come aveva fatto con il cappotto e la pos sulla sedia, il tutto senza fretta. Se la stava godendo, il porco maledetto! Con un sorrisetto sardonico, dopo aver allentato il nodo della cravatta, le sfior la guancia sotto l'occhio che cominciava a diventare livido. Il tocco, per quanto gentile, le procur un ulteriore spasmo. Gladys prov a spostare la testa, ma lui non glielo permise.

"Forse non ti  chiaro, mia cara, che sono io che detto le regole. Ti conviene adeguarti in fretta; non vorrei rovinarti ancora il bel faccino."

"Dimmi... cosa vuoi..." gli chiese tremante. Stava perdendo la baldanza di poco prima e cominciava ad odiarsi per questo.

"D'accordo, ascolta bene perch non lo ripeter pi. Ti riporter in Scozia ma a quel punto sarai diventata la signora Logan, a tutti gli effetti, e insieme dirigeremo la
MTI come doveva essere da tempo."

Stavolta niente, neanche il dolore persistente le imped di scoppiare a ridere come non credeva pi di poter fare. "Tu sei pazzo! Divertente ma folle. E dimmi, Roscoe e Damian ci accoglieranno a braccia aperte?  questo che la tua mente malata
ti suggerisce?"

"Loro saranno morti tra pochi giorni."

Gladys divent subito seria. "Mi spiace deluderti, l'inferno non li vuole ancora.
Sono stati molto vicini alla fine entrambi, ma qualcuno lass li ha sempre salvati."

"Solo perch mi sono fidato di persone incompetenti. Da oggi in poi le cose
cambieranno, te lo posso assicurare."

"Che cosa vuol dire questo? C'eri tu dietro gli attentati?" chiese per avere la conferma definitiva ai suoi sospetti: Logan aveva architettato tutto, almeno per quanto riguardava il cantiere, ma qualcosa nelle sue parole la mise in allarme. Non poteva aver niente a che fare con la scomparsa di Roscoe, o no? "Kayla!" Il cuore cominci a battere contro lo sterno con tanta forza che respirare fu per lei un'impresa. Il quadro si stava delineando davanti ai suoi occhi, ma c'era ancora qualcosa di oscuro. Logan dovette aver afferrato il suo pensiero, e dal modo in cui la stava fissando, cap che era soddisfatto. Lo vide infatti sollevare le sopracciglia, era pronto a fornirle tutte le spiegazioni.

"Sei una donna intelligente, l'ho sempre saputo, ma al contrario degli altri la tua dote per me non  mai stata affascinante. Non mi  mai piaciuto il modo in cui mi snobbavi, ho sempre desiderato riportarti con i piedi per terra. Ma questo  un altro discorso. Stavamo parlando dei tuoi fratelli. Bene, mettiti comoda, ho molto da dire." Logan raccolse la coperta da terra e la copr, ma non la lasci in pace. Dapprima si concentr sui capelli spostando alcune ciocche ribelli che le cadevano scomposte sulla fronte, poi pass al vestito. Gli tremava la mano, di certo impaziente di posarsi sul suo dcollet. Gladys gir la testa per non guardare come se potesse in quel modo farlo desistere dal suo proposito sconcio. Il tocco ripugnante sul seno, pur attutito dal sottile tessuto dell'abito da sera, insieme all'espressione di vittoria, la fece

rabbrividire.

Logan si be della conquista e ancor di pi della sua reazione, tanto che si divert ad alitarle sul volto la propria soddisfazione. "Sei bellissima e io mi ritengo l'uomo
pi fortunato del mondo in questo momento."

"Va a farti fottere, stronzo!" gli grid contro tutto il disprezzo ma purtroppo ci non lo ferm. Il mostro accenn una risatina indugiando con il dito sul suo capezzolo che nel frattempo, complice il freddo, si era inturgidito sotto il reggiseno.

"Lo far, non c' fretta. Adesso per  giusto che la mia futura moglie conosca la verit. Comincio dall'inizio: la mia intenzione era quella di evitare una nuova generazione dei Mac Talbot e cos, una mattina di inizio settembre dell'anno scorso, il mio fedele collaboratore Murriel, alla guida di un SUV rubato, ha provocato l'incidente della bella segretaria, ponendo fine cos a quell'assurda gravidanza. Oh, sei scioccata? Mi dispiace. Dovresti ringraziarmi, invece, lei  ancora viva."

Gladys non riusciva a credere alle proprie orecchie: quell'uomo era davvero impazzito. Le stava raccontando un orrore con la stessa tranquillit con cui avrebbe discusso di rugby. Era compiaciuto, per giunta. No, quello era davvero un incubo e lei preg che fosse solo un sogno. Logan continu. "Nel frattempo avevo progettato anche l'esplosione della miniera. Immagina, non ho dovuto neanche spendere molto per assoldare un dinamitardo. La vita di tuo fratello mi sarebbe costata solo pochi centinaia di dollari. Ma quel figlio di puttana  davvero fortunato e si  salvato. A questo punto  entrata in scena Kayla che hai gi conosciuto." Logan scosse la testa, era contrariato. Lo sguardo che le rivolse era un concentrato di odio che la gel.
"Quella puttana avrebbe dovuto ucciderlo invece di perdere la testa. Cos l'idiota di

tuo fratello  ancora in vita. Voi donne avete il cuore cos tenero!"

"Schifoso bastardo, non ti  importato della fine di tutte le persone innocenti che stavano lavorando in miniera?" gli url contro Gladys esasperata.

Logan la osserv deliziato. Si accorse che stava piangendo e con molta naturalezza prese il fazzoletto di lino dalla tasca dei pantaloni e le deterse le guance.
"La verit? No. Quello che mi interessava era togliermi di mezzo Roscoe, ma sai una cosa?  stato meglio cos. Per lui ho in mente una morte lenta e dolorosa. Non ho dimenticato come mi ha trattato durante l'ultimo Consiglio. Ma torniamo al discorso: Kayla ha fallito o forse si  presa troppo tempo per agire ma se le cose a Blantyre fossero andate per il verso giusto, non l'avrei richiamata qui."

"La bomba al cantiere..."

"Brava! Era tutto calcolato, l'ordigno posto sotto il palco era stato confezionato per uccidere la persona pi vicina. Indovina chi?" Gladys sgran gli occhi; una serie di brividi la scossero da capo a piedi. Il pensiero di quello che sarebbe successo se non ci fosse stato un ritardo sulla tabella di marcia non era affatto facile da

metabolizzare, sapendo oltretutto chi era l'obiettivo designato.

"Damian!" il sussurro le scivol fuori dalle labbra. Logan annu.

"Giusto! Peccato che voi Mac Talbot riusciate a scamparla sempre. Per un disguido dell'ultim'ora il mio contatto alla MTI non ha potuto comunicarci il cambio di programma e ancora una volta ho dovuto rimandare la vittoria. Ma non temere, tra poco tutti i tasselli del puzzle si incastreranno alla perfezione. Sei curiosa di sapere come?" Si stava davvero divertendo, il fetente. "Ti spiegher tutto cos poi passer

ad occuparmi di una cosa che bramo da sempre. Allora, per fartela breve ti annuncio che diventer il nuovo amministratore delegato della MTI.  il minimo per tuo marito, non trovi? Con il matrimonio ricever tutte le azioni dei tuoi fratelli che nel frattempo saranno passate nelle tue mani perch ovviamente loro moriranno. Damian pagher caro il suo vizietto, so, infatti, quanto  debole di fronte a un maschio avvenente.
Vincent Murriel lo ha gi conosciuto da quel punto di vista, non so se mi spiego..."

"Lurido verme!"

"S, lo so, continua pure ad offendere, non fai altro che eccitarmi." Logan rise.
Spost di nuovo la coperta.

"Lasciami stare!" Gladys scalci per quel poco che poteva, ma il tentativo di liberarsi di lui fall ancora una volta.

L'ex senatore sembr non darle peso, continuava a giocherellare con l'orlo del vestito. Riprese a parlare come se niente fosse. "Tra meno di una settimana lo perderai. Poi toccher a Roscoe, a lui penser io stavolta. Ho in mente una lenta e dolorosa tortura. Nel frattempo mi adoperer perch le sue azioni passino nelle mani di mio figlio che sposer l'innocente Chiara. Come vedi  tutto predisposto. A breve la mia vendetta sar consumata. Ah, dimenticavo! Ho in serbo un'altra sorpresa per tutti voi. Vi piacer, ne sono sicuro." Stavolta le sollev il vestito sopra le mutandine.
Gladys spalanc gli occhi appena lo vide portarsi la mano sulla patta e strofinarla sull'erezione evidente. Si agit, era troppo sconvolta per pensare e la mente si rifiutava di collaborare, fissata sull'immagine orribile che aveva davanti.

"Non la passerai liscia, la polizia  sulle tue tracce e non trascorrer molto dalla tua cattura." Fu l'unica cosa che le venne in mente da dire. Poca roba, per la verit, e

del tutto inadatta a scoraggiarlo e a fargli perdere l'aria arrogante che aveva stampata in faccia. Il risolino in risposta le fece capire di aver fallito. Logan si lecc le labbra.

"Pu darsi, ma prima che ci avvenga, mi toglier qualche sfizio e mi assicurer che dopo di me, il comando dell'azienda passi nelle mani di mio figlio, com' giusto
che sia."

"Cosa?! Mantelli non potr mai ereditare la Mac Talbot Industries, MAI!" Gladys gli url contro. Ma di che stava parlando? Non avrebbe ceduto facilmente le sue azioni. Vide l'uomo spostarsi, segu i suoi movimenti con apprensione non sapendo cosa aspettarsi. Da come si erano messe le cose, non poteva che temere il peggio.
L'ex senatore si alz; lei tir un respiro di sollievo, era possibile che si fosse stancato di quel gioco crudele e avesse deciso di lasciarla in pace? Quanto era lontana dalla verit!

"Non parlo infatti di Saverio ma di nostro figlio. Non crederai di essere troppo vecchia per diventare mamma." Non le dette il tempo di replicare e con un gesto improvviso, strapp l'abito di voile, denudandola. Le mani palparono ogni centimetro di pelle e a nulla valsero le sue urla e le preghiere di lasciarla. Non si vergogn di implorarlo, aveva ormai esaurito la dignit: l'importante era non subire un'assurda violenza. Peccato che il suo carnefice non fosse dello stesso avviso.

Gli slip cedettero sotto la pressione delle dita. Un suono gutturale di soddisfazione accompagn l'impresa quando anche il pizzo del reggiseno segu la stessa sorte. Se non fosse stato per le lacrime che abbondavano nei suoi occhi offuscandoli, Gladys avrebbe detto quasi con certezza che quello che scendeva da un angolo della sua bocca fosse un rivolo di saliva.

"Ti prego, non farlo..." piagnucol in preda alla paura. In tutta risposta lo vide armeggiare con la cintura. Era la fine! Logan la guard e per un attimo le dette l'illusione di averla ascoltata. Forse era riuscita ad intenerirlo, dopo tutto, ma il sollievo dur poco, giusto il tempo che le occorse per capire che l'avrebbe imbavagliata. "Aspetta, che fai..." I mugugni che seguirono non raggiunsero lo scopo e aumentarono quando lo vide liberare l'erezione. Ci che accadde dopo, non lo avrebbe mai pi dimenticato. Chiuse gli occhi, lui le mont tra le gambe dando sfogo ai suoi appetiti animaleschi.

"NOOOOO!" Il grido disperato rimase chiuso nella sua mente.

31. Italia, Roma.

I giorni scivolavano sulla pelle tutti uguali, senza scosse, e se per Roscoe quella rappresentava la routine, abituato com'era agli standard lenti della vita a Freetown, per gli altri l'immobilit era sinonimo di frustrazione e perdita di tempo. Dopo una settimana dalla maledetta festa al castello erano al punto di partenza: nessuna informazione, telefonate zero, indizi men che meno e nessun passo concreto da parte della polizia. Il buio pi totale, come se la sorella fosse stata inghiottita in un buco nero o si fosse dissolta nell'aria. Seduto sul dondolo in terrazza, Roscoe tentava di dare un senso all'assurdit che stava vivendo. Aveva pensato pi volte, sbagliando, che il ritorno a casa potesse sancire la fine della sua odissea. Con l'aiuto di Chiara era riuscito anche a riportare indietro i ricordi persi e rinchiusi per un anno intero nel dimenticatoio della sua anima. Alla fine aveva ritrovato la donna che amava e la famiglia. Non poteva essere pi felice. Ma lo stato di beatitudine era durato meno di un battito di ciglia e per qualche ragione ancora sconosciuta il destino si era divertito a prendersi gioco di loro. Far parte dei Mac Talbot significava essere maledetti; il nome garantiva privilegi significativi, era vero, bastava pronunciarlo per avere tutto il mondo a disposizione. La fama e il denaro costituivano un ottimo passe-partout
e da
generazioni, la sua famiglia era sinonimo di nobilt e successo ma la fortuna non viaggiava con lo stesso passo n sorrideva pi loro da parecchio. Sembrava proprio

che la morte dei genitori avesse scatenato le forze oscure contro i superstiti: le porte dell'Inferno faticavano a chiudersi dopo che si erano spalancate per inghiottire il vecchio Arthur. Perch? Roscoe stava provando da giorni a dare un risposta ma era inutile.

Facendo forza sulle gambe, cominci a dondolarsi pi per avere compagnia che per diletto. Il cigolio lento e costante delle molle dell'altalena riempirono il vuoto intorno. Il rumore del traffico in strada era sostenuto a quell'ora di tardo pomeriggio eppure non lo avvertiva, perso com'era nel silenzio dei pensieri. Neanche l'arrivo di Amleto riusc a distrarlo. Il grosso gatto si acciambell ai suoi piedi, sembrava capire che l qualcuno aveva bisogno di compagnia. Roscoe abbass lo sguardo sui suoi occhi color ambra prima di impugnare il bastone e di alzarsi. L'arrivo di Damian lo rianim. "Allora, come  andata?" Lo affront senza salutare.

"Ho riportato a casa Chiara sana e salva" rispose il fratello che nel frattempo si era inginocchiato per accarezzare il gatto. Roscoe osserv il gesto in silenzio; il continuo picchiettio della punta del bastone sul pavimento bast a farlo smettere.

Damian annu, doveva aver capito che l'impazienza lo stava divorando, quindi si alz e gli parl. "Non abbiamo incontrato ostacoli nel tragitto dall'ospedale a qui. Mi domando solo perch tu non sia voluto venire con noi. Sarebbe stato pi giusto, non pensi? Il ruolo della guardia del corpo si addice pi a te che al sottoscritto." Il tentativo di prenderlo in giro non ebbe successo.

Roscoe sbuff contrariato. Voci concitate, provenienti dal piano sottostante, attirarono la loro attenzione. "Che cazzo succede adesso?" sbrait affrettandosi a raggiungere la porta. Maledetta gamba! Per quanto volesse, non gli permetteva di

muoversi tanto in fretta e, per non apparire sgraziato, di solito, lasciava andare il bastone confidando sulle proprie forze. Il pi delle volte per, finiva per pagare lo sforzo a caro prezzo. Pazienza, avrebbe stretto i denti ancora una volta, in fondo ci era abituato: la vita non era stata clemente con lui e tutto quello che aveva raggiunto, se lo era guadagnato con sacrifici e dolore. Fanculo! Damian lo super sulle scale arrivando per primo in cucina.

"Stai calmo, Matt! Non  cos che potrai ritrovarla. Hai bisogno di loro e inoltre non sappiamo ancora dove cercarla." Chiara si affann a fermare il cugino, scoraggiandolo dal reagire come suo solito. Matthew, d'altro canto, non era pi in s e il suo carattere era di colpo peggiorato. Bastava una parola, un'insinuazione, a farlo scattare e accendere come un petardo la notte di Capodanno.

"Sicuro! Se fosse per te, dovrei starmene ad aspettare e nel frattempo godermi la citt, magari. Beh, ti dir che non sono in vena di fare il turista, scusami."

"Non volevo certo..."

"Cosa? Hai dimenticato forse come ti sei sentita dopo aver saputo dell'esplosione nella miniera? Credi sia diverso per me?" Matt non si scus neanche quando vide impallidire la cugina.

"Cerchiamo di non esagerare. Non c' bisogno di mettere al corrente anche i vicini." Damian s'intromise con la sua calma proverbiale. Era evidente il dramma che stava vivendo suo cognato. Si agitava come un pazzo usando come sfogo la sedia, la spostava senza alzarla, avanti e indietro sul pavimento.

Nessuno dei presenti poteva biasimarlo. Dopo una settimana di inutili ricerche e

costretto soprattutto a rimanerne fuori, era logico che cominciasse ad averne abbastanza di aspettare e a temere per la sua donna. Da bravo detective qual era, sempre in prima linea, conosceva bene tutte le sfaccettature di una mente criminale.
Sapere la sua compagna in mano a uno squilibrato come Sean Logan, poi, giustificava il suo stato a dir poco elettrico. I fratelli Mac Talbot conoscevano bene l'avversione di Gladys per l'ex senatore; non bisognava essere dei geni per immaginare cosa stesse passando.

Tuttavia Roscoe non poteva digerire l'atteggiamento scontroso di Gleason e vedere Chiara sofferente non lo aiut a mantenere la calma. Quindi intervenne a suo modo. "Dacci un taglio! Se pensi di essere il solo a preoccuparti per Gladys, sei fuori strada. Credi che a noi faccia piacere aspettare?" lo redargu senza mezzi termini.

"Eccolo qui, ci mancava!" sbott Matt scuotendo la testa. Lasci andare la sedia contro il tavolo. "Se invece di sputare sentenze ve ne andaste tutti a fanculo e mi
lasciaste in pace, saprei cosa fare!"

Roscoe avanz minaccioso. Damian e Chiara lo affiancarono per fermarlo. In quel momento il cellulare di Matthew squill e il detective si scaten come una furia accettando la chiamata e urlando.

"Che cazzo stai farneticando, Mitch? Non me ne frega niente delle regole, lo hai capito? Sono stato qui buono come mi hai detto, ad aspettare. Sono trascorsi giorni senza novit, porca puttana, e tu mi dici ancora di stare fermo?" Di colpo nella cucina cal il silenzio; con l'attenzione rivolta alla conversazione, tutti cercarono di captare le notizie, ma a quanto pareva non ce n'erano di positive.

Tutti poterono sentire la voce gracchiante di Mitch dall'altro capo: "Stammi a

sentire: ficcati bene in quella testa di cazzo il fatto che non devi prendere iniziative.
Lascia che sia la polizia italiana a muoversi e non farmi incazzare. Gi non dovresti essere l. Non costringermi ad intimarti di tornare in Scozia". La situazione divent incandescente in pochi attimi.

"Vaffanculo! Star qui fino a quando non liberer Gladys. Invece di prendertela con me, fai il tuo cazzo di lavoro e trovatemi qualcosa subito!" Senza aggiungere altro interruppe la comunicazione e imprec. "Idioti! Devo andare in commissariato. Mi sentiranno!" Si volt per raggiungere la porta, ma il corpo massiccio e furente di Roscoe lo blocc. "Spostati, Ros. Non ho tempo da perdere con le tue cazzate."

"Dovresti dare retta al tuo collega, una volta tanto. Invece di comportarti come Superman, accetta l'aiuto della polizia locale. Magari sa cosa fare, non credi?"

"Perch, tu sai come lavorano qui, giusto?" incalz Matthew. La tensione tra i due era palpabile e il fatto che Roscoe affrontasse il detective con un ghigno rabbioso sulla faccia non contribuiva certo ad abbassarla. Ci che gli rispose poi bruci come il sale sulla ferita.

"Ci vuole poco ad essere migliori di voi."

"Ma che... ma come ti permetti?"

"Come? Ci avete messo venti anni per capire che mi avevano incastrato. Non si pu dire che siate certo delle cime." La pietra era stata lanciata, l'acqua del lago cominciava ad incresparsi e ne scatur uno tsunami. Matt alz il pugno per colpirlo, Damian lo afferr da dietro bloccandolo e Chiara si lanci fra i due contendenti per dividerli. Anche Saverio e Jack, presenti alla lite, si avvicinarono mentre Lorna,

entrata da poco, emise un grido proprio nel momento in cui l'altra donna cominci a barcollare.

"Chiara, amore, che hai?" Roscoe la soccorse subito, stringendola tra le braccia.
Si preoccup appena la vide farfugliare. Lorna arriv con un bicchiere d'acqua e Damian spinse indietro il detective.

"Sar meglio smetterla subito" gli ordin fissandolo negli occhi con un tono che non ammetteva repliche. L'altro sospir e, con le mani in alto, si allontan.

"Andiamo, ti accompagno io al commissariato. So che il mio amico  di turno.
Ora lo chiamo per avvisarlo che stiamo arrivando" disse Saverio e la sua mossa risult efficace. Matt lo segu.

...
.
...
"Tutta questa tensione ti uccider, mon cher." Alex si accomod meglio sul letto.
Il suo corpo ambrato e tonico si mosse con l'agilit felina. Reduce da un'ora di sesso incredibile e non ancora sazio, il francese cominci a baciarlo leccandogli le gocce di sudore comparse sulla pelle, lungo il torace scolpito. Damian ebbe la forza soltanto di abbassare la testa, distrutto. In cuor suo era ben conscio della stupidaggine che aveva fatto; era bastata la telefonata di Alex per fargli decidere di uscire di casa e lasciare che gli altri se la sbrigassero da soli. Sul momento allontanarsi gli era sembrata una necessit. "Vado a prendere un po' d'aria", aveva detto e, approfittando del fatto che Roscoe si era calmato e si stesse occupando di Chiara, aveva preso l'auto della cognata per recarsi dall'amico. Ora, per, si sentiva colpevole e spompato al

contempo, ma Alex gli stava facendo un massaggio spettacolare con la lingua. Cercare di rilassarsi non avrebbe fatto male a nessuno e cos, con poco, rinchiuse la coscienza in un angolo remoto della mente.

"Ah, grazie. Mi ci voleva proprio." Sospir lasciandosi andare al tocco sapiente delle mani e della bocca dell'italo-francese. Il sollievo pian piano s'insinu sotto la pelle e i muscoli sembrarono rinascere. Anche Alex se ne accorse.

"Sai cosa ci vuole ora per stare meglio?" gli chiese cantilenando nel suo modo gentile e sensuale. Una luce ammiccante gli illumin lo sguardo glaciale, scaldandolo oltre il lecito.

Damian sorrise a sua volta; da come si stavano mettendo le cose, non ci avrebbe messo molto a riprendere il discorso concluso da poco. Il corpo, infatti, cominciava a risvegliarsi e in pochi secondi della spossatezza sarebbe rimasto che un vago ricordo.
Forse...

"Si  fatto tardi, temo." A malincuore pronunci le parole, ma era giusto cos e lo sapeva bene. "Ci vedremo un'altra volta." Damian si alz, aveva bisogno di una doccia veloce.

"Bien! Ecco quel che si dice "rovinare l'atmosfera"!" Il grido di Alex svan sotto lo scroscio d'acqua. Quando usc con l'asciugamano stretto ai fianchi, trov l'amico che appoggiava il cellulare sul comodino. Gli pass accanto e lo baci. Il contatto con le sue labbra lo sconvolse. Ah... se solo l'occasione fosse stata differente! Alex entr in bagno dandogli il cambio. "Far in un baleno, rompiscatole."

Vestito e pronto da cinque minuti, Damian ingann l'attesa versandosi un

bicchiere di whisky in salotto. Cominci a pensare a quanto tempo amassero spendere in bagno gli uomini francesi. Di sicuro erano pi simili alle donne di quelli del resto del mondo. E per fortuna non avevano bisogno di truccarsi, altrimenti...

Sorseggi il contenuto del bicchiere ridendo del suo stesso pensiero. Ma come gli era venuto in mente?

Apr lo sportello di cristallo del mobile laccato dietro al divano di pelle.
Qualcosa di insolito attir la sua attenzione.

Ma guarda un po' che stranezza!

In una scodella d'argento intagliato, seminascosta tra due calici di vetro soffiato, Damian not dei braccialetti da donna. Erano sette per la precisione, tutti diversi tra loro e, a prima vista, molto preziosi. Se ci fosse stato Roscoe al posto suo, di certo avrebbe apprezzato la purezza delle pietre dure, brillanti, smeraldi e zaffiri per lo pi, e tutti tagliati in modo simile.

"Aspetta un momento, e questo?" Allung la mano, ne prese uno per ammirarlo da vicino. C'era qualcosa di familiare in quel gioiello. Dove l'aveva visto? Cerc di ricordare ma niente, buio completo. D'un tratto la bizzarra suoneria del cellulare di Alex annunci l'arrivo di un messaggio. Con un gesto istintivo Damian spost lo sguardo sull'iPhone.

Ti stai occupando degli scozzesi?

Subito dopo il telefono suon di nuovo.

Sai quello che devi fare con la mammoletta. Eliminalo...

Un brivido lo paralizz. Il sospetto che si trattasse di qualcosa di importante e

insolito lo convinse a leggere di pi. Solo il tempo necessario per assicurarsi di non essere scoperto, e quando sent lo scroscio dell'acqua della doccia, mosse il dito sullo schermo e and alla casella dei messaggi. Rimase allibito nel leggere il nome del mittente.

"Logan?" Si riscosse all'istante continuando a leggere.

...stavolta e non fallire ancora. Troverai un altro giocattolo, non temere, Vincent. Avvertimi quando avrai fatto.

"Hai visto per caso il cellulare? L'ho sentito suonare e..." Damian allung la mano, lo stringeva tra le dita, ma appena Alex si avvicin per

prenderlo, sollev il braccio fulminandolo con lo sguardo.

"Che ti prende, mon cher?"

La voce che fino a poco prima gli era sembrata amica, ora gli sembrava

appartenere a un estraneo.

"Chi diavolo sei tu e cosa vuoi da me?" Damian lo aggred con un tono distaccato. Aveva di fronte un nemico, sconosciuto per giunta. Si era lasciato abbindolare e manipolare dall'emissario del suolo uomo al mondo in grado di fare del male a lui e alla sua famiglia.

"Non capisco, che stai dicendo? Non mi conosci, forse?" gli rispose sospettoso.
Alex doveva aver intuito qualcosa perch si mosse con circospezione continuando a fissare il telefono.

"Se c' una cosa che non sopporto, quella  la menzogna. Ti chiedo un'altra
volta: chi sei?"

"Sai bene chi sono e come mi chiamo."

"Vincent o Alex, o chi altro? E che c'entri tu con Sean Logan?" La furia di Damian era come un fuoco che covava sotto la cenere. In mano stringeva ancora il braccialetto, non poteva essere! L'idea terrificante gioc a carambola nel cervello, ma la conferma di quello che sospettava apparve ancora pi sconvolgente: sua sorella ne indossava uno simile la sera del ricevimento.

Dio santissimo, non  possibile!

Ecco spiegata la fugace apparizione di Alex alla festa. Non l'aveva pi trovato al suo ritorno dalla centrale. Il sangue cominci a scorrere veloce; pass la mano tra i capelli, esasperato, finendo per rompere l'elastico dietro la nuca. Affront l'uomo a muso duro. Aveva bisogno di risposte e non c'era molto tempo. Stavolta avrebbero giocato a modo suo e se la cosa non fosse piaciuta, pazienza, era cos che doveva andare.

Che si fotta!

La pausa stava durando anche troppo: doveva conoscere la verit. Qualcosa nell'aspetto di Alex non lo convinceva. D'un tratto aveva perso la sua aria da amante focoso, e il fascino che lo aveva attratto nelle ultime settimane, era svanito.

"Chi cazzo sei tu? Ti conviene rispondermi. Hai tempo fino all'arrivo della polizia." Sibil a denti stretti. Prese il suo di cellulare, pronto a chiamare rinforzi.
Compose il numero di Matthew ma poi ci ripens. Dal punto in cui si trovava, vide il cassetto della scrivania aperto.

"Se non me lo dici tu, far da solo. Trover qualcosa, e... forse proprio qui."

Alz trionfante il passaporto. La foto all'interno era la sua ma il nome no. Di colpo tutto gli fu chiaro.

"Vincent Murriel, dunque sei tu! Aspetta, hai presentato il nuovo socio alla MTI, giusto? Anche quel figlio di puttana  un uomo di Logan?" Damian si accorse in quel preciso istante di non conoscere ancora il nome del nuovo membro del consiglio.
Gladys non gliel'aveva mai detto e a quanto ricordava non erano pi tornati sul discorso.

"Sei stato tu a rapire mia sorella? Eri alla festa per questo motivo, vero? Per conto di Logan? Dov' Gladys adesso?" Avanz spedito contro di lui, era fuori di s e con la voglia matta di fargli sputare ogni cosa. Da come si sentiva, ci sarebbe riuscito con le buone o con le cattive. Ma prima era meglio chiamare Matt. Un bagliore imprevisto lo distrasse e la comparsa di una colt gli impose di rivedere la decisione.
Alex stringeva in mano la pistola e con l'altra gli prese il cellulare.

"Se vuoi ascoltare la storia, ti accontento, ma questo non ti serve pi, mon am" gli disse buttando il telefono lontano. "Oui, il mio vero nome  Vincent Murriel, ma come ben puoi immaginare, per avvicinarti dovevo per forza cambiarlo. Faceva parte del gioco. Tu e nessun altro dovevate scoprire la verit."

"Ma mia sorella lo avrebbe scoperto e cos l'avete portata via, giusto? Un momento, Saverio sapeva tutto dall'inizio?" domand furente senza curarsi della pistola. Il dubbio che anche il suo amico fosse coinvolto nel complotto lo indusse a chiederglielo. Il suo rapporto di amicizia con Chiara lo fece rabbrividire, ma mai quanto la risata di Alex.

"Absolument! Saverio non sa nulla di tutto questo. Ma come ti  venuto in mente?

L'ho conosciuto da poco ad una cena, la stessa dove ho conosciuto Chiara."

"Almeno quello!" pens strofinandosi la faccia. Intanto Alex continuava nel suo delirio.

"No, mon cher, Gladys non immaginava che stessi alla festa. Lei non mi ha neanche visto, ma s, sono stato io a narcotizzarla e a portarla via e ancora s, ho agito per conto di Sean Logan. So che per lei ha dei grandi progetti e molte aspettative. Ah, l'amour!" Rise ancora, infischiandosene di quanto potesse risultare odioso. Aveva anche voglia di scherzare, il maledetto, ma il buon umore non sarebbe durato a lungo.

"Che vuole da lei? Devi dirmelo" gli inve contro Damian, non riuscendo pi a sopportarlo. Ormai era fuori di s. Alex sollev un sopracciglio e il suo viso maledettamente bello assunse un'aria ancora pi arrogante.

"Questo dovresti chiederlo a monsieur Logan. Quello che posso dirti  che lei,
tra voi tre,  l'unica che non dovrebbe morire."

"Quindi anche Roscoe, oltre me,  nel tuo mirino. Solo perch  tornato?" Damian era sempre pi sconvolto. Tra tutte le fantasie questa era la pi assurda.
L'altro scosse la testa, sembrava addirittura rassegnato.

"Oh, mon dieu! Non sai quante volte ho provato a farlo fuori gi in Africa. Tuo fratello  un osso duro e tu sei fortunato, similaire. Non date mai soddisfazione a un povero killer!" Sbuff una risatina irritante.

"Ci sei tu dietro all'attentato alla miniera?" Damian lo guard esterrefatto; una fitta lo colp proprio al centro dello stomaco. Come aveva potuto fidarsi di quel folle?
Soltanto mezz'ora prima si erano rotolati insieme nel letto! Deglut amaro.

"Oh, oui,  opera mia come pure quello al cantiere. Solo che non sono stato fortunato. Merde!  ora di correre ai ripari, visto che sei qui." Sospir. "Avrei dovuto portarti fuori, magari a cena in un posto in campagna." Stava parlando di un omicidio con tanta naturalezza come se stesse leggendo un articolo di politica. In un'altra occasione, avrebbe anche potuto ammirare il suo sangue freddo, ma in quel momento aveva solo voglia di farlo a pezzi.

"Sei un tipo romantico, mio caro" riprese Alex. Ascoltarlo gli dette il voltastomaco. "Sarebbe bastato un bacio o anche un po' di sesso e poi ti avrei ucciso.
Ma visto che ormai sai tutto, posso farlo qui. I miei vicini non ci sono e la pistola ha il silenziatore. Ti far sparire come avevo predisposto, non c' problema. Poi penser a tuo fratello e voil, semplice come bere un po' d'acqua. Che peccato! Mi mancherai, mon cher." Alex prese la mira, fu un attimo.

Damian afferr il bicchiere che aveva posato sulla scrivania e lo scagli contro di lui. Lo colp in piena faccia, sorprendendolo. Approfittando del vantaggio ag tirandogli un pugno al plesso solare. L'altro url piegandosi in avanti. L'aria gli usc dai polmoni con uno sbuffo sonoro, simile a un grugnito. Almeno aveva smesso di ridere. Perse la pistola che Damian tent di raccogliere senza riuscirci purtroppo, perch l'uomo non glielo permise agguantandogli il polso. Damian allora si spost sbilanciandolo. Sbatt contro il divano che gli imped di cadere. Alex reag cercando di colpirlo a sua volta ma il pugno and a vuoto perch Damian lo anticip con una gomitata sull'avambraccio. L'italo-francese us l'altro braccio e lo colp in piena faccia. Il dolore gli annebbi la vista, lo scozzese barcoll sorpreso, si tocc il labbro: stava sanguinando.

"Questa me la paghi!" sibil rabbioso prima di buttarglisi addosso. I colpi si susseguirono veloci e pesanti. Ai pugni di uno corrispondevano quelli dell'altro. Non c'era pi nulla di civile tra di loro. Si muovevano come due tori inferociti nell'arena rovesciando sedie e rompendo lampade e bottiglie. La scrivania di rovere resistette sotto il peso di Damian, caduto male. Alex lo tenne fermo sul piano prendendolo per il collo. Strinse forte ostruendogli il passaggio dell'aria. Damian strabuzz gli occhi, stretto alle corde di un invisibile ring. Il fianco cominci a bruciare forte ma il dolore serv solo ad aumentare la sua smania omicida. Non riuscendo ad allentare la morsa, si mosse d'istinto e colp l'avversario con una testata, prendendolo in pieno volto.
Alex lo lasci per tamponarsi il naso. Sentirlo mentre si lamentava non affievol la sua ira. Damian raggiunse il ferma carte con la mano e si avvent sul bastardo, buttandolo a terra. L'impatto violento sul pavimento di marmo color crema ferm la rissa e i due si ritrovarono uno sopra all'altro, ma stavolta era Damian a condurre il gioco. La consapevolezza della pantomima condotta da Alex fino a quel momento gli infiamm il sangue nelle vene. Aveva di fronte l'uomo responsabile del rapimento di Gladys, qualsiasi cosa le fosse successo sarebbe stata da addebitare a quella feccia che teneva per le mani.

"Dov' mia sorella? Dimmelo dove Logan la tiene nascosta, gli grid in faccia con voce affannata. "DOVE?!" insistette minacciandolo con il pesante ferma carte.
Alex deglut un paio di volte.

"In Abruzzo, in montagna, sul Morrone." Damian aspett che gli desse l'esatto indirizzo quindi lo tramort colpendolo con violenza e chiam Matt. Quell'assurda battaglia era giunta al termine.

...
.
...

"Sono senza parole!" Saverio si congratul con se stesso, non avrebbe potuto essere pi convincente. Aveva ingoiato la rabbia sforzandosi di sembrare sorpreso non tanto di vedere Damian ferito, quanto piuttosto di constatare che fosse ancora vivo. Dopo aver superato il primo momento di shock, si era defilato, lasciando agli altri il compito di conoscere com'erano andati i fatti. Roscoe e Matt sembravano impazziti; le parole di Damian avevano dell'incredibile. I tagli e i lividi sul suo corpo dimostrarono a tutti quanto fosse stata dura per lui conoscere la verit.

Saverio non riusciva ancora a capacitarsi: come avesse fatto Damian ad averla vinta su Vincent Murriel, un killer fatto e finito, era ancora un mistero. Eppure il piano escogitato sembrava perfetto. Dannazione, Alex avrebbe dovuto spassarsela con lui per l'ultima volta, convincerlo ad uscire e ucciderlo. L'oscurit del posto prescelto fuori citt avrebbe contribuito a nascondere con facilit il delitto. Avrebbe poi avuto tutto il tempo per occultare il cadavere. Ci sarebbero voluti mesi prima che qualcuno scoprisse il delitto. Nel frattempo Alex sarebbe sparito per sempre lasciando a Murriel campo libero. La MMI doveva crescere di pari passo con la Mac Talbot Industries fino a fondersi con essa. Il pensiero di quanto avevano perso port Saverio sull'orlo della disperazione: con il socio fuori gioco e un altro fallimento, ci che lo preoccupava, adesso, era suo padre. La sua reazione lo avrebbe distrutto, ne era convinto, ma quello su cui doveva concentrarsi al momento era riuscire a capire come comportarsi. Alex non lo aveva tradito nonostante i colpi proibiti ricevuti che, vedendo le condizioni del biondino, dovevano essere stati abbastanza forti, e l'arresto

subito da parte della polizia.

Immerso nelle riflessioni, Saverio si accorse in ritardo di essere l'oggetto del discorso perso: dieci paia di occhi lo stavano infatti fissando.

"Scusate, pensavo a quello che ho sentito e che Alex o Murriel, non so come chiamarlo ora, ha combinato." Abbass la testa fingendosi affranto. In cuor suo soffriva, era vero, ma solo perch doveva ripartire da capo, un'altra volta e da solo.
Tir un lungo respiro, ad occhi chiusi prepar l'arringa finale, sicuro di riuscire a convincere gli altri della propria estraneit.

"Non riesco a credere di aver stretto amicizia con un assassino simile. Sono costernato e deluso, arrabbiato e offeso. Ma come  possibile, mi chiedo, ingannare tanta gente e cos a lungo. Spero mi crederete se vi dico che come voi cado dalle nuvole. Dio, ma come ho fatto a frequentarlo! Si  servito di me per avvicinarsi a voi.
Se solo potessi tornare indietro... E quello che mi dispiace di pi  aver coinvolto te, Chiara." Guard la donna desolato. Lei aveva terminato di medicare Damian insieme a Lorna.

"Non lo sapevi, non fartene una colpa" gli rispose. Alle sue spalle Roscoe non appariva tranquillo. Lo stava fissando duramente, ma con lui, fin dall'inizio, non aveva mai legato. Tuttavia gli serviva anche la sua fiducia per poter dire di averli tutti in pugno.

"Di questo parleremo poi. Il discorso non finisce qui" si affrett a dire. Sembrare il pi possibile addolorato era una carta vincente, e lo sapeva. "Ora per, penso sia meglio muoversi. Sappiamo dove Logan tiene vostra sorella. Non perdiamo altro tempo. Ho la macchina e conosco bene la zona.  il minimo che posso fare per

sentirmi utile e per farmi perdonare. Come voi non dimenticher facilmente questa brutta storia." Ce l'aveva fatta; nessuno pi lo stava giudicando. Al contrario, erano tutti presi a organizzarsi per la partenza.

Bene, Ottimo lavoro!

Non pot far altro che congratularsi con se stesso; non sospettavano di lui. Ora per rimaneva ancora una cosa da fare, la pi importante. Con il cellulare in mano si allontan dagli altri. Doveva avvertire l'amico poliziotto della loro decisione, aveva detto.

"Noi ci muoviamo tra poco per recarci sul luogo dove sembra tengano segregata la signora Mac Talbot.  questione di minuti. Ci vediamo l."

"Va bene, organizzo subito il trasferimento. La donna verr condotta dove sai" rispose subito il padre.

32. Abruzzo, Valle dei Preti.

La strada sconnessa si inerpicava verso la montagna. Il paesaggio, ancora immerso nell'oscurit, appariva minaccioso e pericoloso via via che ci si allontanava dalle luci del paese. Le probabilit di un incontro ravvicinato con un animale selvatico, infatti, non erano proprio da scartare, ma i fari abbaglianti e il rombo del motore costituivano per loro, al momento, l'unica protezione. Saverio era concentrato alla guida della Range Rover, conosceva bene la zona e aveva optato per il fuori

strada, pi adatto alle caratteristiche del viaggio. L'abitacolo pi spazioso si era rivelato l'ideale per far posto a tutti. Matt sedeva accanto a lui mentre Roscoe, Chiara e Damian occupavano i sedili posteriori. La tensione all'interno era cos forte che Damian temette per i finestrini: sarebbe bastata una parola pronunciata ad alta voce per ridurli in frantumi.

Con la coda dell'occhio osserv il detective. Matt aveva lo sguardo fisso sulla strada e la mascella tirata. Oscillava con il corpo avanti e indietro seguendo lo stesso ritmo delle mani sulle cosce. Damian sollev un sopracciglio; era preoccupato per il cognato, non aveva proferito parola da quando si erano messi in viaggio ed era rimasto nella stessa posizione per tre ore. Una statua di cera pronta a rianimarsi al momento opportuno. Dalla sua postura cap quanto fosse in ansia per Gladys. Il fatto che si trovasse nelle mani di Logan non gli dava pace, cos come a tutti loro. Damian cominci a tormentare l'elastico della coda, si sentiva responsabile del rapimento della sorella. Pur convinto che Alex avrebbe agito anche senza il suo coinvolgimento, il fatto di essersi invischiato in una storia con lui lo faceva sentire ancora pi colpevole. Il solo pensiero gli dava il voltastomaco.

"Siamo ancora lontani? Che diavolo di posto  questo?" chiese sporgendosi in avanti, non ne poteva pi di aspettare e la monotonia del paesaggio circostante acuiva il suo nervosismo.

"Non manca molto, ancora un quarto d'ora. Purtroppo questa  l'unica strada percorribile con un mezzo abbastanza grande come il nostro ma, come potete notare, non  asfaltata. Non posso procedere pi veloce di cos se non vogliamo rischiare di perdere tempo con la sostituzione di una gomma. E ancor peggio sarebbe se si

rompesse l'asse. Diventerebbe difficile per un carro attrezzi arrivare fin quass." La risposta di Saverio seppur ovvia, aument lo stato di agitazione.

"Cerca di fare il pi in fretta possibile."

"Non preoccupatevi, abbiamo solo un paio di curve ancora."

"Vieni spesso da queste parti?" La voce di Roscoe risuon dubbiosa. Damian not il modo strano in cui il fratello fissava Saverio. Tra i due non c'era affatto simpatia, lo ribadivano in ogni circostanza ed era solo per amore di Chiara se ancora si mostravano civili. Da quello che stava vedendo, Damian cap che la pazienza di Roscoe aveva appena raggiunto il livello pi basso. Se solo ci avesse messo un po' di impegno i suoi occhi gli avrebbero perforato la nuca.

"No, per la verit conosco la zona perch fa parte di un percorso montano che ho battuto tempo fa in una delle mie escursioni sugli Appennini. Mi piace molto la montagna e camminare riesce a rilassarmi." Saverio sorrise dallo specchietto retrovisore. "Ecco, il posto indicato  proprio questo." Ferm il fuori strada in mezzo al nulla. Tutti osservarono l'immensa pianura attraverso i vetri appannati. Nonostante fosse quasi l'alba, la temperatura era ancora piuttosto bassa. La temperatura doveva essere piuttosto bassa a quell'ora a ridosso dell'alba.

"E adesso?" Chiara cercava una risposta che nessuno poteva darle. Roscoe l'abbracci tenendola stretta al suo fianco e lei smise subito di tremare.

"Dovremmo..."

Matt scese dall'auto senza ascoltare il resto della frase. Infischiandosene degli altri cominci a correre verso la boscaglia e ben presto scomparve dalla loro vista.

"Io lo seguo, voi fate come volete." Damian apr lo sportello subito imitato da Roscoe.

"Aspettate, vengo anch'io" grid loro Chiara.

"Non provarci nemmeno. Tu resti qui con lui,  troppo pericoloso." Roscoe fu risoluto fregandosene delle proteste di Chiara e, dopo aver dato istruzioni a Saverio, raggiunse il resto del gruppo.

...
.
...
"Non lo sopporto quando fa il despota." Chiara sbatt lo sportello sbuffando. Era risalita in macchina dopo l'ordine perentorio di Roscoe. Da quando era tornato dall'Africa aveva trovato difficolt a comunicare con lui; in passato bastava parlare per convincerlo a cambiare idea, ma adesso era come se il suo Highlander erigesse un muro insormontabile in presenza delle difficolt. Quell'uomo non aveva fatto altro che trattarla come una bambola, non la lasciava mai e dopo il rapimento di Gladys aveva persino chiesto al fratello di diventare la sua ombra, neanche fosse incapace di cavarsela da sola. Chiara aveva lasciato correre per quieto vivere, ma non poteva permettere che una situazione del genere si protraesse a lungo. Ormai aveva deciso: una volta tornati a casa, gliele avrebbe cantate.
"Stavi per sposarlo, presumo conoscessi il suo carattere." L'intervento di

Saverio la riport indietro dai suoi pensieri.

"Cosa?" Batt le palpebre sorpresa dalla voce calma dell'uomo.

" solo preoccupato per te. Lo sono anch'io." Le sorrise con tenerezza. "Non sa

cosa trover dentro il casolare. Se questo Logan  cos pericoloso come lo avete fatto sembrare,  probabile che non sia solo.

"Ma Gladys potrebbe aver bisogno di me. Oh, mio Dio! Spero solo che stia bene." Chiara sospir e si copr il volto rabbrividendo. Angosciata per la cognata, aveva perso di vista la realt della situazione. Saverio aveva ragione, cos come Roscoe doveva ammetterlo, non c'era altro da fare che aspettare, sperando che l'attesa non perdurasse a lungo. "Ormai dovrebbero averla trovata. Perch non ci avvertono, allora?" Chiara aveva gli occhi fissi sulla boscaglia: le foglie verdi alla luce dell'alba brillavano come gemme e i raggi del sole, seppur timidi, rendevano il colore pi intenso. "Perch non chiamano?" Guard l'orologio per la seconda volta.
Restare seduta senza poter intervenire non era per nulla piacevole. Fece per alzare il polso sinistro di nuovo, ma la mano di Saverio le imped il movimento.

"Mantieni la calma. Sono sicuro che tra poco li vedremo spuntare da l, tutti e
quattro."

Di nuovo quel sorriso mite! Chiara annu e torn a guardare fuori dal finestrino.
Le sembr di scorgere qualcuno muoversi veloce in lontananza. Era un uomo con addosso un cappotto scuro e si avvicinava al sentiero che portava al casolare. Una volta raggiunto, lo vide fermarsi come se attendesse l'arrivo di qualcun altro. Quando volt la testa nella loro direzione, per istinto si abbass accucciandosi sul sedile. Che sciocca! si disse: da dove erano parcheggiati, nessuno avrebbe potuto individuarli.
Saverio sembrava aver pensato a tutto; il fuori strada, infatti, pur essendo lontano quel tanto da non essere notato, garantiva da quella posizione una perfetta visuale.

Pi osservava quell'uomo, pi Chiara sentiva di conoscerlo, peccato che non

fosse in grado di ricordare dove lo avesse visto. Prese il binocolo dallo zaino che Roscoe aveva lasciato sul sedile e torn a guardare. Qualcosa le illumin la mente, un ricordo nitido come un bagliore.

"Cavolo! Quello  l'ex senatore Sean Logan" esclam a voce alta. Era talmente agitata che cominci a dimenarsi sul sedile cambiando pi volte posizione. "Saverio, guarda anche tu." Pass il binocolo al suo compagno di viaggio. L'altro dette un'occhiata superficiale.

"Io non lo conosco, per se lo dici tu..." Le ripass l'oggetto. "Sei sicura?" Nel frattempo si era avvicinato per guardare meglio oltre il vetro. Lei annu sempre pi convinta.

"S,  lui. Me lo ricordo bene." Schiocc le dita della mano sinistra. "Non l'ho mai visto di persona, ma la sua faccia era su tutti i quotidiani scozzesi all'epoca dell'arresto della zia di Roscoe e dell'ex marito di Gladys..." Chiara rote la mano come per agevolare il flusso dei ricordi. "In quell'occasione era stato spiccato un mandato di cattura anche per lui. E adesso che facciamo?" Si volt preoccupata, era in ansia per la sorte degli altri. Di sicuro non era il solo a sorvegliare Gladys.

"Devo avvertirli!" Prese il cellulare. Le dita composero svelte il numero del cugino, ma se sperava di aver successo, dovette ricredersi subito: l non c'era segnale. Attu il piano "B" scendendo dalla macchina, intenzionata a correre verso il rifugio. Si ritrov Saverio al fianco, non si era accorta che l'aveva preceduta. Insieme riuscirono a muovere soltanto un paio di passi prima di sentire un colpo di pistola.

"Roscoe!" grid Chiara spaventata.

...
.
...

Matt dette un calcio ben assestato alla porta, bast quello per spalancarla. Il legno secco e sfibrato dell'anta cedettesotto il colpo , aprendosi e lasciando libero l'accesso.

"Fai attenzione!" Damian lo affianc, lui si volt senza rispondere. Anche se avesse voluto, non si sarebbe fermato neanche davanti ad un plotone di esecuzione. A un passo da Gladys, il desiderio di liberarla gridava a gran voce nella sua testa tanto da offuscare il suo proverbiale sangue freddo. Non c'era tempo per pensare, doveva agire in fretta, sapeva che lei lo stava aspettando e non poteva deluderla. Ma una volta all'interno, attese. Nessuno era accorso all'ingresso, la via era libera. Con la coda dell'occhio vide Roscoe avanzare claudicante. Aveva il viso contratto ma, nonostante il dolore per lo sforzo, procedeva senza pause. Matt non si preoccup di aspettarlo, sapeva che lo avrebbe fatto Damian, cos and avanti.

All'interno l'odore di muffa e di carne arrostita impregnava l'ambiente. Una graticola unta giaceva appoggiata a terra vicino al camino nel quale era rimasta ad ardere solo un po' di brace. L'istinto del detective si mise in moto: non ci volle molto a capire che chiunque fosse stato l, aveva abbandonato la casa da poco. L'ambiente, per, nonostante la presenza del fuoco, non era caldo. Gleason guard la finestra: dal vetro rotto si insinuava uno spiffero tagliente che rendeva la temperatura pi bassa all'interno che fuori. Damian entr per primo nella camera attigua. Lui lo segu mentre Roscoe chiudeva la fila. Tutti e tre compresero all'istante la verit. Una branda arrugginita era posta contro la parete dalla quale si estendevano catene simili a

braccia di ferro appoggiate su lenzuola sporche.

Di sangue.

"Dio santissimo!" Matt si abbass a raccogliere il brandello di stoffa che giaceva a terra. Inspir il profumo costoso e familiare che ancora impregnava la fibra del tessuto. Con rabbia strinse quel poco che rimaneva dell'abito da sera tra le dita, il pensiero che fosse successo qualcosa di orribile a Gladys fu pi doloroso e violento di un pugno alla tempia. Credette di impazzire. Con la voglia di spaccare tutto si rimise in piedi e cominci a girare per la stanza come una fiera ferita. Che cosa le avevano fatto? Si chiedeva, imprecando. Guardandosi attorno, cercava qualcosa da spaccare. Sollev l'unica sedia e la distrusse scagliandola con forza contro la parete scrostata, accanto alla finestra. Il gesto per non bast a calmarlo, voleva di pi. Se solo avesse avuto tra le mani il responsabile...

"Ma guarda un po' chi si rivede!" Qualcuno parl alle loro spalle. Il detective e gli altri si voltarono. Nessuno di loro aveva avvertito la sua presenza e ora Logan li stava sfidando con la sua aria da vincitore.

"Se lo avessi saputo, avrei almeno fatto pulire. C' stata una festa in questa stanza, ma ve ne sarete resi conto da soli..." Un ghigno malefico comparve sulla sua faccia. Era compiaciuto e si stava divertendo, il balordo.

"Lei dov'?" grid Matthew balzando in avanti per aggredirlo. "Se le hai fatto del male, giuro che quando verranno a prenderti, faranno fatica a riconoscerti." La minaccia non sort l'effetto sperato, Logan lo derise ancora di pi.

"Sei divertente, detective, devo ammetterlo. Arrivi qui con la scorta e credi di

mettermi paura. Ah, beata giovent!" Scosse la testa. Si port qualcosa al naso e lo annus. Dopo aver sospirato, torn a guardare Matt. "Quella donna ha davvero gusto, non trovi?" gli disse mostrandogli la mano. Gleason osserv il fazzoletto bianco; sulle prime non cap, poi not le macchioline cremisi. Il sangue gli si ghiacci all'istante nelle vene, neanche il calore della furia omicida riusc a scaldargli le viscere. Si mosse veloce ma l'altro indietreggi e con altrettanta rapidit sfil una beretta dalla tasca. Sempre sorridendo gliela punt contro. "Davvero credevi che ti stessi aspettando con le mani in mano? Pensi che sia stupido?  un errore gravissimo, detective. Ma veniamo alla cosa pi divertente, amici miei. Sono sfuggito alla cattura per due anni, significher pure qualcosa, che ne dite?" Logan mostrava sicurezza e neanche un briciolo di preoccupazione. Aveva il gioco in mano e poca voglia di affrettare la mossa successiva. Davvero astuto, niente da obiettare. Ma Matthew non aveva tutto il tempo del mondo e la sua pazienza si era esaurita gi da un pezzo; con la vita di Gladys in pericolo, non aveva senso aspettare oltre.

"Non mi interessa un cazzo di te e certamente non ci fai paura. Ho una gran voglia di toglierti dalla faccia quell'aria strafottente che ti ritrovi e lo far prima di quanto
credi."

"No no no..." lo schern l'ex senatore aggiustando la mira. "Non  cos che la salverai. Fate un altro passo e siete morti. Che ne sar della povera e indifesa Gladys
a quel punto?"

Matthew strinse i denti, Logan aveva ragione e in pi era armato. Non era quello il modo di comportarsi.

Rifletti, cazzo!

La posta in gioco era alta e la partita ancora aperta e delicata. Sarebbe bastata una mossa avventata per rovinare tutto. Era meglio cambiare tattica. D'altra parte, il compito di un bravo giocatore di poker era proprio quello di valutare sempre l'abilit dell'avversario, individuare il punto in mano e giocare d'astuzia. Solo cos poteva essere in grado di bluffare e vincere. Matt non poteva permettersi di sbagliare. Si concentr su Logan, fece appello a tutte le sue risorse ma mantenere la calma risult pi difficile del previsto.

"Dimmi solo dov' e sarai libero di andare via di qui prima che la polizia arrivi.
Io far finta di non averti mai incontrato."

"Ma sei impazzito?" Damian non era d'accordo. Lo sguardo torvo fu l'unica cosa che Matthew poteva concedergli in quel momento, doveva bastare. Se solo avesse potuto, sarebbe stato ben felice di spiegare il suo piano.

"Uhm, sembri convincente, sbirro. Quasi quasi ti credo."

"Dov' mia sorella, stronzo?" Roscoe ne aveva abbastanza, fece un passo in avanti e subito si ritrov sotto mira.

"Fossi in te non sfiderei ancora la fortuna, Mac Talbot. Prima o poi potrebbe voltarti le spalle" sogghign Logan. "La pistola  carica e io ho tanta voglia di farti
fuori."

" il sangue di mia sorella quello? Che le hai fatto?" L'intervento di Damian riusc ad attirare l'attenzione su di s e ad allontanarla dal fratello. L'ex senatore, infatti, abbass il braccio, ma quando annu fu svelto a rialzarlo contro Matthew che nel frattempo si era avvicinato.

"Muovete un altro passo e lei morir."

"Che le hai fatto, figlio di puttana!" gli grid contro il detective. Logan continu a sorridere, come se niente fosse. A Matt la cosa non piacque: la sua sicurezza nascondeva di certo qualcos'altro. Sper solo che non fosse tardi per saperlo.

"Gladys ha la lingua tagliente. Ho solo chiarito la mia posizione e nient'altro.
Non le  successo nulla che non volesse." Con una smorfia diabolica gett il suo asso, sicuro di essere in possesso della mano vincente. "Lei sa come accendere un uomo, i suoi gemiti languidi mi hanno ripagato dell'attesa. Quando la gattina ha smesso di graffiare, ha cominciato a fare le fusa." La risata risult ancor pi sgradevole delle sue parole. Matthew sent un fiotto di bile risalirgli in gola, era a un passo dal mandare a puttane i propositi di rimanere calmo. "Su, non prendertela a male. Gladys si  divertita ad aprire le gambe pi volte. Ah, che sbadato! Era legata, non poteva opporsi, ma le  piaciuto, te lo garantisco. Forse non l'hai soddisfatta abbastanza,
sbirro. Dovevi sentirla come mi implorava..."

"Schifoso bastardo! Ti far a pezzi." Ne aveva avuto abbastanza.
Infischiandosene della pistola, Matt part a testa bassa come un toro contro il drappo rosso. Logan indietreggi, pronto a svignarsela.

"Se non mi vedono tornare entro mezz'ora, lei morir. Questi sono i miei ordini.
Tu non la rivedrai mai pi" gli url contro. La ritirata si arrest all'istante e il tentativo di fuga fu rintuzzato dalla presenza di Roscoe sulla porta. "Spostati, Mac Talbot!" gli intim senza successo. Era chiuso in trappola e, per come la vedeva Matthew, non sarebbe andato da nessuna parte, lui lo avrebbe fermato anche a costo della vita. Il fatto che impugnasse un'arma non lo preoccupava pi, ormai aveva

sentito abbastanza. Preg solo che non fosse vero, in caso contrario neanche Dio in persona gli avrebbe impedito di fare giustizia. Con la coda dell'occhio vide Damian sollevare quello che restava di una lampada e cap. Gli bast uno sguardo. Tutto accadde in un secondo: Logan, colpito al polso, fu costretto ad abbassare il braccio. E sebbene non avesse perduto la pistola, non riusc a salvarsi dalla furia selvaggia che si abbatt su di lui. Il detective gli rovin addosso trascinandolo con s a terra. La lotta divenne subito violenta ma il risultato rimase in bilico fino all'ultimo. Matthew si rese subito conto che di fronte aveva un avversario di tutto rispetto e nonostante l'et, l'ex senatore appariva forte e preparato. Tuttavia la sua rabbia era la marcia in pi e lo port ben presto a prendere il sopravvento e quando il colpo part, tutto si concluse.

...
.
...

Saverio corse all'interno del rifugio. Sul pavimento della seconda stanza suo padre giaceva a terra immobile e sulla sua camicia una macchia rossa continuava ad allargare i propri contorni. Damian aveva appena controllato la giugulare e dalla sua espressione non c'erano pi dubbi: Logan era morto. Deglut amaro.

"Cos' successo?" chiese con voce atona. Vide il detective inginocchiato a terra: aveva il fiato grosso, lo sguardo perso nel vuoto, e in mano stringeva ancora la pistola.

"Oh, Santo Cielo!" Il grido di Chiara lo scosse. Roscoe le and incontro per rincuorarla. Tenendola stretta in un abbraccio, la condusse fuori contro la sua volont.
Non c'era pi nulla da fare l dentro.

Tocc a Damian rispondere, al momento sembrava il pi lucido. "Ci ha puntato la
pistola contro e Matt ha cercato di disarmarlo."

"Dov' Gladys? Vi ha detto dove l'ha portata?" Non riusciva a togliere gli occhi dal cadavere del padre ma doveva capire quanto avesse rivelato del suo piano.

"Purtroppo no. Per lei temiamo il peggio" sospir l'altro. Lo guard, era davvero preoccupato. Le rughe intorno agli occhi erano marcate e non solo per la stanchezza.

"Perch?"

"Ha detto che se non fosse tornato entro mezz'ora, gli altri sapevano cosa fare e
per mia sorella non ci sarebbe stato scampo."

Il grido di disperazione di Matthew li sorprese tutti. Era distrutto e la consapevolezza di aver condannato a morte la sua donna lo stava dilaniando. Saverio conosceva la verit, suo padre non avrebbe mai lasciato che succedesse niente di male a Gladys. Non sarebbe morta per mano loro, di questo era conscio, ma si guard bene dal dirlo. Per come la vedeva, la morte di Logan poteva benissimo valere qualche sofferenza in pi. Una magra consolazione, pens, ma era meglio di niente.

Il suono delle sirene squarci il silenzio della montagna: la polizia stava arrivando. Damian si preoccup del cognato ancora sotto shock. Nello stato in cui si trovava, non era certo in grado di rispondere alle domande cui sarebbe stato sottoposto. L'aria fresca del mattino, pur risvegliandolo dal torpore che lo aveva invaso, non avrebbe diminuito i problemi che per il detective erano solo all'inizio.

Rimasto solo nella stanza, Saverio not la branda e le catene per la prima volta da quando era entrato. Rabbrivid al pensiero di cosa fosse successo alla donna.

Conosceva suo padre e sapeva quanto fosse smisurata la sua sete di vendetta. Pur di perseguire il suo scopo sarebbe ricorso ad ogni mezzo. Ricord quando, fuggito dalla Scozia per evitare la galera, Logan era arrivato in Italia in cerca di aiuto. Lui non gliel'aveva negata, da molto tempo aspettava di essere considerato come un figlio e cos, quando gli si era presentata l'occasione, non si era tirato indietro. Grazie alle proprie conoscenze era riuscito a far perdere le tracce del padre e in poco tempo di Logan erano rimaste solo le foto segnaletiche. Come era strano guardare quel corpo inerme disteso sul pavimento sporco. Dell'uomo vendicativo era rimasto ben poco.
Uno strano senso di abbandono s'insinu nel suo cuore raffreddandolo, era rimasto di nuovo solo e senza guida. Non che ne avesse bisogno, tuttavia la presenza di quell'uomo aveva colmato il vuoto della sua esistenza.

Le voci dei poliziotti si fecero pi forti e il rumore dei passi annunci che alcuni di loro erano entrati in casa. Non c'era pi tempo per i ricordi n per le debolezze.
Saverio aveva avuto il suo momento di riflessione ed era ormai pronto per tornare quello di sempre.

"Non tocchi niente, mi raccomando." Il commissario lo invit ad uscire e a lasciare campo libero agli addetti ai lavori. Con un cenno della testa si ritir. Non c'era pi nulla da fare l dentro. Una volta raggiunti gli altri tutto sembr essere tornato come prima e all'amarezza si sostitu il desiderio di continuare ci che era stato stabilito.
Raccolse il testimone della sfida e in cuor suo promise di non fallire. Se era la vendetta ci che voleva suo padre, lui l'avrebbe conseguita. Convinto pi che mai di essere nel giusto e presa coscienza della propria forza, sal in macchina pronto a riprendere il gioco da dove era stato interrotto. In fondo nulla era compromesso. E

anche se aveva perduto un pezzo fondamentale sulla scacchiera, la partita non era ancora terminata. Il re non c'era pi, ma la regina s, ed era pronta a scendere in campo.

33. Blantyre.

Damian entr in sala in tutta fretta, aveva il cuore in tumulto. Punt suo fratello, fermo davanti all'enorme finestra. Non trovandolo nella sua stanza, aveva chiesto alla cameriera, la quale per non seppe dargli una risposta. Da quando erano tornati dall'Italia sembrava che tutti si evitassero di proposito, ognuno passava la maggior parte del tempo nelle proprie camere o fuori da quella casa maledetta. Dopo quindici giorni dall'incursione nel rifugio in montagna e la morte di Logan, la polizia brancolava ancora nel buio e di Gladys non v'era pi alcuna traccia, come se fosse svanita nel nulla o anche peggio. Il silenzio non rassicurava ma costituiva l'unica difesa contro la paura. Nessuno di loro lo avrebbe mai dichiarato ma per tutti era chiaro che le fosse accaduto qualcosa di terribile.

Roscoe si volt. I due si fissarono a lungo, ognuno cercando nell'altro la forza per andare avanti e per continuare a sperare o, forse, per ribadire di essere ancora loro gli unici superstiti di una famiglia disgraziata ma tenace.

"Ho saputo che Chiara non  stata bene stamattina. Dov' ora?" Damian era davvero preoccupato. La cognata aveva accusato malori dopo il viaggio in Abruzzo e non si era ancora rimessa da quella che era sembrata a tutti una leggera influenza. Ma il terrore nello sguardo del fratello lo convinse ancora una volta che i guai per la loro famiglia non erano terminati. Roscoe sospir e un'imprecazione gli sfugg dalla

bocca. Strinse il bastone con forza disperata e il legno scricchiol sotto il suo peso.

" fuori da oggi pomeriggio, pensavo fossi con lei."

"Avrei voluto e mi sono anche proposto, ma non me lo ha permesso. Speravo che fosse tornata, invece, a quanto pare, non  cos. Sei preoccupato? Se ha la forza di andare in giro per commissioni, vuol dire che poi non  cos grave."

Damian vers due dita di scotch nei bicchieri, in certi momenti l'alcol si rivelava un toccasana per gli animi. "Non l'hai chiamata?" Gli porse il whiskey, e l'occhiataccia che ricevette di rimando fu pi eloquente di qualsiasi risposta.
Conosceva bene il fratello e sapeva quanto l'attesa lo stesse snervando. La sera prima Chiara aveva espresso la propria idea in modo molto chiaro: voleva andare da sola in citt. Guardandosi bene dal fornire spiegazioni esaurienti, aveva mandato in tilt la pazienza di Roscoe. Inoltre, le risposte vaghe alle sue domande avevano avuto l'effetto di farlo incazzare al punto da indurlo a lasciare la tavola prima della fine della cena. Da come stava stringendo il bicchiere, Damian comprese che il fratello non era riuscito a convincerla neanche durante la notte. In altre occasioni la vicenda sarebbe risultata comica: da quel che ricordava, non era semplice per nessuno tener testa a Roscoe e riuscire a spuntarla, men che meno dopo il suo ritorno dalla Sierra Leone. Se prima infatti poteva risultare caparbio, nell'ultimo periodo appariva molto pi ostinato. D'altro canto il rapimento di Gladys e la mancanza di notizie dopo la morte di Sean Logan, li avevano resi tutti pi nervosi e meno inclini al sorriso.
Tornare in Scozia non era stata una decisione facile da prendere, ma non potevano lasciare solo Matt.

Gleason era stato ascoltato dal commissario in Italia e, grazie alle testimonianze

dei cognati, rispedito a Blantyre per rispondere del proprio operato al distretto di competenza. Ai superiori non era piaciuta la sua insubordinazione e, anche se ritenevano pi che giustificabili le motivazioni del suo comportamento, avevano aperto un procedimento disciplinare a suo carico. La legge parlava chiaro e Matt lo sapeva bene. Costretto a consegnare il distintivo e la pistola, il detective si era messo a disposizione delle autorit. Il processo era previsto per la settimana successiva, un pro forma di sicuro, ma purtroppo necessario. Matt conosceva bene quali sarebbero state le conseguenze ed era pronto a tutto, anche a lasciare la polizia.

"Chiamarla? Dico, mi prendi per il culo?" Roscoe scosse la testa ingurgitando il whiskey tutto d'un fiato. "Certo che l'ho fatto e pi di una volta. Non risponde, ecco tutto!" Fin il discorso inanellando una serie di imprecazioni tra un bicchiere e l'altro.

Damian lo lasci fare. Si inginocchi di fronte al camino; il fuoco aveva perso molto della sua vitalit e le fiamme, via via, si stavano spegnendo cos come la speranza di riavere indietro ci che rimaneva della famiglia.

Prese un ciocco di quercia di media grandezza e lo depose accanto ai resti bruciati di quello precedente. Attizz la brace e attese il ritorno prepotente della fiamma. Quando Matt entr, gli and incontro. "Era ora! Finalmente ti fai rivedere.  successo qualcosa?" gli chiese fermandosi ad un passo da lui appena lo vide sollevare la testa. Era irriconoscibile. Da quanti giorni non dormiva? Con le rughe accentuate intorno agli occhi e la barba lunga, sembrava invecchiato di dieci anni.
Inoltre, da come gli cadevano i vestiti, doveva aver perso qualche chilo.

Matt fece cenno di no e accett il whiskey che gli veniva offerto. "Non ce la faccio a stare con le mani in mano, quindi ho preso una decisione e che mi sparino

pure, se vogliono fermarmi."

Roscoe pos il bicchiere. "Sai che non puoi muoverti, non vorrai fare il cazzone
proprio adesso, vero?"

"Me ne frego! Mi rifiuto di credere che tua sorella sia morta. No, non pu essere.
Sono sicuro che sia dispersa chiss dove e voglio trovarla. Non avr pace se almeno non ci provo. Quindi, fammi il favore di non rompere i coglioni su ci che posso o non posso fare e come devo muovermi. Voglio trovarla, cazzo! Vuoi forse farmi credere che non ti interessa?" Quando si accorse di aver alzato un po' troppo la voce, agit la mano quasi a chiedere scusa. Roscoe fece un passo in avanti.

"Partirei anche ora, se sapessi dove cercarla." Gli mise la mano sulla spalla, un gesto fraterno, il primo da quando lo conosceva. Poteva immaginare il suo dolore, era lo stesso per lui. "Ma capisco anche che non sarebbe saggio sfidare le autorit. Lo
dico per te."

"Inoltre, aspettiamo notizie dall'Italia." Dopo aver pronunciato quelle parole, Damian si rivolse al fratello che lo stava fissando. Il suo viso era pi trasparente del vetro delle finestre del salone. "Chiara ha sentito Saverio due giorni fa, non ricordi?
Ha assicurato che avrebbe parlato con il suo amico e se ci fossero state delle novit, ci avrebbe avvertito all'istante. Lo so, non  molto ma, al punto in cui siamo, direi che non ci resta che attendere. Non abbiamo alternative." Roscoe imprec un'altra volta.
Saverio non gli piaceva e, per quanto si stesse prodigando per aiutarli, non era abbastanza per risultare meno odioso ai suoi occhi. Il fatto poi che non perdesse occasione di ronzare attorno alla sua donna, non deponeva certo a suo favore.

"Ad ogni modo, se ci saranno o no notizie, ho intenzione di ripartire alla volta

dell'Italia, appena dopo la sentenza della settimana prossima. Che farete, verrete con me?"
I due fratelli si scambiarono un'occhiata d'intesa prima di annuire decisi.
"S, ma stavolta Chiara rimarr qui" sentenzi Roscoe scuro in volto.
"Te lo puoi scordare, mio caro. Non ti lascer andare via da solo, non pi ormai."
Tutti e tre si voltarono ma fu solo Roscoe a tirare un sospiro di sollievo. Chiara era tornata e con lei anche Brian fece il suo ingresso nel salone. Damian trattenne il fiato, non lo vedeva da una settimana e, pur sperandolo, non si aspettava certo di incontrarlo cos presto. Da quando era tornato da Roma si erano incontrati solo una volta al "The Castle"; l'amico aveva chiamato quasi tutti i giorni in cerca di notizie e Rudolph aveva riportato i messaggi lasciati per lui. Damian non gli portava pi rancore ma neanche si sentiva pronto a riprendere il discorso interrotto. In cuor suo lo amava ancora. Come poteva non farlo? Nutriva un sentimento profondo che non poteva n doveva essere messo in discussione. Non riusciva per a perdonare se stesso, perch il vero tradimento, alla fine, lo aveva compiuto lui buttandosi tra le braccia di un assassino. Il morso della vergogna gli addent con forza lo stomaco e la ferita invisibile cominci a sanguinare appena lo vide avanzare. Damian lo salut ma si concentr sulla cognata, aveva un non so che di strano e tutta l'aria di non voler fornire spiegazioni tanto facilmente. Infatti Chiara lo super assieme al cugino, impaziente di raggiungere il proprio compagno. Lo abbracci costringendolo a piegarsi in avanti e, prima che Roscoe potesse cominciare l'interrogatorio, gli stamp un bacio sulla bocca, uno di quelli cui nessun uomo avrebbe potuto resistere. E lo ebbe in pugno.
Damian finalmente si lasci andare ad un sorriso; la piccola italiana si era dimostrata ancora una volta la panacea per tutti i malesseri psicologici del fratello.
L'ombra che gli oscurava lo sguardo fino a un momento prima era sparita e al suo posto brillava una luce inequivocabile e forte.
"Dove sei..."

Chiara gli pos un dito sulle labbra. "Vieni con me,  arrivato il momento di chiarire le cose." Roscoe fece per protestare, troppo orgoglioso per lasciarsi domare con facilit. La frusta immaginaria in mano a Chiara schiocc, facendolo tacere. "Ti ho detto di venire con me. Saprai tutto." Lo prese per mano e lo strascin fuori.
"Che  successo a mia cugina? Sai qualcosa?" Matt indic l'ingresso della sala, per un attimo dimentico dei suoi problemi.
"Chiara  passata da me oggi pomeriggio. Abbiamo parlato un po' ed era affamata. Le ho preparato un tramezzino e le ho offerto una coca." Brian accarezz il pizzetto fresco di rasatura. "Ero in cucina e quando sono tornato, l'ho vista diventare pallida all'improvviso. Ammetto di essermi spaventato; si teneva ancorata con una mano al bancone. Ho subito chiamato il mio amico medico."
"Cosa? Perch non mi hai avvertito?" Matt era saltato su come una molla.
"Abbiamo aspettato l'esito della visita. Dovevamo pur conoscere il problema prima di parlarne. Mi ha pregato di non chiamarvi fintanto che non eravamo sicuri che ci fosse davvero qualcosa."
"E...?" Damian lo incalz, preoccupato. Roscoe non avrebbe retto all'ennesima batosta, ne aveva sopportate gi abbastanza.
Un urlo improvviso seguito da una risata fragorosa proveniente dall'ingresso interruppe i discorsi. Damian accorse con Matthew mentre Brian li seguiva sghignazzando. Che cosa nascondevano quei due? Qualunque cosa fosse, aveva avuto il potere di squarciare la cappa di tensione troppo spessa che pareva non voler lasciare casa Mac Talbot. Avevano pianto abbastanza e un po' di allegria non poteva far altro che bene.
"Mettimi gi, Ros o mi farai cadere." La voce di Chiara era un'ottava pi alta del normale. Damian la vide abbarbicata al suo uomo che la portava in braccio come una ragazzina. Suo fratello volava sulle scale ed ogni passo era accompagnato da un gridolino pi o meno alto di Chiara.
"Non essere sciocca, credi davvero che vi farei del male? Piccola, non scherzare."
"Aspettate un momento voi due, hai detto "vi farei del male"? A chi?" Matthew sollev il sopracciglio perplesso. "Vi decidete a parlare o dobbiamo indovinare?"
Damian inspir il profumo del dopobarba di Brian; interessato al discorso, non si era accorto di averlo alle spalle. Sentire il suo odore bast perch ogni cellula del corpo vibrasse. Se solo fossero stati soli, lo avrebbe attirato a s per leccare la sua pelle. L'immagine del corpo nudo steso sul letto, lo sconvolse pi del solo fatto di averlo pensato. Al punto in cui si trovavano, il sesso rappresentava l'ultima cosa da affrontare. Per primo avrebbero dovuto parlare a lungo, peccato che non fosse quello il momento. C'erano altre priorit di cui occuparsi.  ci che stava accadendo a Chiara ne era la prova.
Damian si mosse allontanandosi dalla sua pi grande tentazione e raggiunse il gemello. Basta, l'attesa era durata fin troppo! "Avanti Ros, cos' che ti ha fatto
cambiare umore? Non ti ho mai visto cos felice."
Roscoe e Chiara si scambiarono un'occhiata d'intesa rimanendo per in silenzio.
La tortura per gli altri non accennava a diminuire. Entrambi respirarono a fondo nello stesso momento. Era evidente che qualunque cosa fosse ci che avevano da dire, non sarebbe stata di poco conto. Arrivati alla base della scala, Roscoe aiut Chiara a mettersi in piedi davanti a lui. Il modo in cui le cinse la vita con le braccia aveva un non so che di possessivo ed era tenero allo stesso tempo. Chiara guard tutti e tre, a quanto pare le piaceva tenerli sulla corda con il fiato in sospeso. Era deliziosa, avvinghiata e protetta tra le braccia di Roscoe. Tuttavia quel sorrisetto malandrino sulla faccia la rendeva pi simile ad una streghetta dispettosa. Era chiaro che non avesse alcuna fretta di rivelare l'arcano.
"Glielo dici tu, Ros?"
E si stava anche prendendo gioco di loro!
"No, tesoro.  compito tuo. Ma li stai osservando? Sono tutti e due in ansia. Sicura che vuoi proprio metterli al corrente della notizia? Non ti viene voglia di lasciarli liberi di immaginare...?"
"Sei uno stronzo, Roscoe!" proruppe Matt ormai stufo di aspettare. "Parlate o..."
"Aspetto un bambino!"
Le tre parole rimbombarono nell'ingresso con un frastuono molto simile ad una violenta deflagrazione. Poi il silenzio fu inevitabile ma dur giusto il tempo necessario affinch si incassasse il contraccolpo.
"Porca troia! Ma  una notizia fantastica!" Il cugino fu il primo a congratularsi, quasi la sradic dalla presa di Roscoe. Aveva proprio bisogno di abbracciarla. "Sono davvero felice per te. E ora come stai? Il bimbo...  tutto a posto?" Parlava a raffica, chiedeva, voleva informarsi e annuiva ad ogni risposta. Dopo tanti giorni riusc anche a sorridere.
"S certo.  ancora presto per un'ecografia ma tra un mese mi sottoporr all'esame, qui o a Roma."
Damian osserv il fratello: lo sguardo fiero lo inorgogl. Gli sorrise emozionato abbracciandolo. "Sono contento, Ros. Sai cosa vuol dire questo?"
"Che forse sta cambiando il vento?" rispose Roscoe visibilmente sollevato.
"Gi. Dopo tanto dolore non poteva non esserci che una gioia cos grande per tutti noi. Congratulazioni."
"Una notizia del genere non pu non essere festeggiata." Brian arriv trascinando il carrello che Rudolph aveva fatto preparare in cucina. Riempiti i flte con lo champagne, li offr agli uomini, mentre Chiara dovette accontentarsi di una spremuta d'arancia. "Coraggio, brindiamo!" Avevano appena levato i calici quando la mano di Roscoe cal pesante sulla sua spalla.
"Tu lo hai saputo prima di me." Il tono risuon duro e il sorriso scomparve sulle facce dei presenti.
"Ros, per favore! Lo sbaglio  stato il mio. Non ho potuto trattenermi. Non devi prendertela con lui." Chiara accorse per difendere Brian. Da come si stava comportando, sembrava proprio che Roscoe non avesse digerito la cosa e conoscendolo, avrebbe potuto anche scatenare un putiferio. Nessuno di loro se la sentiva di rischiare, cos sia Damian che Matt si mossero per intervenire all'occorrenza.
"Aspetta un momento, amico. Ero con lei, ricordi?" Si giustific Brian. "E il medico, dopo averla visitata e credendo che fossi io il padre, mi ha messo al corrente delle sue condizioni. Se proprio vuoi spaccare la faccia a qualcuno, ti suggerisco di andare da lui."
"Sai che vuol dire questo?" Il volto di Ros non prometteva niente di buono.
"Avanti, non vorrai davvero prendertela con me?"
"Roscoe, non essere sciocco." Chiara cominci a preoccuparsi ma quando lui le sorrise, tir un respiro di sollievo e cap che non c'era nulla di cui allarmarsi.
"Non lo sono, mia cara. Lasciami finire." Torn a rivolgersi a Brian. "Voglio solo ringraziarti, amico. Ti sei preso cura di lei, non lo dimenticher." Gli strinse la mano quasi commosso. Diamine, di Roscoe si poteva dire tutto, ma in pochi conoscevano la sua bont d'animo. Damian sapeva quanto fosse felice, glielo leggeva in faccia ora che lo vedeva specchiarsi negli occhi di Chiara, ed era contento.
Soltanto un paio d'anni prima, ricord, al solo pensiero di diventare padre, suo fratello aveva reagito come se fosse stato scottato con dell'olio bollente. La clausola del testamento del vecchio Arthur parlava chiaro: Roscoe sarebbe entrato in possesso dell'eredit solo dopo aver procreato. Come dimenticare la sua reazione di fronte all'ennesima assurda manipolazione di un genitore il cui affetto si era sempre basato sulla formalit. Non c'era spazio per l'amore o per un gesto paterno. No, al vecchio non interessava vincere il premio del pap dell'anno, ci che premeva era soltanto mantenere il nome della famiglia lontano dagli scandali. Tutti e tre i figli lo sapevano bene e avevano provato sulla propria pelle cosa volesse dire non rispettare la volont del padre.
"Ehi, zietto, non sei contento?" Brian interruppe il flusso di quei pensieri.
Damian in cuor suo gliene fu grato.
"Non sai quanto. Soprattutto per lui. Almeno per qualcuno il destino sembra aver cambiato rotta." Incroci il suo sguardo, entrambi vedevano la stessa cosa. "Perch no?" si chiese Damian. Stufo di scappare e di evitare il problema, pens che forse era arrivato il momento di capire cosa fosse rimasto della loro relazione. Per quanto avesse fatto di tutto per evitarlo, era consapevole che i sentimenti che nutriva per lui non potevano scomparire facilmente n tanto meno cambiare cos in fretta. E a quanto pareva, anche per Brian era la stessa cosa. Si schiar la voce, era pronto a riprovarci.
"Dovremmo parlare, io..." Il suono del cellulare interruppe quello che avrebbe potuto essere un nuovo inizio, maledizione! Con un sospiro esasperato, rispose alla chiamata.
"Ciao, Damian. Spero di non disturbare. Ho provato a chiamare Chiara ma il suo telefono risulta spento." La voce di Saverio lo riport alla realt e il pensiero di Gladys irruppe, di nuovo, prepotente nella sua mente, annientando il resto. Lo stato di grazia di un attimo prima e il desiderio di voler dare ossigeno al suo cuore agonizzante svanirono come la foschia mattutina sotto i raggi del sole.
"Ciao,  probabile che sia cos. Comunque lei  qui. Vuoi parlarle?"
"Posso dire a te, riguarda tua sorella." Damian chiuse gli occhi, non era pronto al peggio, non lo sarebbe mai stato.
"Dimmi che l'hanno trovata... viva" disse con un filo di voce. Fece cenno a Matt e agli altri di avvicinarsi per ascoltare. Tutti capirono di cosa si trattasse senza bisogno di parole.
...
.
...
"Ancora no, ma succeder presto. Lo spero con tutto il cuore, credimi." Saverio si trovava nel proprio studio, comodamente seduto sulla poltrona di pelle nera di fronte alla libreria di legno intarsiato. Giocherellava con il tagliacarte di onice puntandolo di tanto in tanto sul bracciolo. Per un attimo aveva ascoltato dei rumori, gli sembr un vociare intenso. Era probabile che Damian non fosse solo, anzi lo sper. Le parole che ascolt glielo confermarono.
"Sono Matt. Hai novit? Sanno dov' Gladys? Parla, per Dio! Che cazzo hanno
trovato?"
L'uomo si appoggi allo schienale, attese ancora prima di metterli al corrente degli sviluppi delle indagini. "Il mio amico mi ha riferito che la polizia sta seguendo una pista. A quanto pare, per, i rapitori hanno lasciato l'Abruzzo. Non c' da preoccuparsi, sembra infatti che siano rimasti in Italia.  stato arrestato un complice di Logan, forse colui che l'aveva aiutato in montagna. So che lo hanno interrogato e nient'altro." L'imprecazione dall'altro lato lo interruppe, ma per poco. "Ad ogni modo, la polizia ha intensificato le ricerche qui nel Lazio. Appena sapr altro, ve lo comunicher."
"Parto subito." incalz Matthew, ma Saverio lo blocc.
"No, aspetta. Se lo facessi, rallenteresti le indagini. La notizia del tuo rinvio a giudizio, per quanto rappresenti una formalit,  giunta alle orecchie del commissario.
Se solo ti avvicinassi, rischieresti molto. Non puoi partire e lo sai anche tu."
"Credi che me ne freghi? Nessuno pu impedirmi di muovermi per mio conto. Quei figli di puttana pensano di avermi legato le mani ma non  cos. Dovranno arrestarmi per fermarmi."
"Ascoltami, invece, Matt. Parlo sul serio: domani di sicuro avr notizie ulteriori.
Andr in commissariato e ti riferir tutto ci che riuscir a sapere. Dopo decideremo sul da farsi; far in modo che tu possa entrare nel paese senza problemi, sai che ho le conoscenze giuste. Per il momento per, rimani calmo. Siamo intesi?" Saverio rimase in ascolto, poteva immaginare cosa stesse passando per la testa di Gleason e degli altri, ma sapevano anche che la sua offerta era l'unica valida e lo avrebbero accettato. Infatti, quando Matthew gli rispose, ne ebbe la conferma.
"Va bene, aspetto ma non per molto. Tempo due giorni e poi arrivo."
"Perfetto, siamo d'accordo. Vi terr informati." Chiuse la chiamata. Si spost dalla parte opposta con la poltrona girevole e sorrise. Fece cenno al suo tirapiedi di togliere il bavaglio a Gladys. La donna sedeva sul divano dello studio, aveva ascoltato tutto. Saverio si alz e le si avvicin. Lei stava piangendo, cos le pass il fazzoletto.
"So cosa vuol dire ascoltare la voce del proprio amato e non potergli dire che ci sei. Povera Gladys, non ti facevo cos debole." Le accarezz la guancia e quando lei fece per tirarsi indietro, l'afferr per il mento impedendole di voltarsi. "Non ti ho dato il permesso di allontanarti da me!" disse aspro, continuando a strattonarla.
Gladys per non url n disse altro, lo sfid con quegli occhi fieri. Nonostante ci che aveva passato sotto le grinfie del padre, era ancora combattiva e pronta a vendere cara la pelle. Ma non per molto. Saverio allent la presa e la lasci andare. Le sorrise, sicuro com'era di avere la partita in mano. Sent la serratura della porta scattare e si fece da parte. Non vedeva l'ora di godersi lo spettacolo; ci che aveva preparato per lei l'avrebbe di sicuro sconvolta, e lo sarebbe stata ancor di pi dopo aver ascoltato il suo piano.
Torn alla sua poltrona pronto a godersi lo spettacolo. Era meglio di quanto potesse aspettarsi: l'espressione stupita sul volto di Gladys lo ripag dell'attesa. La vide sbiancare quando si rese conto di chi aveva di fronte.
"Tu?" Trov la voce finalmente. Era sconvolta. "Che ci fai qui? Pensavo fossi morta."
La risata calda della donna risuon sinistra. "Mia cara, quanto tempo!" Si avvicin per osservarla meglio. Le tocc i capelli, accarezzandoli. Che quadretto commovente!
"Povera piccola, come sei ridotta. Se tua madre ti vedesse cos, le si spezzerebbe il cuore. Sono viva come vedi."
"Allora sei coinvolta anche tu in questa storia? Sei sua complice? Come puoi farmi questo..." Gladys si agit, di certo non gradiva il tocco di quelle mani. Saverio la guard divertita. "Che cosa far quando conoscer tutta la verit?" si chiese aggiustandosi la manica della giacca. Non vedeva l'ora di scoprirlo. Per il momento, meglio mettersi comodi. Si sedette meglio e, sollevati i piedi sulla scrivania, trov la posizione giusta per non perdere neanche una battuta.
"Dimmelo!" grid Gladys distrutta. L'altra prese una sigaretta dalla scatola sul tavolinetto, Saverio le offr da accendere. Tir una lunga e intensa boccata, senza fretta.
"Smettila di frignare! Sei una Mac Talbot, santo Cielo! Sono qui per portarti a casa."
"Cosa? Quando?" Gladys aveva ricominciato a piangere, non faceva altro da tre settimane ormai. La donna le sorrise.
"Tra qualche giorno. Dammi il tempo di organizzare il viaggio e torneremo tutte e due a Blantyre. Dio,  una vita che manco dalla Scozia!" Il sospiro profondo fece da contraltare ai singhiozzi infiniti della prigioniera. Saverio guard la donna estasiato. Lei si volt, sollev il sopracciglio ben definito e sorridendo afferr la maniglia.
"Aspetta! Dove vai? Hai detto che mi avresti portato a casa!" grid Gladys allo stremo delle forze. Lei si ferm, allung la mano verso Saverio che subito la prese e senza degnarla di uno sguardo si apprest ad uscire.
"Ci tornerai, ma il prezzo da pagare sar molto alto."
La porta si richiuse alle loro spalle.
...
Fine.